Quote by Una bolla per il college basketball?

La diffusione del coronavirus non accenna ad arrestarsi negli Stati Uniti e la pianificazione di eventi sportivi nel futuro prossimo non è mai stata tanto complessa. Nel mondo NCAA, gli sport autunnali sono stati i primi a cadere. Per quanto riguarda quelli invernali, il discorso rimane aperto. Il presidente Mark Emmert proprio non vuole che la pallacanestro faccia la fine del super remunerativo football, visto che l’annullamento della March Madness 2020 ha portato a una privazione d’incassi tale da non poter concedere bis nel 2021 senza fare disastri. Essendo il basket un tipo di sport che meglio del football si presta a soluzioni simili a quelle intraprese dalla NBA a Orlando, c’è motivo di sperare che la stagione del college basketball possa essere salvata in qualche modo.

Il problema più imminente riguarda la non-conference season, cioè quella parte di stagione che solitamente si disputa da inizio novembre fino alla fine dicembre (più alcune brevi finestre fra gennaio e febbraio). Stando a quanto riferito recentemente da Jon Rothstein, quest’anno l’inizio dell’annata dovrebbe slittare a fine novembre-inizio dicembre. Una bolla può essere dunque una soluzione praticabile per una stagione più compressa del solito.

L’interesse non manca in questo senso. Già a metà agosto, un gestore di eventi texano ha riferito a Forbes di decine di college molto interessati all’organizzazione di una bubble a Houston per disputarvi partite di non-con. Quella della bolla è una risposta che sta prendendo sempre più piede fra gli addetti ai lavori, come dimostrato da un sondaggio di Stadium, che ha intervistato 250 Athletic Director di Division I e rilevato che quasi due terzi di questi sono a favore di una soluzione di questo tipo (quota che sale a tre quarti quando si contano solo gli AD delle Power 6). Fin qui però non si è fatto altro che navigare nel regno delle ipotesi. E di proposte, ce n’è davvero per tutti i gusti. Basti pensare a quella, abbastanza suggestiva, fatta dalla redazione di The Athletic, consistente in 44 diverse bolle distribuite sul territorio USA.

I ritmi della vita accademica che si prospettano per il periodo che va da fine novembre ai primi di gennaio potrebbero andare incontro alle aspirazioni dei vari programmi di pallacanestro. Come fatto notare da più parti, la sospensione delle lezioni faccia-a-faccia in quel periodo creerebbe per gli studenti-atleti un tipo di ambiente non dissimile da quello che hanno vissuto in estate, o da quello che regolarmente si vive nelle pause dettate dalle vacanze.

La questione però non si limita alla non-con season, visto che i numeri della pandemia sono poco confortanti e la necessità di precauzioni potrebbe protrarsi per tutto l’arco della stagione – e oltre. E’ per questo che anche la regular season delle conference (gennaio-febbraio) potrebbe benissimo svolgersi in tante bolle.

Il mese di settembre dovrebbe finalmente vedere uno spostamento della discussione dal campo delle ipotesi a quello delle proposte. E il tutto sarà inevitabilmente legato alla possibilità (e sostenibilità) di fare test a tappeto, possibilmente con responsi rapidi. Non a caso, proprio questo è di gran lunga il punto di maggiore preoccupazione fra gli AD secondo il già menzionato sondaggio di Stadium.

Una sola cosa è sicura al momento: non sarà una stagione come tutte le altre…