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Banchero, Stefanini e compagnia: gli italiani della NCAA 2021-22

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 8 Nov, 2021

Paolo Banchero star indiscussa e poi tanti ragazzi che popolano l’universo delle mid-major, fra ritorni, cambi di maglia e nuovi arrivi. Ecco gli italiani della NCAA nella Division I 2021-22.

Banchero, la stella

Unico rappresentante italiano nel mondo delle high-major, Paolo Banchero è di gran lunga l’azzurro più atteso in questa stagione. E non solo qui da noi. L’italoamericano da Seattle, punta di diamante per l’ultima Duke targata Coach K, è infatti un potenziale All-American ed è fra i prospetti maggiormente tenuti in considerazione in vista del Draft 2022 (scelta #2 nell’ultimo mock redatto da ESPN).

Cosa rende tanto speciale il freshman? Partiamo dal fisico: 210 centimetri d’altezza e 113 chili di peso, una mole mica male – anche per chi milita nei college d’élite – per un giocatore impiegato da 4. E il mica male diventa straordinario quando abbinato al repertorio che Banchero ha maturato negli anni. Il ragazzo infatti, almeno finora, non sembra mostrare difetti particolari e pare capace di avere impatto in una moltitudine di aspetti. Fisicità ottima per farsi largo in area, coordinazione e mestiere per strappare viaggi in lunetta, mano educata per convertire i liberi con alte percentuali, capacità di segnare dalla distanza, di mettere palla a terra, creare occasioni attaccando fronte a canestro, facilitare la manovra grazie a buone doti di passaggio e un feel for the game innato. Un’arma praticamente totale che ha modo di fare la differenza anche in difesa, con un mix di forza e agilità rare. Banchero sta in campo con una naturalezza e un’autorità che difficilmente si riscontrano fra le matricole: gli ostacoli veri devono ancora presentarsi, ovvio, ma certe premesse non possono non accendere le fantasie.

Graditi ritorni

Gabriele Stefanini sarà di ritorno dopo due anni passati lontano dal parquet (uno per infortunio, l’altro a causa della sospensione delle attività sportive decretata dalla Ivy League dinanzi alla pandemia). Fra i tanti azzurri che popolano il mondo mid-major, l’ex Columbia sarà in tutta probabilità quello più interessante da seguire, sia per il contributo individuale che è capace di apportare (13.8 punti, 5.3 rimbalzi, 4.1 assist di media da sophomore), sia per gli obiettivi ai quali può legittimamente aspirare la sua nuova squadra, San Francisco.

La West Coast è territorio dominato da Gonzaga, si sa, ma ogni anno c’è anche un pugno di formazioni in grado di staccare il pass per il Torneo Ncaa. Fra queste, i Dons: hanno raccolto meno del previsto l’anno scorso (record 11-14), ma sono intervenuti con decisione nel transfer portal, rinforzando notevolmente il roster e in particolare il reparto lunghi, tallone d’Achille della squadra vista nella stagione passata.

Questa dovrebbe essere una versione piuttosto profonda e molto ben assortita di USF, con Stefanini che andrà a impreziosire ulteriormente un reparto guardie che ha tutto per essere il più temibile della conference dopo quello degli Zags. Jamaree Bouyea e Khalil Shabazz (rispettivamente 1st e 2nd Team All-WCC l’anno scorso) hanno già dimostrato ampiamente di essere fra i migliori nel ruolo, ma il bolognese può prendersi un posto nello starting five grazie a caratteristiche che lo rendono complementare ai due: molto meno scattante, certo, ma più grosso e forte fisicamente, più adatto a interpretare ritmi di gioco diversi e a creare dal pick and roll, oltre a essere e in possesso di soluzioni offensive e livelli di efficienza realizzativa almeno pari a quelli (comunque di tutto rispetto) di Bouyea.

Gabriele Stefanini durante uno dei primi allenamenti con la maglia di San Francisco

Anche Thomas Binelli è di ritorno dopo un lungo stop (aveva saltato l’anno da senior per infortunio) e dopo aver valutato diverse (e allettanti) opzioni di trasferimento. Ha scelto però di rimanere a Eastern Michigan: stesso posto, stessa maglia, ma head coach nuovo (Stan Heath), il che rende doppiamente intrigante il suo ritorno in azione. Sarà infatti interessante vederlo calato in una difesa a uomo per la prima volta da quando è in Division I e capire quale sarà il suo impiego in una squadra che promette di giocare a ritmi più sostenuti.

Se al 100% della forma, Binelli non dovrebbe faticare nel ritagliarsi un ruolo da titolare, specie perché in possesso di capacità balistiche molto rare in ambito mid-major per un lungo dotato di una taglia come la sua, sia per range di tiro (elevatissimo) che per varietà di soluzioni con le quali è capace di colpire dalla distanza. Gli Eagles, squadra in ricostruzioni, sono un po’ un punto interrogativo nella MAC, ma proprio l’italiano potrebbe essere il fattore capace di dare una marcia in più alla squadra e scalare posizioni nella conference.

Nuovi capitoli

Stefanini e Binelli non sono i soli a voltare pagina quest’anno con un college e/o un allenatore nuovo. Micheal Anumba, ora senior, è reduce da due annate in cui la sua Winthrop si è espressa su livelli altissimi (record 24-10 due stagioni fa e 23-2 l’anno scorso). Benché Pat Kelsey non sieda più su quella panchina, il college di Rock Hill appare sempre in mani affidabili, quelle di Mark Prosser: ha dunque la possibilità di continuare a fare la voce grossa nella Big South e staccare ancora una volta il biglietto per la March Madness. L’impiego dell’esterno reggiano non dovrebbe variare molto, a meno che il nuovo coach decida di coinvolgerlo maggiormente in attacco. Una cosa è sicura: Anumba partirà ancora una volta titolare (solo 3 gare dalla panca su 83 disputate in D1) fornendo leadership e versatilità difensiva in abbondanza.

Stessa maglia e allenatore nuovo anche per Matteo Picarelli. Da matricola ha faticato nel fare capolino (6.3 minuti d’impiego) in un backcourt profondo ed esperto qual era quello di UMBC. I Retrievers di Jim Ferry, chiamati a rimanere in alto nel tabellone dell’America East, non sono troppo dissimili in tal senso: l’ex Aquila Trento ha ancora una volta davanti a sé della più che discreta concorrenza interna, in termini di esperienza ed atletismo. Potrebbe però conquistare spazi se in grado di mantenere buone percentuali dalla distanza (una sua specialità) a dispetto di un impiego ridotto.

Mattia Acunzo ed Edoardo Del Cadia, invece, hanno optato per un radicale cambio di scenario. Acunzo sì è dimostrato produttivo ed efficiente nel suo anno da freshman (5.9 punti e 3.5 rimbalzi in 15.0 minuti) ma ha deciso di lasciare Toledo per cercare un fit migliore dal punto di vista tecnico. Il suo nuovo college, Robert Morris, ha faticato enormemente nell’anno di transizione dalla NEC alla più competitiva Horizon League, specie nel confrontarsi con la taglia e la fisicità dei nuovi avversari. Difficile, se non impossibile, fare pronostici sulle gerarchie di una squadra sostanzialmente rifondata (ben sette arrivi dal transfer portal), ma di sicuro il casertano può aiutare in tal senso coi suoi 203 cm per 102 kg, specie se impiegato da esterno (come da sua ispirazione).

Del Cadia non ha avuto un primo anno in D1 altrettanto positivo: poco spazio per il lungo a UNLV e poi un cambio in panchina, senza garanzie sul suo utilizzo futuro, che lo ha indirizzato verso il trasferimento. Insieme al già citato Anumba, è il solo azzurro delle one-bid league (quelle che mandano una sola formazione al Torneo NCAA) la cui squadra è indicata come principale favorita nella propria conference. Nicholls è infatti l’unico programma di un certo livello rimasto a gareggiare in una Southland impoverita dalle partenze di alcuni college di primo piano. Il marchigiano, la cui taglia e forza fisica avranno un impatto presumibilmente più accentuato adesso, ha dinanzi a sé un’occasione molto ghiotta per rifarsi sia in termini di minuti in campo (dovrebbero essercene tanti per lui) che di traguardi di squadra.

Pronti al salto?

Poi ci sono azzurri che forse non potranno ambire a traguardi particolarmente alti a livello di squadra quest’anno, ma il cui impatto individuale potrebbe crescere. Per Erik Czumbel, junior, la questione non è tanto relativa ai minuti in campo, visto che non sono mai mancati da quando è a UTSA (intorno ai 22 minuti di media nei primi due anni), quanto al tipo di apporto richiesto. I Roadrunners saranno ora orfani delle due guardie, Jackson e Wallace, che hanno catalizzato l’attacco per quattro anni. Creare soluzioni personali dal palleggio non è nelle corde del trentino, quindi non gli saranno chiesti straordinari in tal senso, però le sue abilità in regia e l’accuratezza nel dettare i ritmi saranno più che mai importanti per rimodellare la produzione offensiva dei texani.

L’anno da sophomore di Gianmarco Arletti avrà un imperativo: continuità. Sia da matricola con Delaware che in estate con la nazionale U20, il bolognese ha offerto alcuni bei lampi, se parliamo di singole prestazioni. Ora è tempo di cominciare a mettere a frutto l’esperienza maturata per esprimersi su livelli più alti, cosa che appare perfettamente nelle sue corde. Ottima taglia per il ruolo di guardia (1.98 metri d’altezza), capacità di scorer altrettanto buone e atletismo all’altezza per l’ambito mid-major americano: Arletti può essere una pedina preziosa per una squadra le cui ambizioni sono difficili da anticipare in una Colonial imprevedibile, ma che di sicuro può dare fastidio.

La pandemia ha ridotto drasticamente la durata della prima stagione NCAA di Lorenzo Donadio, dato che le squadre della Patriot League hanno rinunciato a partecipare alla non-conference del 2020-21 (solo 10 gare per la sua American). Un po’ difficile, dunque, parlare di classico anno di apprendistato, visto che di classico c’è stato poco. Messo tra parantesi l’andamento ondivago del suo minutaggio da freshman, resta il fatto che il romano è una guardia molto versatile e dal QI cestistico alto: la concorrenza interna nel backcourt non manca, ma ci sembra in grado di ritagliarsi sempre più minuti grazie alla sua attitudine da glue guy.

Anche Francesco Borra, che si stava rimettendo in sesto da un infortunio grave, è reduce da una stagione d’esordio in cui ha appena assaggiato il campo (6 gare). La musica adesso però dovrebbe cambiare parecchio per lui, con uno stato di forma diverso, maggiore cognizione della fisicità che si trova in D1 e, cosa importantissima, una dotazione di centimetri e chili (211 per 113) che dovrebbero servire parecchio alla sua UC Davis, visto che il piemontese è l’unico del roster capace di presidiare l’area con una presenza da lungo classico.

Volti nuovi

Alessandro Lever e Mattia Da Campo non ci sono più, ma ormai sembra impossibile avere una stagione NCAA senza italiani nella WAC. Ecco dunque in arrivo due matricole fresche fresche, entrambe appartenenti ad università che si sono appena unite alla conference: Giovanni Emejuru (Sam Houston State) e Leonardo Bettiol (Abilene Christian). Benché esordienti, dovrebbero avere entrambi occasioni per mettersi alla prova sin da subito. Il primo, prodotto di Charnwood College, dovrebbe partire dalla panchina alle spalle di Kuba Karwowski, titolare dello spot 5, portando più muscoli ed esplosività – ma anche molta meno esperienza – rispetto al collega di reparto. Bettiol, altro lungo, invece troverà un reparto più affollato: c’è però da dire che i Wildcats sono soliti usare rotazioni molto larghe, quindi il prodotto di Treviso dovrebbe avere occasione di contribuire in qualche misura sin da subito. Nella Summit League, invece, ci sarà l’italobrasiliano Felipe Motta, reclutato da una Denver in rebuilding. Forse lo spazio sarà poco all’inizio visto che, contrariamente ad altri spot, coach Jeff Wulburn potrà contare su un minimo di esperienza nei ruoli di 3 e di 4.

L’ultimo arrivato in ordine di tempo è Tommaso Camponeschi. La guardia romana è ora a Eastern Washington (squadra che ha dato qualche grattacapo a Kansas nell’ultima March Madness) tramite la stessa formula con la quale un altro italiano, Tommaso Ferraresi, era giunto a Sacred Heart l’anno scorso, ossia in qualità di preferred walk-on.

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