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Zach Edey, uomo da battere per il POY?

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 28 Nov, 2022

Purdue trionfa al PK85 con vittorie nette su West Virginia, Gonzaga e Duke. Il suo lungo Zach Edey – nostro pallino da tempi decisamente non sospetti – fa spavento: non solo appare già come candidato vero al POY nazionale, ma potrebbe diventare addirittura quello principale. Intanto UConn festeggia alla grande e Houston potrebbe e dovrebbe essere la nuova numero 1 della AP Top 25. Ecco le pagelle della Week 3.

 

Zach Edey (Purdue). La forza di questa squadra sarà anche la profondità, ma senza il canadese a svettare in attacco tutto sarebbe più complicato. Numeri spettacolari (22.7 punti di media al PK85 con il 58.5% al tiro) segno di un dominio sotto canestro inarrestabile. La sua presenza regala praterie ai compagni che possono tirare liberamente o attaccare il ferro senza paura di un aiuto in arrivo. Totem vero per una squadra da Top 5.

UConn, due volte. Festa grande in casa Huskies: sia la squadra maschile che quella femminile si sono imposte a Portland. Dan Hurley ha una squadra profonda e tante belle individualità, dalla stella Adama Sanogo al freshman Alex Karaban, che gli permetteranno di fare la voce grossa nella Big East. Geno Auriemma ha rotazioni ben più corte ma può contare sua una vera superstar: Azzi Fudd semplicemente domina da inizio stagione.

 

Oumar Ballo (Arizona). I Wildcats tornano da Maui in forma splendente (vittorie su Cincy, SDSU, Creighton) e con tutti i crismi della squadra da piani altissimi. Il centro maliano, MVP del torneo, ha raggiunto l’atteso punto di svolta nel suo lento ma costante percorso di crescita. Ora è davvero capace di dominare sotto canestro con quel fisicone e sembra destinato a ripetere prestazioni come quella fornita coi Bluejays (30 punti e 13 rimbalzi).

Keyontae Johnson (Kansas State). 28 punti con Nevada, poi 16 col floater della vittoria contro LSU. Se K-State è imbattuta, molto lo deve all’impatto dell’ex Florida. Non giocava da due anni, da quel malore nella sfida con FSU che aveva spaventato tutti. Ora sembra un pro che gioca contro dei ragazzini. Domina fisicamente quando punta il ferro, spesso segna o va in lunetta. Con lui in campo, la squadra sembra una che può ballare a marzo.

 

Portland. Upset con Villanova e imprese sfiorate con North Carolina e Michigan State. I Pilots hanno fatto un figurone nella propria città, a riprova del lavoro pazzesco portato avanti da coach Shantay Legans. Versatilità e tiro da tre: così la piccola Portland è passata in un anno da eterno zimbello della WCC a mina vagante che tutti devono rispettare. Forse al punto da riscrivere le gerarchie nella conference alle spalle di Gonzaga.

Sam Houston State. La piccola, grande sorpresa di cui quasi nessuno parla. Jason Hooten da anni mantiene il programma su livelli buoni, ma un inizio così era impronosticabile. Già reduce da vittorie in casa di Oklahoma e Utah, in settimana SHSU ha surclassato Northern Illinois (+34) e South Dakota (+31) a Fort Myers. 6-0 in stagione e difesa numero 30 nel ranking di KenPom, di gran lunga la migliore al di fuori di P6 e MM+.

 

Houston. Voto di manica larga, se volete, visto che ha sofferto per battere Kent State (gran bella mid-major, ma insomma). I Cougars però sono pronti a prendersi una strameritata vetta nella prossima AP Top 25 grazie a una difesa spaventosa: 26.5% al tiro lasciato ai Golden Flashes e 29.1% dal campo subito fin qui, miglior percentuale in un arco di 6 gare dai tempi della Kentucky stellare del 2014-15. Anche quando non funziona, funziona.

Caleb Grill (Iowa State). Altro voto forse generoso, dato che non ha proprio brillato con Villanova e UConn. Ma che partita ha fatto contro North Carolina! Spuntato fuori dal nulla, la guardia con la faccia da ragioniere ha segnato 31 punti con 11/15 dal campo e 2/2 ai liberi, senza sbagliare un tiro nella seconda metà della ripresa e umiliando più di una volta un certo Caleb più famoso di lui. Simbolo di una ISU da non prendere mai sottogamba.

 

Wisconsin. Brutta ma efficace, come al solito. Al Battle 4 Atlantis se ne esce rinvigorita nonostante abbia fatto male al gioco del basket. Tanta difesa, un Tyler Wahl che per poco non faceva fuori Kansas e un Chucky Hepburn a corrente alternata. La nota positiva di chiama Connor Essigan, un tiratore che potrebbe rubare il posto ad un Jordan Davis che non assomiglia per niente al fratello.

Alice Recanati (Eastern Kentucky). La sua EKU ha chiuso la settimana con una mazzata prevedibile in casa di Tennessee, ma c’è di buono che la guardia bergamasca è tornata a segnare con efficienza e a prendere miglior cura del pallone dopo un inizio di stagione balbettante. 15.3 punti, 54.5% al tiro e un discreto 2/1 di AST/TO ratio nelle ultime 3 gare. Quella con le Vols è stata la prima di cinque trasferte consecutive: dicembre sarà tosto.

 

Kansas. La difesa? L’assenza di un centro vero? No, il punto debole è la scarsità di armi in attacco. Il Battle 4 Atlantis porta in dote problemi e l’infortunio di Pettiford, eccessivamente timido al tiro nonostante il fortunato buzzer beater con Wisconsin. Se Wilson non ha dalla sua il mismatch fisico, i Jayhawks si ritrovano senza creatori capaci d’innescare i vari Dick, Clemence e McCullar. Con Tennessee, persa segnando 50 punti, si è visto bene.

Florida. Colin Castelton è un magnifico centro all-around che può sobbarcarsi il peso di una squadra sulle spalle, ma fino ad un certo punto. Dopo due settimane spaziali, il centro di Florida torna sulla terra nel PK85 e non c’è stato nessuno in grado di dargli una mano in campo. Trey Bonham e Kyle Lofton prendono tanti tiri senza essere efficienti, la panchina non contribuisce e in difesa l’eccessiva fallosità regala tantissimi punti bonus agli avversari.

 

Le guardie di North Carolina. Se RJ Davis e Caleb Love sono quelli visti con Iowa State, spuntati al tiro (2/14 da tre) e poco lucidi nelle decisioni, i Tar Heels non vanno da nessuna parte. Contro Alabama è stata una lotteria: Love poteva mandare tutti a casa al secondo OT con un piccione da centrocampo, ma difficilmente batti i Crimson Tide se le tue guardie tirano 21/60. Ritrovare la magia della scorsa March Madness non è cosa scontata.

Chris Arcidiacono (Villanova). È stato solido con Oregon, ma rimane suo malgrado il simbolo di tutto ciò che va storto per i Cats, privi di due pilastri e reduci dalla peggior partenza in trent’anni (2-5). Gli va dato credito, perché è evidente che abbia lavorato da matti negli anni, ma è a malapena un giocatore di D1, non uno che dovrebbe stare trenta e passa minuti in campo con una high-major. La coperta corta di Villanova ha pure i buchi.

 

Oregon State. Dallo spavento dato a Duke alla seconda sconfitta netta patita con Portland State, ossia un’onesta squadra di un’onesta mid-major conference. Già appare migliore della formazione disastrosa dell’annata scorsa (3-28), ma parliamo di un’asticella che non potrebbe essere più bassa di così. Programma condannato a tornare alla mediocrità, in mezzo a una conference che, per dirla eufemisticamente, fa fatica a scaldare i cuori.

Malachi Smith e la sfiga di Dayton. 0-3 per i Flyers al Battle 4 Atlantis con la guardia titolare che, forse già un po’ acciaccato, ha fatto fatica nelle prime due gare (4 su 16 al tiro, 8 assist e 8 perse). Male anche alla terza, con BYU, ma la cosa di gran lunga peggiore è che ha dovuto lasciare il campo per infortunio, così come il compagno di reparto Kobe Elvis. Rischiano di essere quei tipi d’infortuni che ammazzano una stagione intera.

 

Il trattamento riservato a Indiana. Ve la immaginate una squadra #6 della Top 25 che deve giocare quasi senza pubblico in una sala da ballo, portarsi gli asciugamani dalla camera d’albergo e usare una tv come tabellone segnapunti? Probabilmente no, ma è accaduto davvero alla squadra femminile d’Indiana in un torneo a Las Vegas. Senza la legittima indignazione di Jeff Goodman, quasi nessuno se ne sarebbe accorto. Tristezza.

ESPN Player. Facciamo sempre attenzione a non parlare della stessa cosa per due settimane di seguito. Però la piattaforma streaming del network americano merita un’eccezione e potrebbe essere anche una presenza fissa qui quest’anno. Continuano i problemi incomprensibili, con dirette che non partono per lunghi tratti se non per l’intera durata della gara. È successo pure con Duke-Purdue. Imperdonabili e vergognosi.

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