Quote by La faccia da poker di Oshae Brissett

Dietro a quella faccia da guerriero pronto ad ogni battaglia sul parquet si cela in realtà un ragazzo sfuggente, che da bambino era addirittura insicuro nella sua quotidianità. Nella sua vita Oshae Brissett si è quasi sempre aggrappato a qualcuno che fosse per lui un’ancora, che lo guidasse verso un porto sicuro. Soprattutto che lo ascoltasse, lo sostenesse, lo incoraggiasse a non arrendersi.

Il ragazzo, che oggi è uno dei talenti più brillanti di Syracuse, non è mai stato uguale agli altri, anche solo per il nome, di origine giamaicana come i suoi genitori, ai quali ha spesso chiesto perché si chiamasse proprio Oshae senza ricevere alcuna risposta. Quando era piccolo è arrivato addirittura ad odiare il suo nome, ma poi con il tempo, crescendo, ha iniziato a piacergli perché lo rendeva unico. A prescindere da quello che possono pensare gli altri, per la mamma McKeitha McFarlane lui è sempre stato unico. «Ognuno nasce con uno scopo, e Oshae sembrava non trovare la sua strada», ha raccontato ripensando a quando aveva solo otto anni. A quei tempi giocava a calcio, poi abbandonò completamente lo sport per la musica. La folgorazione per la pallacanestro è arrivata due anni dopo, quando ad una partita del fratello maggiore Dejon quello sport sembrava non avere segreti per lui. La mamma infatti si accorse subito che riusciva ad individuare gli errori tattici e addirittura a prevenirli. Ci volle comunque un altro anno abbondante prima che decidesse di allacciarsi le scarpe e iniziare a calcare i parquet.

Alla fine però, con due genitori ex atleti, che lo sport fosse nel suo destino era quasi scontato. Mamma e papà tra l’altro hanno preteso che competesse ad alti livelli sin da giovanissimo tanto da spingerlo a trasferirsi negli Stati Uniti. Di fronte a questa opportunità il ragazzo era spaventato, non voleva lasciare la sua Mississauga e soprattutto la madre alla quale è tuttora molto legato. Ma la decisione era presa, così come era toccato alcuni anni prima al fratello Dejon che aveva dovuto fare le valigie e andare a giocare a football nella periferia di Chicago, ricevendo poi una borsa di studio per l’università di Richmond. Seguendo le orme del fratello, il giovane Oshae a 15 anni si trasferisce a Henderson, in Nevada, per frequentare la Findlay Prep High School.

 

Non si tratta di un liceo qualsiasi. È una meta ambita da tanti prospetti della pallacanestro, non a caso Brissett ha avuto come compagni di squadra Kelly Oubre, Allonzo Trier, Dillon Brooks e Rashad Vaughn, e ha potuto confrontarsi contro squadre come la Montverde Academy della stella dei Philadelphia 76ers Ben Simmons, che lui stesso ha dovuto marcare. Insomma, si trattava di una ghiotta opportunità grazie alla quale poteva aspirare a diventare un giocatore d’élite. Uno dei fattori che ha convinto Brissett ad andare alla Findlay Prep è stato la possibilità di affrontare il trasferimento insieme all’amico Justin Jackson (ala ex Maryland, al centro nella foto sopra). A quel tempo la scuola del Nevada aveva come allenatore Jerome Williams, ex professionista per i Toronto Raptors, che ha fatto da mentore a molti giovani talenti canadesi contribuendo a farli arrivare in Nba. Non a caso dalla cittadina di Henderson sono passati anche Anthony Bennett, Tristan Thompson e Cory Joseph.

Per Oshae è stato difficile calarsi nella nuova realtà, soprattutto per l’alto livello di competizione che ha trovato. In uno dei primi allenamenti, dopo un’esitazione, è stato colpito alla nuca da un compagno che gli ha urlato in faccia “passa la palla”. Il sogno di diventare un atleta pro ha anche subito una brusca battuta d’arresto quando nelle prime partite ufficiali Oshae ha subito un brutto infortunio al ginocchio.

Un turning point per il ragazzo, che è pronto a gettare la spugna, fare i bagagli e tornarsene a casa. La mamma però non ne vuole sapere, e per fortuna interviene anche il vice allenatore Rodney Haddix che gli sta vicino e instaura con lui un rapporto di padre-figlio. Il tecnico ha trascorso molto tempo con Brissett durante il periodo di riabilitazione, gli ha insegnato a guidare l’auto ma soprattutto lo ha ascoltato quando il ragazzo andava in crisi e dubitava delle sue qualità. Pian piano la pallacanestro è tornata ad essere il centro della vita di Oshae, che però a Henderson non è mai riuscito ad esprimersi come avrebbe voluto. E così una volta conseguito il diploma, nonostante avesse attirato l’attenzione di diversi atenei della west coast come Utah, UCLA, USC, Arizona State o Oregon, ha deciso di rimandare lo sbarco al college di un anno preferendo prepararsi al meglio presso l’Orangeville Prep, scuola vicino casa che lo aveva scartato anni prima perché troppo magro.

Lì ha avuto inizio davvero la rincorsa alla Nba, con sedute di allenamento individuali agli ordini di coach Chris Cobbina, che ha solo parole d’affetto e di stima per lui. «È un ragazzo maturo e indipendente che lavora sodo, non lo devi inseguire per il campus per farlo andare in classe». Ha scelto di iscriversi all’Athlete Institute di Orangeville anche per via del direttore del programma di basket Tony McIntyre, padre dell’amico Tyler Ennis.

 

Oltre a lavorare sul fisico e sulla tecnica, ha potuto migliorare anche in un particolare aspetto del gioco. Infatti il regolamento canadese al liceo prevede la linea dei tre punti fissata ai canonici 6,75 metri rispetto a quella presente negli States distante 6,25. Questo gli ha consentito di impegnarsi molto sul suo tiro dalla distanza. Ed anche se deve ancora dimostrare di essere un tiratore costante dall’arco, oggi non può essere affatto ignorato. Si è avvicinato a casa anche perché sperava fortemente nell’interesse di Syracuse, college frequentato da tanti altri validi giocatori canadesi. Ha avuto un serrato corteggiamento da parte dell’assistant coach degli Orange Adrian Autry, suo principale estimatore, e mentre stava considerando anche l’offerta di USC ha ricevuto la visita ufficiale di coach Jim Boeheim. Dopo quell’incontro non ce l’ha fatta a resistere e ha detto sì, senza esitare. L’annuncio ufficiale l’ha comunicato addirittura durante l’intervallo di una gara casalinga dei Toronto Raptors, al cospetto dell’ex Syracuse e nazionale canadese Leo Rautins, passato anche in Italia negli anni ’80.

Sfuggente, dallo sguardo impenetrabile, perdere lo fa impazzire ma non spreca tempo ad arrabbiarsi. E data la sua competitività torna subito in palestra a lavorare duro, giorno dopo giorno, per questo al campus è diventato subito uno dei beniamini dei tifosi. Di certo nessuno si sarebbe mai aspettato l’impatto che ha avuto nella scorsa stagione, e questo testimonia il grande potenziale che possiede. Brissett è però un ragazzo con la testa sulle spalle, e sa perfettamente che nella vita bisogna avere un ‘piano B’. Lui è uno studente modello ed ha scelto di frequentare Syracuse per il corso di architettura. Gli piace infatti disegnare, e se non dovesse sfondare nella pallacanestro magari un giorno costruirà i palasport che ospitano i grandi eventi sportivi.

 

La mamma non ha mai nascosto di volerlo vedere giocare ai più alti livelli, sin da quando era piccolo. «In ogni campo c’è sempre un ragazzo speciale, e da genitore vorresti che fosse tuo figlio. Adesso ogni volta che sento urlare il suo nome ho i brividi, ed è una cosa fantastica. Sono fiera di lui». Oshae pur essendo molto legato alla madre, ha avvertito nel corso degli anni questa pressione a raggiungere l’apice. Non a caso «ogni volta che è a vedere una mia partita, mi assicuro di sapere dove siede così da non guardare nella sua direzione». Nonostante questa dichiarazione che può sembrare ostile nei suoi confronti, ci tiene a specificare che «io gioco per mia madre, e alla fine mi interessa solo la sua opinione». Dopo aver avuto una stagione pazzesca da freshman, nella quale coach Boeheim spesso e volentieri lo ha utilizzato fino allo sfinimento senza mai sostituirlo, quest’anno è seguito da tanti scout Nba, convinti che possa ambire a una chiamata al primo giro del draft. E al diavolo la timidezza.