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Texas e TT, rivalità bollente e scorpacciate di transfer

Marcus Carr Texas
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 22 Lug, 2021

O muori a Lubbock o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo. Chris Beard ha lasciato Texas Tech tre mesi e mezzo fa, scatenando tanta euforia fra i nuovi tifosi – quelli della University of Texas at Austin, più comunemente conosciuta come Texas – quanto risentimento fra quelli di TT, in una reazione emotiva collettiva paragonabile a quella di una moglie lasciata di punto in bianco per una vicina di casa. Non una qualsiasi, ma proprio quella più odiata di tutto il condominio. Il coach, poi, non è che abbia fatto granché per limitare i danni, annunciando il proprio addio il 1 aprile 2021: in quel giorno, la penale prevista dal suo contratto con TT per un’eventuale partenza anticipata verso un’altra università del Lone Star State o della Big 12 scendeva da 5 a 4 milioni di dollari. Non ha aspettato un solo giorno in più per correre ad abbracciare la sua nuova fiamma (e per risparmiare un milioncino), regalando così ai fan dei Red Raiders il più beffardo dei pesci d’aprile.

Perché Chris Beard, che piaccia o no, è uno squalo. Ha speso una vita a farsi il mazzo in palestre sgangherate e a mangiare robaccia da fast food mentre sognava trofei, coriandoli sparsi sul parquet e conti al ristorante vergognosamente onerosi. Gloria e soldi, il resto viene dopo – parecchio dopo – con buona pace di chi aveva creduto ai proclami di amore eterno sciorinati periodicamente dal coach durante la sua tenuta a Lubbock.

Chris Beard welcome Texas

Chris Beard presentato da Texas: mai immagine di benvenuto fu più azzeccata (almeno agli occhi di noi italiani)

I soldi ci sono – 5 milioni all’anno per 7 stagioni – e, per la gloria, pare proprio che si sia attrezzato in fretta, costruendo una squadra quasi ex novo facendo una scorpacciata incredibile di transfer d’alto livello. Nel frattempo, nella sua vecchia casa, il neo head coach Mark Adams non è rimasto a guardare e ha fatto del proprio meglio nel portal. Il confronto però fa impallidire. Prendiamo ad esempio il ranking di CBS dei migliori transfer: Texas si è accaparrata i giocatori numero 1, 6, 9, 20, 33. Texas Tech? il 17 e l’82. Una lotta impari e i cui frutti saranno di vitale importanza: i destini della rivalità fra Texas e TT – a dir poco infuocata, se chiedete ai secondi – passano prima di tutto da qui.

Tutti ad Austin

Keep Austin Weird andrà pure più che bene come slogan cittadino, ma a UT si sono largamente stufati di essere strani (e perdenti): tante belle reclute portate da Shaka Smart negli anni, ma mai risultati soddisfacenti. Il nuovo corso targato Beard promette di essere ben più scoppiettante sin da quest’anno: ai rodati Courtney Ramey e Andrew Jones, Texas conterà l’arrivo di un 4-star recruit (Jaylon Tyson) e, soprattutto, di sette transfer fra cui alcuni nomi da All-Conference Team.

Timmy Allen faceva tutto a Utah (leader per punti, rimbalzi, assist e rubate in squadra), è un’ala di talento con mani educate e ottimo atletismo. Dylan Disu da Vanderbilt, suo compagno di reparto, non è da meno in quanto a versatilità: porta in dote ottime doti da rimbalzista e un tiro migliorato nel corso del tempo.

Fra i lunghi, Tre Mitchell affronterà un bel salto (specie in termini di fisicità) passando dall’A-10 alla Big 12, ma ha talento a palate (forse abbastanza da farne una scelta al Draft, un giorno), ottimo mestiere vicino al ferro e abilità nel colpire anche da fuori (37.5% da tre su 3.1 tentativi l’anno scorso). A spalleggiarlo c’è Christian Bishop, 4-5 con doti complementari a quelle del compagno da UMass, essendosi rivelato un atleta super e una macchina da doppie doppie a Creighton.

Tre Mitchell, 18.8 punti, 7.2 rimbalzi e 1.5 stoppate di media da sophomore

Tutto questo già basterebbe per fregarsi le mani, eppure il bello arriva fra le guardie. Marcus Carr, possibile candidato All-American, è l’ultimo arrivato in ordine di tempo in casa Longhorns ed è un tassello tanto prestigioso da proiettare Texas come squadra da preseason Top 5 nei discorsi e articoli che girano sui media americani.

L’arrivo di Carr (19.4 punti e 4.9 assist con Minnesota) è provvidenziale per sbloccare diverse possibilità: schierare una vera PG con tanti punti nelle mani accanto ai già citati Ramey e Jones (anch’essi realizzatori in doppia cifra di media, ma con molte meno armi in termini di creazione), permettendo a Beard di gestire con calma l’impiego di Devin Askew – ex Kentucky tanto talentuoso quanto acerbo – senza sobbarcarlo di responsabilità eccessive in regia.

Con così tanto talento diffuso in tutti i reparti, presumibilmente non vedremo lo stesso Carr dei Gophers, quello un po’ ballhog – forse più per necessità che per vocazione – e che deve cantare mentre porta la croce. Di certo però lo vedremo ancora una volta giocare tanti pick and roll (che rappresentavano il 38.3% dei suoi possessi l’anno scorso, secondo Synergy) e gestire i palloni pesanti nei finali punto a punto. Inoltre il suo ottimo rapporto assist/perse (2/1 in tre anni di carriera) tornerà utile per dare ordine alla truppa.

Marcus Carr Minnesota

Marcus Carr, secondo molti il miglior transfer di questa offseason

Texas Tech, obiettivo mina vagante

Chris Beard non era affatto nuovo al ricorrere ai transfer per costruire le proprie squadre: Mark Adams, suo ex assistente rimasto fedele a TT, si è mosso nella stessa maniera, andando fra giocatori in cerca di riscatto o di una nuova ribalta, senza snobbare le categorie inferiori. Tocca arrangiarsi, fare di necessità virtù, perché reclutare a Lubbock (cittadina piazzata in mezzo al nulla del Texas occidentale) è vagamente più complicato che farlo con UT (università opulenta) ad Austin (città frizzante, attraente). Insomma, Texas Tech non gode di alcun buzz e farsi largo ai vertici della Big 12 non sarà affare proprio facile (ricordiamo che ci sono anche Baylor e Kansas di mezzo), ma i Red Raiders sembrano avere tutto il potenziale per intrufolarsi in Top 25 a un certo punto della stagione.

Adams ha fatto un vero colpaccio con Kevin Obanor, il Robin che ha fatto le fortune di Oral Roberts accanto al Batman del posto, Max Abmas. Talento da NBA, è un 4 con grande tiro da fuori e con atletismo e QI da high-major: questa potrebbe essere la ribalta giusta per lui per accrescere le proprie quotazioni in ottica Draft 2022. Accanto a lui ci sarà Bryson Williams da UTEP, centro undersized ma che presidia bene i propri tabelloni e che può anche aprire il campo. Occhio però anche a Daniel Batcho: non ne parla quasi nessuno e in America non lo conosce quasi nessuno, essendo arrivato dalla Francia ad Arizona solo per vedersi fermato da un brutto infortunio, ma ha a una gran bella combo taglia-tecnica e capacità di sorprendere sin da subito.

Nel ruolo di 3 titolare ritroveremo Terrence Shannon, uno dei pochi rimasti fedeli a TT dopo l’addio di Beard, e piacciono molto le aggiunte dalla Big South di Davion Warren, uno che faceva il bello e il cattivo tempo ad Hampton (21.2 punti, 6.3 rimbalzi, 3.0 assist di media) e di Adonis Arms (sempre tanti punti in pochi minuti a Winthrop).

Fin qui tutto bene, anzi benone, però fra le guardie manca qualcosa. Mylik Wilson occupava esclusivamente gli spot 2 e 3 a Louisiana e lo stesso discorso vale per Sardaar Calhoun, ex JUCO product in arrivo da Florida State. Di point guard, nemmeno l’ombra, con la parziale eccezione del versatile Clarence Nadolny (altro francese): ha dato segnali di crescita l’anno scorso, ma lontanissimi dal far immaginare un’esplosione prorompente. Insomma, coach Mark Adams dovrà inventarsi qualcosa per dare un minimo di equilibrio all’attacco. In ogni caso, sarà una Texas Tech simile a quella cui siamo abituati: brutta, sporca, cattiva e soprattutto affamata, con gli atleti giusti per far dannare l’anima agli avversari con la sua difesa. Può darsi che basti per rifilare diversi tiri mancini, magari proprio alla stellare e odiatissima Texas.

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