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La NCAA e i diritti della comunità LGBTQ

NCAA basketball per LGBTQ
Autore: Isabella Agostinelli
Data: 2 Ago, 2021

Quando si parla di March Madness, tutti amiamo le Cinderella e le loro storie. Ma cosa succede se dietro i successi sportivi si nascondono politiche scolastiche discriminatorie per la comunità LGBTQ? In questo articolo abbiamo provato a capire quale siano le linee adottate dalla NCAA. Che se da un lato lascia grande libertà a quelle istituzioni religiose che non approvano le relazioni tra persone dello stesso sesso, dall’altro ha tra le sue priorità l’attenzione verso l’inclusione e la protezione di questi studenti e studentesse. E non ha paura di usare il pugno duro.

Stand Up, Speak Up

Negli Stati Uniti i diritti civili trovano i loro portavoce nei protagonisti del mondo dello sport: dal football alla ginnastica artistica, dal basket all’atletica passando per il calcio, tanti sono gli esempi di atleti e squadre che hanno usato i grandi palcoscenici nazionali ed internazionali per portare avanti cause quali i diritti degli afroamericani, delle donne e della comunità LGBTQ.

Negli ultimi anni c’è stata una maggiore attenzione verso il tema dei diritti civili anche nel mondo del basket universitario. Gli omicidi di Breanna Taylor e George Floyd hanno infatti letteralmente scosso gli USA nelle sue fondamenta e tanti coach e giocatori hanno voluto far sentire la loro voce prendendo parte attiva alle proteste o inginocchiandosi durante l’inno. Tra i primi a dare l’esempio già da quando vestiva la maglia di Wisconsin, Nigel Hayes fuori e dentro il campo ha saputo dare voce alla causa del #blacklivesmatter con il suo slogan “I’m a person, I’m black, before I’m an athlete”.

E se i diritti degli afroamericani hanno decisamente caratterizzato questa stagione, un’altra campagna ha ritrovato nuova linfa soprattutto durante la March Madness: quella dei diritti della comunità LGTBQ .

Oral Roberts, un’ eroina scomoda

L’evento che ha riacceso gli animi è stata l’incoronazione di Oral Roberts come la Cenerentola del torneo della scorsa stagione . Dopo essere diventata la seconda squadra con un seed 15th ad arrivare alle Sweet 16, i Golden Eagles hanno vissuto un momento d’oro in quanto a copertura mediatica. Ma in molti si sono interrogati sulla adeguatezza di questa nuova eroina.

Oral Roberts

Oral Roberts

ORU è infatti uno degli 150 atenei americani maggiormente anti LGBTQ secondo Campus Pride, l’associazione no profit che ha l’obiettivo di costruire un ambiente universitario più sicuro per la comunità gay, lesbica, transgender, bisexual e queer.

L’ateneo di Tulsa, in Oklahoma, ha un’esenzione dal Title IX, una legge che vieta la discriminazione sessuale, la violenza di genere e protegge di fatto la comunità LGBTQ. La legge americana permette infatti alle scuole religiose di poter richiedere tale esonero nel caso in cui il Title IX vada contro i principi religiosi dell’istituzione. Ciò si tramuta però di fatto in una discriminazione degli studenti e del personale gay o transgender. Oltre ad essere esclusi dalla vita del college, soffrono infatti anche pesanti limitazioni tra cui l’uso delle strutture sportive.

Inoltre, nel 2018 l’università è balzata alle cronache per un episodio di “conversion therapy” ai danni di Chance Bardsley, studente gay che ha poi denunciato l’accaduto.

Alla luce di ciò, per molti Oral Roberts più che la Cenerentola della situazione è la malvagia matrigna. Pertanto, il grande spazio dato alle gesta dell’ateneo non è stato preso da tutti di buon grado in quanto “non è possibile scindere un programma atletico dai principi dell’ateneo che rappresenta“.

L’effetto dei successi sportivi

Soprattutto quando tale visibilità porta a fondi statali più cospicui e un maggiore numero di iscrizioni. Secondo uno studio condotto da Duglas J.Chung e riportato su Forbes, quando un college ottiene ottimi risultati sportivi nel football o nel basket, il numero delle immatricolazioni subisce una crescita di circa il 18.7%; incremento che nell’arco di un biennio può persino superare il 30%.

La paura è quindi che gli atenei più conservatori e anti LGBTQ come Oral Roberts possano avere un appeal sempre maggiore tra gli studenti e che il sentimento discriminatorio possa propagarsi sempre di più negli USA.

Per questo, in molti chiedono che la NCAA non lasci la possibilità di partecipare al Torneo a scuole religiose. Ma, se questo accadesse, sarebbe di fatto una limitazione alla libertà delle singole istituzioni di garantire per i loro studenti un’educazione fondata sui principi della Bibbia, tema assai caro ai conservatori e molto sentito in numerosi stati. Interrogata a proposito la NCAA ha spiegato che “i nostri membri comprendono differenti tipologie di scuole, pubbliche, private, secolari e religiose; e crediamo che questa linea di azione rifletta la diversità del nostro gruppo” .

Liberty University

Ma Oral Roberts non è la unica università religiosa ad essere finita nel mirino dopo i successi sportivi. I casi più famosi sono sicuramente quello di Liberty University e di Abilene Christian. Nel 2019 i due atenei hanno centrato la qualificazione al Torneo e, come nel caso di Oral Roberts, il grande interesse suscitato dalle due squadre ha creato grandi malumori nell’ambiente liberale e LGBTQ.

Liberty University ha una lunga e documentata storia in questo senso. Il giorno dell’immatricolazione, gli studenti devono infatti firmare il “The Liberty Way” un documento di 22 pagine che proibisce tutte quelle relazioni al di fuori di un “biblically ordained marriage”.

Il suo fondatore Jerry Falwell era inoltre un anti gay, convinto addirittura che l’AIDS fosse una “giusta punizione per castigare gli omosessuali“. Falwell ha capito il potenziale dato dal programma sportivo per promuovere i principi religiosi e morali del suo ateneo ed è per questo che ha sempre puntato molto sulla promozione e il finanziamento dell’ athletic department.

Quando nel 2019 Liberty ha vinto la Atlantic Sun Conference e ha ottenuto la prima vittoria nel torneo, l’entusiasmo intorno all’impresa di coach McKay e ragazzi ha contagiato un po’ tutti e i media hanno dato molto spazio ai Red Flames.  In questo modo, secondo i detrattori, anche i valori incarnati dalla scuola sono passati come lodevoli.

Abilene Christian

Simile è la storia di Abilene Christian. Sempre nel 2019, dopo appena 5 anni in D1, i Wildcats hanno  centrato il torneo dopo aver vinto il titolo della Southland. Ma anche in questo caso, i successi sportivi si sono dovuti scontrare con un’agenda decisamente anti LGBTQ.

abilene christian

abilene christian

Nel 2018, per esempio, una nuova regola dell’università ha vietato il “same-sex dating” andando oltre il “same-sex relationships” imposto nella maggior parte delle scuole cristiane. Il presidente dell’università, Phil Schubert, ha spiegato la decisione dicendo che “la società sta evolvendo, e molti dei nostri studenti pensavano che le nostre regole fossero troppo permissive verso pratiche che andavano contro i nostri principi teologici”.

Baylor

Interessante è il caso di Baylor, uno dei più importanti college di religione battista e inserito nella Big 12, una delle Power 5 Conference. In altre parole, è un ateneo a cui tanti guardano come modello. Nell’agosto del 2019 un gruppo di studenti ha inviato una lettera alla NCAA chiedendo che si indagasse sul trattamento degli studenti gay, transgender e queer da parte dell’istituzione scolastica. Stando alla lettera, infatti, “gli studenti atleti appartenenti alla LGBTQ community sarebbero completamente tagliati fuori“. In questo modo Baylor avrebbe di fatto violato il Title IX, dal quale non ha un’esenzione.

Dopo la vittoria del titolo nel 2021 da parte della squadra di basket,  Baylor sembra aver intrapreso una serie di cambiamenti in questa direzione. Infatti, la NCAA è uno dei principali sponsor di Common Ground, un’iniziativa che si impegna a creare un ponte di dialogo tra la comunità LGBTQ e le scuole religiose e sembra quindi plausibile pensare che l’organo che dirige più di 1200 college abbia avuto un ruolo decisivo in questo cambiamento di rotta.

basketballncaa - Baylor Butler

L’inclusione come valore fondamentale della NCAA

Se da un lato infatti difende i principi teologici di queste istituzione, dall’altro l’Ncaa ha da tempo sposato la causa LGBTQ e agito per promuovere l’inclusione degli studenti e studentesse che si riconoscono in questa comunità.

Nel 2016, per esempio, ha deciso di cancellare ben 7 partite di torneo dal North Carolina dopo che lo stato aveva approvato la controversa legge HB2 . La norma prevedeva che le persone usassero i bagni pubblici a seconda del sesso indicato sul proprio documento di identità. La risposta di Mark Emmert non è tardata ad arrivare: “la NCAA ha come obiettivo principale quello di rendere le scuole e l’ambiente sportivo sicuri e rispettosi per gli studenti atleti, i fan e tutti coloro che lavorano in questo ambientee ha immediatamente firmato l’ordinanza di cui sopra.

La NCAA promuove l'inclusione

Una presa di posizione condivisa anche dalla NBA che, a luglio del 2017, decise di spostare gli All Star Games da Charlotte a New Orleans proprio in risposta alla HB₂ . Lo stato, che letteralmente vive di basket, è stato così costretto a modificare parte di questa legge, togliendo la parte relativa ai bagni pubblici ma non quella della protezione delle persone transgender. Anche se per alcuni si è trattato di una moratoria e di un tentativo di compromesso, questa vicenda è stata una pietra miliare nella storia della NCAA.

Il pugno duro della NCAA

L’anno prima era stato il turno dell’Indiana. L’ex senatore e ex vice presidente Michael Pence si è visto obbligato infatti a tornare su suoi passi dopo che la NCAA aveva minacciato che le Final Four del 2016 sarebbero state le ultime che si sarebbero svolte ad Indianapolis se non fosse stata cancellata la controversa legge Religious Freedom.

Poi è stato il turno della Georgia (2016), Texas (2016) e del Mississippi (2021), tutti stati che avevano o stavano per far passare leggi discriminatorie verso la comunità LGBTQ.

Nel 2020 è stato poi decretato in maniera definitiva che la NCAA avrebbe scelto come location per le sue Championships, solo stati e città che avrebbero potuto assicurare un “ambiente privo di discriminazioni di qualsiasi genere”.

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