Quote by Zeke Nnaji, la vera sorpresa di Arizona

“The sky is the limit”.

Coach Sean Miller non sta parlando del nostro Nico Mannion o di Josh Green, i due freshmen più attesi a Tucson, ma di Zeke Nnaji: la vera sorpresa di questo inizio di stagione di Arizona.

Un nome impronunciabile, dreads degni di Telespalla Bob e due mani da Re Mida. Tutto ciò che tocca la matricola proveniente da Lakeville, Minnesota, si trasforma o in un canestro o in una nota musicale.

I numeri confermano che non siamo davanti ad una meteora ma in presenza di un talento che sarà il vero x-factor della stagione dei Wildcats. Due settimane di college basket e due titoli di Freshman of the Week della Pac12, il miglior debutto in assoluto per un matricola nell’era Miller con 20 punti in 21 minuti vs NAU, facendo addirittura meglio di talenti Nba come DeAndre Ayton, Lauri Markkannen o Aaron Gordon.

 

Dopo quattro partite il numero #22 viaggia a 21 punti e 6 rimbalzi di media tirando con un irreale 84.6% dal campo (2° in tutta l’Ncaa) frutto di un incredibile 33/39 al tiro con una striscia aperta di 17 canestri consecutivi senza un errore nelle ultime due.

Una sorpresa? Non per coach e compagni come confermano le parole di Stone Gettings:This is not too surprising to say the least, I have been going at him for the past three, four months now. … He’s been killing it every day”. E sono infatti proprio l’energia, l’atletismo e l’esplosività messa in campo da Nnaji a colpire a prima vista, tre caratteristiche che ne hanno fatto il perno dell’attacco di coach Miller in queste prime uscite. Davanti alle difese a zona degli avversari, Nnaji è stato la chiave per gli ingranaggi dell’attacco dei Wildcats con la sua capacità di ricevere in post alto e creare gioco per sé o per i compagni con la sua versatilità.

 

He’s a big, strong guy that can really move”, come lo ha definito coach Miller: un lungo moderno di 2.10 cm con uno skill-set vario e un’agilità fuori dal comune per un giocatore della sua taglia, che non ha paura di andare a battagliare sotto i tabelloni contro i lunghi avversari grazie alla sua esplosività e una dote naturale per catturare il rimbalzo offensivo.

Un coltellino svizzero che tornerà utile ad Arizona contro le temibili difese a zona della Pac12: dalla 2-3 di Washington alla matchup zone and 1-3-1 di Oregon State. Nnaji ha dimostrato, infatti, di essere letale in situazioni di post alto, da cui è capace di colpire con un jumper affidabile, puntare palla a terra il ferro o cercare un compagno per l’assist al centro dell’area o sul perimetro.

 

Dalle parti di Tucson fanno sapere che il ragazzo è capace anche di colpire da oltre l’arco, anche se finora ha tentato un solo tiro da 3 sbagliandolo, con coach e compagni che assicurano sulla mano calda del lungo in allenamento come dimostrato anche dall’affidabilità ai liberi: 85.7% su oltre 6 tentativi a partita.

E Mannion e Green, i suoi compagni ben più quotati in ottica Nba Draft, che ne pensano? Per l’italiano, il lungo sta solo mettendo in mostra un talento che era da tempo sotto gli occhi di tutti (“He’s been doing it since summer, every practice”) mentre l’australiano è letteralmente innamorato dello stile di gioco del suo compagno di squadra (“It’s amazing playing with him. I love playing with him. I love playing with high energy”).

La penseranno così anche il prossimo giugno quando il commissioner Silver chiamerà Zeke prima di loro? Per ora sono solo supposizioni dopo due settimane di college basket, al resto ci penseranno gli dei del basket: “the sky is the limit”.