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Jabari Smith, ad Auburn un fenomeno in sordina

Jabari Smith
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 27 Ago, 2021

Jabari Smith Jr. non è il classico fenomeno in arrivo dall’high school. Non è un prospetto dalle caratteristiche aliene come Chet Holmgren o uno di quelli ipermediaticizzati alla Emoni Bates o alla Zion Williamson e non è nemmeno un sneaker head come Josh Christopher. Smith è nato e cresciuto in Georgia, è rimasto nella piccola Sandy Creek HS per provare a portare il primo titolo statale a casa, fallendo però tre volte. Non gioca in AAU da circa due anni e l’ultima apparizione con la nazionale USA risale a due anni fa. Schivando i grandi palcoscenici, ma strizzando lo stesso l’occhio ai riflettori, sarà uno dei giocatori più interessanti della prossima stagione. Giocherà ad Auburn, una scelta perfettamente in linea con il suo stile.

Classico ma Gen Z

Fuori dal campo, Smith sembra avere una di quelle storie vecchio stile: padre ex giocatore Nba con un passato in Europa che gli ha insegnato a giocare, quattro anni nella high school della propria città a lottare per il titolo con i propri amici, ha scelto il college vicino casa così che i suoi parenti possano andare a vederlo alle partite. Allo stesso tempo sembra essere un ragazzo perfettamente calato nei tempi moderni: ha sfruttato la pandemia per tenere un diario di tre episodi su Sports Illustrated, una mossa che non hanno fatto neanche prospetti come Emoni Bates o Mikey Williams, così attenti alla costruzione del proprio brand personale. Il risultato sarà anche stato un compendio di banali frasi di circostanza, di rapper preferiti e di allenamenti estivi ma, unendo tutti i puntini, sembra che Smith stia provando a costruire la propria narrativa, proprio come è richiesto alle stelle moderne.

Non è stato sedotto né dalle offerte di prep school facoltose né dall’interessamento della G-League perché voleva vivere l’esperienza del college. Ha subito delusioni pesanti nelle finali statali all’HS ed è voluto rimanere a casa perché Auburn era l’università che gli dava maggiori possibilità di vincere il titolo. Riesce ad essere al contempo il prospetto dalle idee chiare che usa il college come trampolino di lancio verso l’Nba (già viene dato in Top Ten al prossimo Draft) e il prodigio di casa che vuole andare al college per fare un’esperienza di vita. 

Il suo coach a Sandy Creek Jon-Michael Nickerson, un Peaky Blinder prestato alla pallacanestro, ha alimentato questa ambiguità prima paragonandolo ad un giovane Kevin Garnett e poi dicendo che assomigliava più ad un normale liceale tutto Nba2K e amici piuttosto che alla prossima stella dell’Nba. Al contrario di alcuni suoi coetanei, Jabari Smith Jr. non utilizza i social per fare propaganda di sé stesso e delle sue qualità. Sembra quasi un bambinone che commenta i post di SportsCenter, retwitta video motivazionali e foto di Giannis Antetokounmpo.

Se fosse un influencer sarebbe quello dalla vita falsamente modesta e semplice, ma che in realtà ha ambizioni sfrenate.

Il posto perfetto

Auburn è il posto perfetto per lui. Un programma che si è ormai ritagliato un posto di spicco all’interno delle gerarchie della SEC e spesso anche all’interno della Top 25. Una Final Four nel 2018, un record 25-6 interrotto solo dalla pandemia e quattro ragazzi mandati al Draft negli ultimi tre anni, di cui due lottery pick (e Sharife Cooper valeva sicuramente la terza). Da quando è arrivato Bruce Pearl il programma ha toccato il proprio apice, soprattutto grazie alle reclute portate a casa dall’ex coach di Tennessee. Jabari Smith Jr. è ora il più quotato della storia dei Tigers.

In campo, Smith è un’ala moderna di 208 cm con una meccanica di tiro rapida, fluida e precisa che gli consente di essere una minaccia, oltre che in situazione di catch-and-shoot dall’arco (dove tira con percentuali intorno al 40%), anche quando ferma il pallone in isolamento. Spesso lo fa partendo dal post alto o addirittura pestando la linea dei tre punti. Da lì, fa partire un tiro da altezze incontestabili o si gira fronte a canestro per attaccarlo con la mano destra.

 

Il suo corpo agile, esplosivo e dalle lunghe leve lo rende sia un pericolo in transizione, che spesso conduce dopo aver preso il rimbalzo, che versatile in difesa, dove secondo il suo coach a Sandy Creek può difendere su tutte le posizioni. La cosa che balza subito all’occhio è la capacità di proteggere il ferro in aiuto grazie sì al fatto di avere un corpo fuori scala ma anche per via del suo ottimo tempismo.

 

Ha preferito Auburn rispetto a LSU (dove giocò il padre), Tennessee, Georgia, Georgia Tech e North Carolina perché, secondo lui, era la squadra che gli poteva garantire maggiori chance di titolo e l’idea non sembra essere così peregrina. Certo, la dimensione attuale di Auburn, a causa dei tanti cambiamenti di roster, la porta ad essere più una squadra che gravita intorno alla 20 piuttosto che in Top 5, Nella SEC parte dietro Kentucky, Alabama e Arkansas e alla pari con Tennessee, ma non vi sorprendete se i Tigers scaleranno posizioni in stagione.

La squadra sembra la riedizione più forte di quella del 2018: i due transfer Wendell Green e Zep Jasper possono essere i nuovi Jared Harper e Bryce Brown e l’innesto di K.D. Johnson da Georgia potrebbe fornire quel tanto di fisicità che i Tigers non hanno mai avuto nel backcourt. Dallo scorso anno torna una serie di alette fisiche e versatili come Allen Flaningan, Devan Cambridge e Jaylin Williams che garantiscono profondità, esperienza e difesa in un sistema che tende a valorizzare questo tipi di giocatori. Ma il grande passo in avanti Auburn lo può fare proprio grazie a Smith, che dovrebbe essere l’erede più forte di Chuma Okeke, e con il transfer da North Carolina, che diede a Smith una grande delusione battendolo nelle Elite Eight del torneo della Georgia nel suo anno da junior, Walker Kessler. 

La coppia Smith-Kessler rischia di far saltare il banco grazie alle loro capacità dall’arco dei tre punti (abilità mai sfruttata da Kessler a UNC), creando diversi grattacapi alle difese avversarie che dovranno affrontare un 5 fuori con due lunghi che possono sia attaccare il ferro che giocare all’interno, una serie di ali molto brave a tagliare l’area aperta dai tiratori e due guardie elettriche pronte a mettere pressione al ferro.

Di Jabari Smith si parlerà pure relativamente poco rispetto ad altri 5-star come Holmgren, Banchero e Bates, ma non sorprendetevi se finirà per essere uno dei migliori freshman dell’anno.

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