Quote by La March Madness NCAA

17/10/2019

Qualunque appassionato di NCAA potrà indicarvi nella March Madness il momento più elettrizzante dell’intera stagione di college basketball americano. Letteralmente “follia di marzo”, la Madness rappresenta il vero tratto distintivo del campionato NCAA. Un torneo ad eliminazione diretta che tiene col fiato sospeso addetti ai lavori e tifosi in tutti gli Stati Uniti, fino all’epilogo: un solo college potrà fregiarsi del titolo di campione.

Il Torneo NCAA (NCAA Tournament) chiamato anche Big Dance o appunto March Madness, inizia generalmente nella terza settimana di marzo per poi concludersi nei primi giorni di aprile. Il formato è quello classico di un tabellone ad eliminazione diretta, il bracket (identico ai tornei di tennis, per intenderci), con partite secche giocate in città diverse per le varie fasi del torneo. Niente serie “al meglio delle…” come nei Playoff NBA: o si passa il turno, o si torna a casa.

Il tabellone della March Madness 2019

Il tabellone della March Madness 2019

Bids e seeds

Le squadre partecipanti in totale sono 68, sulle 353 iscritte alla Division I della NCAA. Le convocazioni al torneo sono definite bids e sono così divise: 32 automatiche, destinate ai college ammessi di diritto per aver vinto i tornei delle rispettive Conference, e 36 decise dal Selection Committee, a prescindere dalla loro posizione finale al torneo di Conference.

Questo comitato, composto da 10 membri che restano in carica 5 anni, è formato da dirigenti di varie università e da commissioner di conference e si riunisce a New York per cinque giorni di discussione che culminano col Selection Sunday, la domenica precedente all’inizio del torneo, in cui viene reso pubblico l’elenco delle 68 partecipanti e la loro posizione tabellone.

Un'immagine del Selection committee della March Madness

Un’immagine del Selection Committee della March Madness

Il Committee assegna infatti anche tutte le teste di serie (i cosiddetti seed) alle 68 partecipanti, dunque definisce nel dettaglio anche i possibili incroci tra gli atenei. Considerato che il tabellone viene diviso in 4 regional da 16 squadre, il seed numero 1 incontrerà il numero 16 al primo turno, per poi trovare idealmente sul suo cammino l’8, il 4 ed il 2.

Nel processo decisionale del Committee ha grosso peso il NET – metric istituito dalla NCAA per tracciare le prestazioni delle squadre – così come il bilancio vinte-perse delle squadre secondo i quattro Quadrant che, nel modo illustrato qui sotto, delineano la “qualità” dei successi conseguiti in base al valore dell’avversario (cioè la sua posizione nel NET ranking) e al terreno di gioco.

Quadrant 1 (Q1): Casa (1-30) Neutro (1-50) Trasferta (1-75)
Quadrant 2 (Q2): Casa (31-75) Neutro (51-100) Trasferta (76-135)
Quadrant 3 (Q3): Casa (76-160) Neutro (101-200) Trasferta (136-240)
Quadrant 4 (Q4): Casa (161-353) Neutro (201-353) Trasferta (241-353)

Il bracket

A questo punto, inizia quello che a tutti gli effetti è ormai un rito: milioni di americani (e non solo) riempiono un bracket con i propri pronostici, cercando di aggiudicarsi ricchissimi premi in denaro messi in palio sia dalla stessa NCAA che da varie emittenti come ESPN e CBS. Quasi inutile dire che, data la complessità del tabellone, dopo un paio di turni i bracket senza errori sono pochissimi.

Si tratta infatti di indovinare i risultati di 67 partite: quattro gare preliminari (First Four) in cui si affrontano le ultime otto squadre scelte dal Selection Committee, e tutte quelle del tabellone principale, diviso in 4 Regional (East, South, West, Midwest), ognuno composto da 16 atenei.

Oltre a quello preliminare, in totale dunque i turni sono sei: first round, second round, Sweet Sixteen (ottavi di finale), Elite Eight (quarti di finale), e Final Four con le due semifinali e la finale.

Davide Moretti, finalista alla March Madness con Texas Tech nel 2019

La Cinderella

Quando un college minore supera almeno un paio di turni e arriva alle Sweet16 viene definito Cinderella della March Madness – letteralmente la Cenerentola –, ovvero la squadra che, a sorpresa e contro ogni pronostico, si fa strada eliminando teste di serie e avversari più quotati.

Data la struttura stessa della competizione, è piuttosto frequente assistere ai cosiddetti upset, match in cui un college minore o meno quotato batte una delle grandi del Torneo. E da qui il termine madness perchè praticamente ogni anno ci sono risultati clamorosi con squadre tutt’altro che favorite che riescono a finire sotto i riflettori nazionali battendo una big.

Il MOP

Arrivati alle Final Four, i giocatori competono anche per il premio di MOP, Most Outstanding Player, equivalente del Finals MVP in NBA. Il miglior giocatore del torneo fa parte sempre del roster della squadra vincitrice del torneo.

E seguendo l’esempio di Everett Case, storico coach di NC State, il coach della squadra vincente o uno dei suoi giocatori più rappresentativi sale su una scala per tagliare la retina del canestro, ovviamente esposta poi in bella vista dall’università come testimonianza di un risultato sportivo assolutamente invidiabile.

De’Andre Hunter taglia la retina dopo aver vinto il titolo 2019 con Virginia.

C’è poi una tradizione che riguarda più che altro i telespettatori. Dal 1987 la chiusura del collegamento tv è affidata a una clip di tre minuti sulle note di One Shining Moment. Il montaggio è dedicato ai giocatori e ai momenti più rappresentativi del Torneo. La cosa viene presa proprio sul serio e sono tanti i fan che amano esporre le proprie idee circa le sequenze scelte. Un po’ smielata, un po’ kitsch, ma efficace: One Shining Moment sa strappare un sorriso anche agli spettatori meno coinvolti emotivamente.

 

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