Quote by Tre star e un tronco, la miscela di Baylor

Era il 1950 quando Baylor prese parte per l’ultima volta alle Final Four e se 71 anni fa la corsa si fermò subito, ora i Bears hanno buone chances di continuare fino alla finale di Indianapolis. Il percorso fin qui è stato un lento crescendo sia a livello di seed, sia come forza dell’avversario, ma sono andati avanti senza rischiare mai davvero. Sono i favoriti contro Houston e tutti li vorrebbero vedere in finale contro Gonzaga, ma non sarà così semplice.

Chi ha sconfitto

#16 Hartford 77-55
# 9 Wisconsin 76-63
#5 Villanova 62-51
#3 Arkansas 81-72

I punti di forza

Baylor è una squadra molto equilibrata, ma il punto di forza lo ha certamente nell’attacco che è il terzo dell’Ncaa per adjusted efficiency dietro solo a Gonzaga ed Iowa. Il backcourt di Drew è quasi unico e la vera arma letale è il tiro da tre, fondamentale in cui la squadra eccelle con il 41.1%, prima della nazione e ben 5 giocatori dal 40% in su. Per ora al Torneo i migliori interpreti della squadra hanno steccato, ma quanto fatto durante la stagione non va assolutamente dimenticato. Anche la difesa è d’eccellenza, e parte dalla pressione sulla palla di Davion Mitchell fino al presidio in area di Mark Vital. E poi sono esperti, senza freshman in rotazione e con le idee molto chiare su come si vince.

I punti di debolezza

I Bears non hanno molti punti deboli, segnaliamo giusto alcuni aspetti del gioco su cui non eccellono. In stagione hanno una media di 12.4 palle perse a partita che li porta talvolta a incepparsi, vanificando gli sforzi fatti per creare il solco tra loro e gli avversari. Le rimonte sono possibili anche per la scarsa precisione dalla lunetta: se come abbiamo visto sono i migliori da 3, ai liberi mettono invece insieme un modesto 70% (211/i nella nazione). Non sono particolarmente pericolosi nell’area avversaria e Mark Vital con 6.7 è il miglior rimbalzista della squadra, segno che sotto i tabelloni non sono proprio un’ira di dio.

I giocatori

Davion Mitchell (PG – Jr) – Potente, con due gambe già pronte per l’Nba. Preciso al tiro, con il suo 45% da 3 in stagione, solo in parte appannato dal 2/7 al Torneo. Esperto, a quasi 23 anni ormai è un giocatore fatto e finito. Un po’ a sorpresa, è diventato lui la star e il giocatore con il potenziale maggiore dei Bears, oltre che il gestore del ritmo e dell’attacco della squadra. Ormai i paragoni con Donovan Mitchell si sprecano e in effetti il tipo di giocatore quello è e c’è solo da augurargli ovviamente una carriera come quella dell’ex Louisville. Quando l’attacco si blocca, si va da lui perchè di gente in grado di tenere il suo 1 vs 1 non ce n’è molta. E poi c’è la difesa che sta tutta in questa descrizione di coach Scott Drew: “He’s a nightmare to bring the ball up against”. Un incubo per i portatori di palla avversari a cui rimane aggrappato senza farli pensare, perchè è tosto e veloce, oltre che dotato di ottima tecnica (e i recuperi sono 2 a partita). Ci sarebbero anche gli assist poi, oltre 5 a gara, ed ecco perchè è considerato la PG più completa del college basket.

 

Jared Butler (SG – Jr) – E’ stato un serio candidato per il Player of the year fino a quando le tre settimane di pausa per il covid a febbraio non gli hanno un po’ tolto il senso per il canestro. Al Torneo da 3 ci ha preso poco anche lui (6/24), ma resta il miglior realizzatore dei Bears, nonchè un gran tiratore che è meglio non lasciare libero nei momenti decisivi di una partita.

MaCio Teague (G – Sr) – Spesso gli avversari si dimenticano della star numero 3 e fanno molto male. Ma d’altronde hanno già parecchio da fare con gli altri due sopra, e allora capita che a fine partita il migliore di tutti sia stato lui. Chiedere ad Arkansas, per esempio, o a Texas Tech distrutta con un clamoroso 10/12 da 3 nella sua senior night.

Mark Vital (F – Sr) – E’ il tronco di Baylor, giocatore più largo (115 kg) che lungo (1.95 cm) praticamente unico nel college basket. Se qualche avversario riesce a battere i piccoli, poi si schianta contro di lui in mezzo alla difesa. E di solito si fa male.

Flo Thamba (C – Jr) e Johnathan Tchamwa Tchatchoua (C – So) – I due centri di origine africana si dividono equamente i minuti da 5 con compiti perlopiù difensivi. Mani non educatissime ma tanta presenza in area, sono due giocatori di complemento utili alla causa.

Matthew Mayer (F – Jr) – Lui invece di complemento non può essere per il semplice fatto che ama tirare qualsiasi cosa gli passi tra le mani. Non una rivelazione ma quasi, perchè talento e personalità si erano già visti ma non con questa continuità. Ala di 2.06 che dà tutta un’altra pericolosità al reparto lunghi di Baylor, togliendo giusto qualcosa in difesa.

Adam Flagler (SG – So) – L’ultimo colpo da maestro di Drew nel mare dei transfer, perchè non era semplice trovare una guardia in grado di non far rimpiangere troppo i titolari di Baylor quando sono in panchina. Sta giocando il torneo come se non avesse fatto altro nella vita, eppure a Presbyterian la pressione e gli avversari erano un pelo differenti.

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