Quote by Virginia e le porte girevoli tricolore

A tutti voi che mi avete fatto sentire il vostro supporto ed a tutti quanti mi hanno seguito in questi due anni di basket a Virginia, devo con rammarico informarvi che ho preso la decisione di fermarmi per quest’anno. Ho passato due anni incredibili, ricchi di soddisfazioni uniche, ma ora sento la necessità di focalizzarmi maggiormente sul proseguo dei miei studi universitari e sulla musica, che finora ho dovuto inevitabilmente sacrificare per dedicarmi quasi esclusivamente al basket. Non ho abbastanza parole per esprimere la mia grande gratitudine e riconoscenza a coach Bennett, a tutti i membri dello staff tecnico e medico di Virginia e naturalmente a tutti i miei compagni di squadra che mi sono sempre stati vicino ed aiutato e a cui devo il merito di avermi fatto vivere queste due annate favolose. Rimarrò comunque a Virginia a completare i miei studi ed a sostenere sempre con tutto me stesso i Cavaliers… forza Hoos!!!

È con queste parole postate su Instagram che Francesco Badocchi, ad oggi unico italiano capace di laurearsi campione NCAA, ha annunciato la sua volontà di fare un passo indietro dalla squadra di Virginia. Le ragioni generali della decisione sono qui ben spiegate, ma rimangano degli interrogativi aperti. Uno su tutti: è davvero un addio temporaneo, legato solo alla stagione a venire? Lo rivedremo in futuro giocare come grad transfer per un altro college o il suo passo indietro dai parquet finirà invece per essere definitivo? In fin dei conti, per Frankie la coltivazione del talento musicale non è mai stata, almeno in cuor suo, davvero subordinata alla sua passione per la pallacanestro.

 

La decisione è arrivata un po’ come un fulmine a ciel sereno, dato che lo stesso Badocchi, intervistato da noi tre mesi fa, appariva entusiasta in vista di un’annata sportiva che avrebbe dovuto vederlo in grado di strappare minuti in maniera stabile come cambio di Braxton Key e di Mamadi Diakite negli spot 3 e 4. UVA però presenta da sempre rotazioni ultraristrette e, quindi, il saluto di Frankie non rappresenta una tragedia per gli equilibri di questa squadra. Certo, avrebbe fatto comodo contare anche su di lui.

Ora coach Tony Bennett si ritrova con una scholarship in più da spendere e l’opportunità di portare a casa un “colpo” non previsto fino a pochissimo tempo fa. Per esempio c’è Jermaine Marrow, macchina da canestri nella piccola Hampton (24.4 punti di media da junior), che ha appena deciso di entrare nel cosiddetto “transfer portal” e che, in teoria, potrebbe davvero far comodo agli Hoos. È praticamente certo però che debba stare fermo un anno prima di tornare a essere eleggibile. Questo è solo un esempio, un’ipotesi (è tutto da vedere se Virginia sia davvero interessata), ma ci permette di dire che la decisione di Badocchi avrà ripercussioni immediate sul reclutamento di Virginia per quanto riguarda le mosse da compiere ora, mentre gli effetti veri e propri dovrebbero vedersi solo sul roster dalla stagione successiva.

Fuori Frankie, dentro Tomas

Bene o male, ci sarà sempre un italiano a vestire i colori dell’università di Charlottesville. E l’arrivo di Tomas Woldetensae promette di essere tutto fuorché silenzioso. Il bolognese è reduce da due anni di junior college a Indian Hills giocati su livelli eccellenti e dovrebbe avere da subito un ruolo da protagonista. Come mai? Perché Virginia ha un bisogno disperato di tiratori ora che ha dovuto salutare tre punte di diamante che si attestavano sul 40% dall’arco – Ty Jerome, Kyle Guy, De’Andre Hunter – e il buon Tomas ha sul biglietto da visita un’annata passata a tirare da tre col 47.6% su 7.5 tentativi di media. Una macchina.

Allo stato attuale, l’unica certezza assoluta del backcourt dei Cavaliers è rappresentata dal sophomore Kihei Clark nel ruolo di PG titolare. Wolde, intanto, viene indicato come rivale di Casey Morsell (freshman, altro giocatore con fama di cecchino) per il posto di SG titolare. L’australiano Kody Stattmann dovrebbe rivestire minutaggi contenuti dividendosi fra gli spot 2 e 3.

La manina fatata di Tomas dovrebbe dunque aprire spazi importanti nelle rotazioni ma il tiro, da solo, non può bastare per giocare da protagonista a Virginia. Woldetensae ha altre doti che dovrebbero garantirgli molti minuti: il suo playmaking potrebbe essere buono abbastanza per fungere da ball handler principale in condizioni di emergenza e, cosa più importante di tutte, le sue misurazioni lo rendono teoricamente adatto a coprire i ruoli da 1 a 3 (1.95 metri di altezza con un impressionante 2.08 di wingspan).

Insomma, il duello interno Morsell/Wolde ha un valore molto relativo, perché non sembra improbabile vedere i due dividersi parecchi minuti in campo, specialmente se Stattmann non dovesse garantire particolari sicurezze, costringendo quindi Bennett a rivolgersi a questi incastri nel backcourt per aiutare Key e Diakite a rifiatare (salvo sorprese clamorose nel giovanissimo frontcourt di riserva di Virginia). Ora la palla passa a Woldetensae, che dovrà mostrarsi il più ricettivo possibile nell’assorbire i dettami della Pack Line Defense. Perché questa è pur sempre Virginia: se non difendi, non giochi.