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Kansas, la strada per vincere è trasformarsi

Autore: Paolo Mutarelli
Data: 20 Feb, 2019

Se c’è un’abilità che coach Bill Self ha mostrato di avere è quella del saper trasformare Kansas a seconda dei diversi roster che ha avuto a disposizione negli anni, vuoi per il recruiting vuoi per gli infortuni. La stagione 2018-2019 non ha fatto eccezioni e l’allenatore ha dovuto trasformare incessantemente Kansas, a causa di frequenti infortuni e cambi di rotta rispetto al piano originale.

La corona è a rischio

La legge della Big 12 recita: indipendentemente dallo stato di forma, dagli infortuni e dallo stile di gioco, la regular season la vince Kansas. In accordo con questa norma, rimasta in vigore per 14 anni, Kansas State sta ora tentando di violare la legge e infatti i Jayhakws, insieme a Texas Tech, per la prima volta rincorrono e sono a una partita dalla vetta, fatto che renderà avvincenti le ultime settimane di gioco. In settimana Kansas ha vendicato la sconfitta peggiore subita in stagione (che fa ancora male) e ha sconfitto West Virginia, dominando questa volta grazie alla terza variazione sull’idea originaria, le torri 2.0, con David McCormack al fianco di Dedric Lawson.

 

La partita è stato un autentico massacro. Kansas ha preso il largo da subito. Ha bloccato il centro dell’area con i due lunghi e ha corso il più possibile in contropiede con Devon Dotson, in costante miglioramento e sempre più decisivo. Quentin Grimes è sembrato finalmente essere un giocatore di rotazione competente, ma sempre molto al di sotto dell’idea che ci eravamo fatti all’esordio. Il +25 finale in ogni caso è stato fin troppo lusinghiero per i Mountaineers, che, ormai decimati, stentano ad essere presentabili. 

 

Da redshirt in attesa a titolare

“È più grande degli anni che ha” così ha chiosato Self dopo la splendida prestazione di Agbaji contro Oklahoma State. La domanda che verrebbe spontanea a tutti è: ma perché il giocatore stava per ricevere lo status di redshirt? È chiaro che i piani erano altri.

 

Agabji è stato il protagonista della seconda trasformazione di Kansas, quella dopo la definitiva squalifica di Silvio De Sousa, e ha assunto maggiori responsabilità da quando LaGerald Vick ha deciso di smettere di usare le sue qualità con costanza, limitandosi spesso a fare da spettatore alle partite. Ad inizio stagione, i Jayhakws potevano vantare ben undici potenziali giocatori di rotazione e tenere attivo Agbaji, senza alcuna possibilità di minutaggio discreto, sarebbe stato uno spreco troppo grande. Soltanto che, dopo la quarta defezione, Self ha avuto bisogno di un corpo in più e il ragazzo da Kansas City, con il suo stile sempre sorridente, ha risposto presente. 

Agbaji è in uno stato di trance agonistica. Tira con il 53% dal campo e il 40% da tre, ha già piazzato due doppie-doppie, è il tiratore più continuo di Kansas e rimane sempre incollato al giocatore da marcare. In sostanza, rischiavamo di non vedere in campo quello che attualmente è il migliore giocatore di Kansas. 

Il futuro della Kansas Nation

É complicato capire cosa aspetta Kansas in futuro. Tra sabato e lunedì la squadra si gioca la stagione: prima in trasferta a Lubbock contro Texas Tech e poi contro Kansas State nel Big Monday di Espn, dove Self è imbattuto (28-0). La #1 della preseason ha perso tanti pezzi per essere definita ancora una contender e ora come ora è difficile prevedere che assetto definitivo assumeranno i Jayhawks.

 

Sicuramente, Self ha dimostrato flessibilità e ha trovato risorse in elementi di contorno, come in K.J Lawson e Mitch Lightfoot. Il calendario non è dei più favorevoli: oltre alle due partite già citate, i Jayhakws andranno in trasferta prima contro Oklahoma State e poi ad Oklahoma per finire al Fieldhouse contro Baylor.

 

Ricordiamo che il record di Kansas è 2-6 in trasferta e le due vittorie sono state tirate (contro TCU addirittura all’OT). Al netto di tutte queste difficoltà, trasformarsi e cambiare ogni volta sembra essere una caratteristica vitale per sopravvivere ad una conference del genere. 

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