Quote by March Madness Sweet 16, il ranking dei 20 protagonisti

Quali saranno i protagonisti di queste Sweet 16? Alcuni, siamo certi, li conoscete già. Altri meno. Ecco tutti i giocatori da tenere d’occhio nelle prossime 8 appassionanti partite, in ordine di importanza.

20. Tyus Battle (SF, Syracuse)

Non esaltante il suo torneo, che lo sta vedendo realizzare medie al di sotto di quelle stagionali (13 punti e 32% dal campo). Eppure quando la palla pesa, gli Orange citofonano sempre a Battle. Suoi i canestri della staffa sia contro TCU che contro Michigan State. Più clutch di così.

19. Braian Angola (G, Florida State)

Giocatore con molti meno riflettori rispetto ad altri presenti nella lista. Ma se la bipolare Florida State balla ancora, lo deve anche (soprattutto) a lui. Nelle squadre pazze, talentuose ma da ottovolante come i Seminoles, serve uno che ci sia sempre, che faccia le piccole cose, un assist, un canestro o una recuperata. Ecco a voi Angola.

18. Barry Brown (G, Kansas State)

Dopo il suo anno da freshman, si accostava al suo nome la parola Nba. Ha scelto di restare al college e lo scorso anno non ha pagato. Ma per confidenza, capacità di crearsi il tiro, atletismo e, soprattutto difesa, il junior dei Wildcats ha effettivamente una marcia in più. Gli manca un acuto, e il Torneo è il palcoscenico migliore.

17. Clayton Custer (PG, Loyola Chicago)

Quando ha la palla in mano, succede qualcosa di buono per Loyola, è quasi matematico. Play bianco un po’ old school, rognoso in difesa, capace di dettare i ritmi dell’attacco, sempre presente se c’è da mettere una tripla su uno scarico. Poi vabbè, ha deciso che la vinceva da solo contro Tennessee. E l’ha fatto. Chapeau.

 

16. Gabe DeVoe (PG, Clemson)

Il reparto esterni è la vera forza dei Tigers e il senior è stato finora la sua punta di diamante con due grandi prove balistiche nelle convincenti vittorie contro New Mexico State e Auburn: due gare chiuse a quota 22 punti e con un complessivo 10/14 da due e 8/14 da tre. Se non ti punisce da fuori, lo fa con il jumper o in penetrazione: inarrestabile.

15. Muhammad-Ali Abdur-Rahkman (SF, Michigan)

Quando i giochi si rompono e servono punti, ci pensa lui. La guardia dei Wolverines è cresciuta anno dopo anno e ora, da senior, sta giocando il suo miglior basket, fatto di consapevolezza, faccia tosta, mezzi atletici e tiro. Ecco, finora è 1/12 da 3. Se inizia a entrargli dall’arco, son problemi per tutti.

14. Killian Tillie (PF, Gonzaga)

L’inizio del torneo è stato difficile, 9 punti e 8 rimbalzi nelle due gare iniziali per un giocatore che in stagione viaggiava a ben altre cifre. Il francese resta comunque uno dei pilastri della squadra di Mark Few, grazie alla sua doppia dimensione e alla sua verticalità.

13. Johnathan Williams (PF, Gonzaga)

Il lungo degli Zags ci tiene a chiudere al meglio la sua carriera collegiale, dopo quattro anni in cui è migliorato di stagione in stagione. Una certezza finora, insieme al freshman Zach Norvell Jr., da lui ci aspettiamo giocate ad alto tasso di spettacolarità.

 

12. Udoka Azubuike (C, Kansas)

Senza voto vs Penn (solo 3 minuti) visti i problemi al ginocchio sinistro, determinante contro i Pirates nel Round of 32. Coach Bill Self lo ha indicato a fine gara come la chiave della vittoria di Kansas: 22 minuti di pura energia nei quali ha duellato sotto i tabelloni contro Angel Delgado e ha messo la sua firma sulle giocate dell’allungo Jayhawks a inizio secondo tempo. Sta tornando.

11. Tyler Davis (C, Texas A&M)

Il totem di Texas A&M, insieme a Robert Williams, forma uno dei backcourt più forti e completi della March Madness. Dopo la doppia doppia da 14 punti e 15 rimbalzi contro Providence, è stato assolutamente dominante nella partita con North Carolina. Udoka Azubuike chi?

10. Caleb e Cody Martin (F, Nevada)

Che coppia! Uno (Caleb) più realizzatore, istintivo, tiratore da 3. L’altro (Cody) più passatore, difensore, ragionatore. Si integrano, si cercano. I gemelli Martin sono diventati uno spettacolo per gli occhi. Due all-around di 2 metri capaci di fare tutto, con eleganza e talento. Quando poi si aggiunge la grinta, si salvi chi può.

 

9. Vincent Edwards (SF, Purdue) e Carsen Edwards (PG, Purdue)

Passa tutto da loro, nel bene o nel male, soprattutto visto che la squadra a meno di miracoli dovrà fare a meno del centro Isaac Haas. Vincent è il più talentuoso, un 6-8 che può segnare da sotto e da fuori (4/6 e 2/2 da 3 contro Butler) ma a tratti poco grintoso, Carsen una delle PG più sottovalutate del college, combattivo e prolifico.

8. Keenan Evans (SG, Texas Tech)

Il leader dei Red Raiders è entrato in Kemba-Mode: lascia fare i suoi compagni durante la partita, poi la risolve lui con delle grandi giocate. Super efficiente al tiro, 66% da tre, quasi perfetto nelle lettura e nella difesa. Texas Tech è l’outsider dell’East Regional e Evans è pronto a trascinare i suoi al miglior risultato della storia dell’ateneo, che non ha mai superato le Sweet Sixteen.

7. Jevon Carter (PG, West Virginia)

Il giocatore più determinante per una squadra, e in realtà le ottime cifre delle prime due partite (25 punti, 4.5 rimbalzi, 6.5 assist e 5.5 recuperi) non dicono tutto. Perché non chiariscono che, senza di lui, West Virginia semplicemente non va da nessuna parte e non funziona sia in attacco, sia in difesa. L’anno scorso giocò male le Sweet 16 contro Gonzaga, ma questo è l’ultimo giro e difficilmente ripeterà quel 6/17.

 

6. Grayson Allen (SG, Duke)

I Blue Devils non possono fare a meno dell’apporto del loro leader. Anche se non sempre impeccabile, è Allen che decide quando alzare l’intensità e scatena i compagni. Con un gioco da quattro punti o tuffandosi sul pallone per evitare che esca, è l’emblema della voglia di vittoria che ha Duke. 13 punti e 6 assist le sue medie in due gare.

5. Moritz Wagner (PF, Michigan)

I Wolverines hanno bisogno che torni il Mo Wagner di inizio stagione se vogliono fare ancora strada. Va detto che, di solito, il centro tedesco si esalta più il match è combattuto e tirato. È il miglior lungo tiratore della Ncaa, ma le potenzialità da primo giro Nba per ora si sono viste (a tratti) solo contro Houston.

4. Robert Williams (PF, Texas A&M)

Macchina da highlights con il suo atletismo strabordante, già due windmill e un cremone su Pinson che rimarranno nella storia del Torneo. Braccia lunghissime, rimbalzi e stoppate sono il marchio di fabbrica del sophomore di Texas A&M, fisico cucito su misura per la NBA.

 

3. Jalen Brunson (PG, Villanova)

Non si è visto il miglior Brunson contro Alabama. Ha chiuso con 12 punti 3/6 da 3 più 4 assist e 2 recuperate e non-era-il-miglior-Brunson. Capito di che giocatore parliamo? Con lui in campo, i Wildcats giocano un basket da sogno, forse un filo perimetrale, ma sempre da sogno.

2. Devonte’ Graham (PG, Kansas)

Nelle prime due partite, abbiamo visto i due volti di Graham: go to guy contro Penn con una prova totale da 29pts-6reb-6ast prendendo per mano i Jayhawks e trascinandoli quasi da solo alla vittoria; floor general nella partita contro Seton Hall quando, vista la giornata no al tiro (1/7), è stato la miccia che ha messo in ritmo i Jayhawks con 9 assist. Leader vero.

1. Mikal Bridges (SF, Villanova)

Faccia impassibile, fisico scolpito, petto un po’ in fuori, Bridges sembra sempre un po’ tra le nuvole. In realtà è tra i migliori difensori dell’intera Ncaa, è un atleta sottovalutato e, soprattutto, è un tiratore mortifero da 3 (più o meno da qualsiasi distanza all’interno di un palazzetto). Chiedere ad Alabama per conferma: nel secondo tempo, pronti-via, Bridges ha segnato 19 punti in 5 minuti e 30” con 4/4 dall’arco. Poi si è seduto in panchina come se avesse fatto una corsetta.