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Terry Taylor, strano animale col sogno NBA

Terry Taylor Austin Peay Leaf Chronicle
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 1 Dic, 2020

È alto 196 cm. Sarà una guardia? Boh, forse, però pesa 104 kg. Allora è un’ala? Sì, volendo, ma prende tipo dodici rimbalzi a partita. Ah, ma allora è un lungo! Ehm, nì. Ok, basta, ormai avete capito dove andiamo a parare. Il punto è che incasellare Terry Taylor, stella di Austin Peay, non è così facile. Una cosa però è certa: tolte le Power 6 e le quattro mid-major conference più nobili (AAC, A-10, MWC, WCC), restano 22 leghe di Division I tra le quali è davvero difficile trovare un giocatore più dominante di lui.

Nella Ohio Valley, non c’è dubbio che sia lui il favorito al premio di POY, anche se di giocatori buoni ce ne sono. Il suo amico e compagno di squadra Jordyn Adams non ha iniziato granché bene, ma ha potenziale da Draft. E non scordiamoci poi di Grayson Murphy e Nick Muszynski a Belmont, o di Tevin Brown a Murray State.

L’armadio del Tennessee, 21 anni compiuti lo scorso 23 settembre, ha chiuso l’anno da junior in abbondante doppia-doppia di media, unico giocatore dell’intera D-I a guidare la propria conference sia per punti (21.8) che per rimbalzi (11.0). In questa stagione sembra proprio intenzionato a concedere il bis. Ad ora contiamo tre partite giocate, tre ventelli e tre bottini belli pieni a rimbalzo (22.7 + 12.7). Il suo record personale di doppie-doppie consecutive è 7: vogliamo scommettere che lo supera entro la fine del 2020?

Terry Taylor stats

I tabellini di Terry Taylor nelle prime 3 gare di quest’anno

Da sempre fuori dai radar

Coach Matt Figger dice che Terry Taylor è il più sottovalutato della nazione. Benché questo sia un titolo che i coach Ncaa adorano (pardon: A-DO-RA-NO) affibbiare ai propri ragazzi, con lui l’etichetta può starci, sia per il tipo di riflettori di cui gode ora (buoni ma non grandiosi) che per il modo in cui era arrivato in D-I.

In uscita dall’high school, aveva appena tre offerte: Austin Peay, SEMO e Texas Southern. Squadre che, negli ultimi vent’anni, hanno visto la Top 100 di KenPom giusto col binocolo. Il perché di così poco appeal, lo spiega l’interessato: “Al liceo non avevo i voti per attrarre quelle università che mi volevano reclutare [e] sul piano cestistico non sapevano in quale posizione avrei potuto giocare. All’high school giocavo da 5: non sapevano bene se fossi una guardia o se fossi troppo piccolo per difendere in post”.

Terry Taylor vs Tennessee State Photo Austin Peay Athletics

Una scena tipica con Terry Taylor in campo: tutti addosso a lui (Photo by Austin Peay Athletics)

Dal punto di vista personale, la sua trasformazione è stata graduale ma completa. Era entrato come un ragazzo dai voti traballanti e così timido da aprire bocca in campo solo se costretto. Adesso è uno studente con un buon GPA e un giocatore che non si fa intimidire da nessuno, che ha una presenza carismatica nello spogliatoio.

Dal punto di vista tecnico, invece, gli era bastata una stagione per allontanare un po’ di dubbi. Infatti, nel 2018, era stato lui a soffiare via il premio di freshman dell’anno nella OVC a Ja Morant. E proprio come l’ex stella di Murray State, anche Taylor punta al Draft NBA. Ok, non proprio come Morant. Ora come ora, sembra un’opzione tuttalpiù percorribile a fine secondo giro, anche perché ha un telaio davvero notevole di cui tenere conto. Per adesso siamo ben piantati nel regno del Forse (notare la maiuscola), ma se dovesse dare dei segnali in certe aree del proprio repertorio, potrebbe diventare qualcosa di più.

Uno stile tutto suo

Fra punti forti, deboli e persino nascosti, immaginare il suo posto fra i pro non è poi così semplice. Paradossalmente, quest’anno potrebbe essere anche più difficile. Il suo fisico e il suo atletismo, interessantissimi, sono da combo forward, ma Taylor ora gioca da 4 interno con un impiego da 5 in assetto small che potrebbe incidere più che in passato sul suo minutaggio. Così infatti è stato nelle prime tre uscite di quest’anno, ma le cose potrebbero tornare alla normalità se i tre transfer del frontcourt inizieranno ad avere più spazio.

A rimbalzo è particolarmente evidente come riesca a far valere un fisico da piano di sopra. In tagliafuori non ci sono lunghi, anche grandi e grossi, capaci di spostarlo con facilità e, quando c’è da lottare, non si tira mai indietro. Attività e opportunismo sono doti che dispensa sotto entrambi i tabelloni, con risultati felicissimi: l’anno scorso era primo nella OVC per DR% e terzo per OR%. In quest’ultima voce, nell’intera D-I c’era solo un certo Mark Vital a stargli davanti (di poco) fra i giocatori di taglia simile alla sua. Come potete vedere qui sotto, c’è un numero elevato di seconde opportunità che sa concretizzare.

 

In post basso, la sua capacità di prendere posizione in profondità, di occupare spazio, fare a sportellate e farsi largo col fisico contro avversari di ogni tipo è ormai temutissima da tutti. Allora in molti provano a giocare d’anticipo, di mettersi in mezzo fra lui e il ball handler, ma correndo grossi rischi. A Taylor infatti basta un semplice lob (meglio se effettuato come si deve, ma può arrangiarsi) per girarsi e coordinarsi in un amen, mantenendo il giusto grado di pazienza per salire su al ferro nell’istante migliore: se c’è un difensore pronto a intervenire in aiuto, non è detto affatto che ciò possa bastare a ostacolarlo.

 

Come realizzatore in area è però limitato dall’uso quasi del tutto assente della mano debole, la destra (un problema che si riflette anche su altri aspetti del suo gioco). La sua situazione preferita spalle a canestro consiste infatti nel posizionarsi in modo tale da potersi accentrare e liberare un jump hook mancino.

 

Come passatore, ha un rendimento nella norma per il suo ruolo. Quando si limita a cose semplici e basilari, è perfettamente affidabile. La sua visione di gioco non è malvagia: non disdegna dei tentativi nel tracciare linee di passaggio che vanno al di là della sua ordinaria amministrazione, ma con risultati alterni: a volte la sua esecuzione è semplicemente non all’altezza delle intuizioni che stanno a monte. C’è però da sottolineare anche che, più in generale, fa un bel lavoro nel limitare le perse, specie per qualcuno che tocca praticamente ogni pallone in attacco.

 

Cosa lo separa dalla NBA

Taylor ha già fatto il suo bel giretto pre-Draft e pensa che avrebbe potuto farcela a rimanerci, se non fosse stato per la pandemia. Comunque ha raccolto un po’ di feedback dagli addetti ai lavori NBA. Quello che gli scout gli hanno detto è molto chiaro: “Devo lavorare sulle mie percentuali da tre punti, risollevare quelle ai liberi [e] andare di più in lunetta”. In effetti la stagione passata è stata l’unica in cui ha faticato a cronometro fermo (65.2%), ma dovrebbe tornare al suo abituale 75%. D’altro canto, il 33.6 di FTRate nella OVC (#19 nella conference) è stato oggettivamente basso per qualcuno con quei mezzi in area e col suo impatto nell’attacco dei Governors.

Il tiro da tre è l’aspetto in cui ci sembra meno probabile di poter vedere dei miglioramenti già nel corso di quest’annata: c’è un lavoro profondo da fare. Le percentuali in carriera non sono esattamente orrende (35.5% su 3.7 tentativi), però la meccanica del suo jumper non è fluida (mentre salta assume una postura un po’ storta). Nonostante ciò, in genere si mostra in fiducia abbastanza da provare perfino delle conclusioni dagli 8-9 metri. Quando si mette in ritmo con l’arresto-e-tiro dalla media appare un po’ più a proprio agio, per quanto anche qui non abbia un’esecuzione da manuale.

 

Fra gli appunti ricevuti dalla NBA, c’è anche questo: “Avevano degli interrogativi sul fatto che io possa giocare perimetralmente in attacco o in difesa”. Ecco, questi sono dubbi difficili da levarsi nel contesto attuale.

Attaccare frontalmente dal palleggio partendo dalla linea dei tre punti non è una rarità per lui, ma nemmeno la soluzione più frequente. Inoltre, se parliamo di spazi liberi da puntare, non ha aiutato il fatto che la squadra, durante le prime tre gare di quest’anno, abbia tirato dall’arco molto peggio di quanto in teoria dovrebbe. Palla in mano, è limitato dal non uso della destra. In compenso è capace di andare fino in fondo e dispone di un rapido spin move.

In difesa, non c’è stata quasi occasione fin qui di vederlo sul perimetro contro un esterno. Restano quindi i dubbi sulla sua mobilità, sulla capacità di tenere botta per più di uno o due scivolamenti. Nella propria metà campo non sfigura contro i lunghi, ma può soffrire se viene attaccato con un giro rapido sul perno. Non è propriamente un rim protector, però ha timing e verticalità sufficienti per farsi sentire in aiuto al ferro (4.2 di Blk% nella OVC l’anno scorso, #6 nella conference).

 

Ad ogni modo, la stagione Ncaa è solo agli inizi e per pensare al professionismo c’è tutto il tempo del mondo. La priorità quest’anno è ritornare a una March Madness che ad Austin Peay manca dal 2016, quando in panchina c’era ancora lo storico coach Dave Loos.

Terry Taylor probabilmente non ha altro in testa. E il bello è che non pensa solo a se stesso: “Significherebbe tutto per me. […] Inoltre ci aiuterebbe nei nostri sforzi futuri. Se Jordyn Adams facesse un Torneo folle, potrebbe essere da primo giro al Draft. Andare al Torneo aiuterebbe la nostra scuola così tanto: forse prendere migliori reclute, rinnovare le strutture. Ci sono così tante cose per così tante persone su cui il Torneo può influire positivamente”.

 

Riferimenti:
Discovering Terry Taylor di Joe Rexrode – The Athletic, 5/3/2020
Interview with Reigning OVC Player of the Year – Making the Madness, 8/7/2020

Copertina: Photo by The Leaf Chronicle

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