Quote by Jordan Nwora, star da NBA senza sforzo

Se tuo padre è un allenatore di basket, si sa, funziona meglio. E per Jordan Nwora, talento di Louisville, ha funzionato davvero bene. Abbiamo evitato di parlarne nelle prime due settimane, ma è diventato difficile ignorare quello che sta facendo il giocatore nigeriano con i Cardinals. La squadra al momento ha un record di 6-0, ma non ha proprio entusiasmato, nonostante sia una delle nostre favorite per il titolo. O meglio, nessuno ha brillato particolarmente, a parte Nwora.

Il ragazzo, 21 anni, nato a Buffalo (New York) da padre nigeriano e madre americana, in realtà fa fatica a brillare nel senso letterale del termine. Il suo sguardo sembra sempre a metà tra l’assente e lo scazzato, la capigliatura è un po’ originale, il tiro non è esteticamente impeccabile e persino i calzettoni bianchi e la maglietta sotto la canotta gli danno un’aria un po’ cosi.

Il mix nel complesso racconta di un giocatore che quasi non si fa notare o a cui di primo acchito non si darebbe un euro. Basta seguirlo all’inizio delle azioni d’attacco: spalle basse, sembra che ciondoli per il campo. Si direbbe capitato in campo quasi per caso. (Seguite il numero 33 nei primi secondi del video qui sotto)

 

Poi però, spesso all’improvviso e in modo poco leggibile per la difesa, Nwora scatta ed esce per un blocco e per un tiro da fuori, oppure taglia a canestro per una penetrazione. Il punto è che il ragazzo è alto 201 centimetri, eppure si muove in tutto e per tutto come una guardia, con buona proprietà di palleggio sia con la destra sia con la sinistra. Una caratteristica, quella della sua altezza, che rende il suo tiro non facilmente contestabile, tanto più che, anche se l’estetica lascia a desiderare (l’abbiamo detto), la rapidità d’esecuzione e l’efficacia sono da top player. (Nel video sotto la facilità con cui prende il tiro)

 

Tra gli atleti delle Power Conference, l’ala piccola di Louisville è il giocatore che prende più tiri in assoluto (in % rispetto ai possessi offensivi in cui è schierato) dopo Myles Powell di Seton Hall e Markus Hovard di Marquette, ossia due PG che hanno sempre la palla in mano.

Se si combina questo dato a un altro numero, cioè la percentuale di realizzazione dall’arco (prendendo in considerazione i giocatori che hanno effettuato almeno 30 tentativi), Nwora fa parte di un selezionatissimo gruppo di 14 giocatori (lui è 11esimo) con 16/31 da 3 (51.6%), con una media quindi di più di 5 triple tentate per gara.

È passato dai 17 punti della scorsa stagione ai 21,3 punti di questa, migliorando le percentuali (50% complessivo dal campo), confermando più di 7 rimbalzi a partita e più di un assist. Ecco, se c’è un aspetto del gioco di Nwora che potrebbe destare dubbi è quello della circolazione di palla, visto che al momento il giocatore di passaporto nigeriano è un mezzo buco nero, cioè i palloni che ha li usa per attaccare in prima persona.

 

In parte si deve al fatto che grazie al mix tra fisico, velocità e tecnica quando attacca il canestro si prende quasi sempre un buon tiro, ma va anche detto che sembra mancare del piglio da creatore di gioco. Al momento, però, non c’è un giocatore altrettanto determinante e in grado di spostare gli equilibri come Nwora.

Non a caso nell’indice “Kenpom player of the year“, che utilizza una formula originale inventata da Ken Pomeroy per valutare i giocatori, l’ala di Louisville è al primo posto, davanti a Cole Anthony e Vernon Carey. Negli anni precedenti, la prima posizione è stata assegnata a Jarrett Culver, Trae Young e Josh Hart. La classifica di Kenpom chiaramente non garantisce che un giocatore sia pronto per il professionismo, allo stesso modo però fornisce un forte indizio anche se il giocatore al momento non entra nel nostro super mock draft.

 

La prova del 9 sarà vedere il numero 33 dei Cardinals sfidare squadre meglio attrezzate di quelle affrontate finora. La difesa di Akron è quella sulla carta più efficiente e aggressiva che ha affrontato Louisville, e Nwora ha chiuso con 18 punti e 8 rimbalzi, con 4/8 dall’arco ma 2/11 da 2. Il che porta a una duplice riflessione: da un lato effettivamente il giocatore di passaporto nigeriano non ha brillato, dall’altro in una partita sostanzialmente sotto tono, ha comunque chiuso con 18+8 e il 50% da 3 punti. Il tutto, ovviamente, sempre con l’aria di chi si trovava lì per caso.