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Arizona impressiona e Baylor sarà la nuova #1

Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 13 Dic, 2021

Settimana da incorniciare per Arizona, trionfatrice spettacolare in casa di Illinois, e Baylor, prossima numero 1 della AP Top 25 dopo aver purgato Villanova senza se e senza ma. Ecco le pagelle della Week 5.

 

Bennedict Mathurin (Arizona). Il volto che meglio rappresenta la squadra di Tucson, ancora imbattuta (9-0) e autrice di una magnifica vittoria contro una formazione in netta ascesa, in un ambiente bollente e ostile, giocando un’ottima pallacanestro. Assolutamente dominante nelle sue ultime tre uscite, contro Illinois ha messo insieme ben 30 punti (season-high) con 5/9 da due, 5/8 da tre, 5/6 ai liberi. Atletico, versatile, tiratore ultra affidabile anche in movimenti che, al college, non troppo spesso appartengono a giocatori che sfiorano i 2 metri d’altezza. Terrificante il modo in cui ha ampliato il proprio repertorio: non a caso, è uno dei giocatori maggiormente in ascesa nei vari mock draft. Da segnare, seguire, ammirare.

La partita tra Alabama e Houston. Tra le mille voci statistiche offerte da KenPom c’è anche l’excitement ranking, un punteggio assegnato alle gare più avvincenti. Ecco, Alabama-Houston è entrata fra le migliori 50 (l’unica in classifica con entrambe le squadre nella AP Top 25). È stata una grande partita, equilibrata, con giocate tecniche e atletiche, difese vere e grandi prestazioni individuali. Un perfetto spot per questa stagione di college basket.

Baylor. L’unica squadra di tutta la D1 in Top 5 sia per efficienza offensiva che difensiva. Contro Villanova, la prima si è fatta vedere il giusto, ma la seconda si è mostrata in tutto il suo splendore: 57-36 il risultato finale per una mazzolata di proporzioni storiche che ora lancia i Bears come #1 virtualmente sicuri di questa settimana nella AP Poll. Insomma, Scott Drew colpisce ancora: la sua retroguardia ha individualità e organizzazione di squadra su livelli, almeno per ora, impareggiabili. E, come in un film già visto, i vari volti nuovi incidono meravigliosamente, dal transfer James Akinjo (16 punti, 7 rimbalzi, 5 assist) alle matricole Kendall Brown e Jeremy Sochan.

Ron Harper Jr. (Rutgers). Nonostante la fatica matta nel rivalry game con Seton Hall (solo 3/12 dal campo), non possiamo che metterlo in alto nelle pagelle dopo la sua prestazione iconica contro Purdue. Ha iniziato con 5/5 da tre punti per far capire ai Boilermakers che non sarebbe stata una gara qualunque. Poi nel finale ha messo a segno tutti i canestri decisivi, compreso il tiro da centrocampo che ha regalato la vittoria sulla sirena. Super voto per una super prestazione: il figlio d’arte è infatti il primo giocatore nella storia della Division I a registrare sia 30 punti che un buzzer beater contro una numero 1 della AP Top 25.

Bryce Aiken (Seton Hall). In una squadra che vince e convince (battute d’autorità Texas e Rutgers in settimana) grazie a contributi piccoli o grandi da parte di tutti, ci piace passare l’evidenziatore sul nome di Bryce Aiken, un nostro pallino dai tempi di Harvard. Martoriato da infortuni, più in ombra che in luce l’anno scorso, è stato poco preciso ma clutch coi Longhorns, mentre coi rivali del New Jersey è stato clutch e basta. Anzi, clutch ed essenziale nel dare un contributo offensivo efficiente (con un pizzico di spettacolo) che ha permesso a SHU di togliere un po’ di peso dalle spalle di Rhoden e Richmond: 22 punti in 29 minuti con 7/12 dal campo e 5/5 ai liberi. Bravo.

Jack Nunge (Xavier). Entra, mette subito una tripla – mica male per un sevenfooter – e da lì in poi non si ferma più, fra rollate a canestro chiuse con autorità e colpi di fino assortiti che segnalano la sua versatilità. L’ex Iowa ha sculacciato gli odiati rivali di Cincinnati con una prestazione memorabile: 31 punti e 15 rimbalzi in 29 minuti di gioco, con 7/10 da due, 2/4 da tre, 11/15 ai liberi. Da unico big man in campo o in versione “due torri” con Zach Freemantle, avere uno così dalla panchina è in ogni caso un gran bel lusso.

Daniel Batcho (Texas Tech). Come essere decisivi segnando 4 punti. Il lungo francese è stato il migliore di una difesa, quella dei Red Raiders, praticamente perfetta nella vittoria con Tennessee (66.9 in Adj. Defense Efficiency). A 211 centimetri d’altezza fa un lavoro egregio sia a protezione del ferro (due stoppate fragorose contro i Vols) che nel tenere gli esterni sui cambi. Piedi da ballerino e spalle da Ken il Guerriero, è instancabile nel presidiare i tabelloni (11 rimbalzi) e nel correre da una parte all’altra del campo. Con un minimo di produzione offensiva, sarebbe da Draft già adesso. La sensazione però è che sia uno di quelli che non restano al college fino alla laurea.

Micheal Anumba (Winthrop). Mai abbastanza celebrato, pur essendo stato titolare nelle due migliori versioni di sempre degli Eagles. E quando strappa qualche complimento, è sempre e solo la sua difesa a essere menzionata. Il reggiano però sa essere anche una guardia di una certa efficienza offensiva che pare seguire alla lettera il verbo degli analytics (o va al ferro o tira da tre, il mid range non esiste). Nella bella vittoria su Furman è stato decisivo con una statline immacolata: 18 punti con 2/2 da due, 3/3 da tre e 5/5 ai liberi, per la quarta gara in carriera chiusa in doppia cifra realizzativa senza sbagliare nemmeno una conclusione dal campo.

Marcus Bingham (Michigan State). Finalmente una serie di prestazioni, sue e della squadra, che permettono al lungo di Michigan State di comparire in classifica. Gli Spartans non sono ancora da piani alti e anche Bingham non è ancora il talento che da anni aspetta coach Tom Izzo, ma qualche segnale inizia a vedersi. Nell’ultima uscita contro Penn State, per lui, 12 punti con un solo errore dal campo, 13 rimbalzi e 3 stoppate. E Michigan State è a quota 2-0 nella Big Ten.

Jake LaRavia (Wake Forest). I Demon Deacons battono un colpo, anzi due: la vittoria contro Northwestern poteva essere un fenomeno isolato, ma è stato confermato col successo fuori casa contro Virginia Tech. E allora sta a vedere che, in una conference un po’ ammaccata come la ACC, Wake Forest non riesca per una volta a fare meglio delle aspettative. E LaRavia, il lungo ex Indiana State è una delle note positive della stagione: viaggia a 14 punti di media, massimo in carriera, con 5.7 rimbalzi e 2.9 assist a gara.

Kofi Cockburn (Illinois). La quota rimbalzi è ok, lì ci siamo: 15 poi 18 e 13 nelle ultime tre uscite. Ma nonostante venga servito con continuità dai compagni sta facendo una fatica incredibile a mettere la palla nel canestro. Certo, il centro di Illinois è osservato speciale di tutte le difese del college, ma deve per forza iniziare a contribuire con continuità o finisce per stare sotto il par, in zona 5. Contro Arizona – che ha fatto un lavoro impeccabile su di lui – anche 5 palle perse. Impossibile dargli la sufficienza.

BYU. Gli infortuni nel frontcourt (Gavin Baxter è out da due settimane, Richard Harward lo è da inizio stagione) stanno mostrando la coperta corta di una squadra che, a tratti, era sembrata una piccola corazzata. In settimana, missione compiuta contro Utah State, ma poi con Creighton – tanto di cappello a loro, chi se lo aspettava che fossero così buoni? – è stata schiacciata su entrambi i lati del campo. Una partita a senso unico (-18 all’intervallo, margine poi limato a buoi scappati) con Alex Barcello lasciato solo nella sua personale interpretazione di Maciste contro tutti (28 punti). Dita incrociate affinché arrivino buone notizie dall’infermeria.

UConn. Settimana orrenda per la squadra femminile. Il responso medico sull’infortunio di Paige Bueckers parla di 6-8 settimane per recuperare, ma la giocatrice sta valutando di sottoporsi a un intervento chirurgico che, in tal caso, la obbligherebbe a un’assenza ancora più lunga, di fatto chiudendo qui la sua annata da sophomore. Alla prima partita senza la sua stella, le Huskies si sono infrante rovinosamente contro la difesa di Georgia Tech – e brave Lorela Cubaj e compagne! – perdendo con un unranked team per la prima volta dopo ben 250 gare. Poi è arrivata una reazione vincente contro UCLA, ma senza Bueckers sarà comunque difficile tenere la testa a galla.

Nebraska. Alcuni giorni fa ShotQuality indicava Notre Dame e Nebraska come due high-major che, più di tutte le altre, avrebbero dovuto cominciare a raccogliere risultati migliori, vista la bontà analitica dei possessi giocati. Ecco, gli Irish hanno risposto subito con un upset su Kentucky, mentre gli Huskers sono stati piallati da Auburn: 99-68 e quarta sconfitta di fila, la seconda con uno scarto superiore ai 30 punti. La compagine di Fred Hoiberg è una delle peggiori di tutta la D1 per percentuali da tre e per rimbalzi offensivi: in pratica prende buoni tiri, ma li sbaglia e non raccoglie nemmeno seconde opportunità. Così è impossibile giocarsela.

Tyree Appleby (Florida). Un po’ è colpa della squadra, ma gran parte è farina del suo sacco. Nell’arco di una settimana i Gators hanno rimediato un record di 1-2 con sconfitte contro una Maryland in rebuilding e contro Texas Southern che, fino a quel momento, era 0 vinte e 7 perse. Appleby è sempre partito in quintetto fino alla gara contro Oklahoma (2/12 dal campo) e in quella successiva, partendo dalla panchina e contro la fenomenale Texas Southern, non ha mai visto il canestro (0/6 da tre) e, quando aveva la palla in mano, la perdeva. Un disastro.

Kentucky. L’esordio onorevole con Duke e le sette vittorie successive (contro squadre di basso profilo) avevano illuso un po’ tutti. Con Notre Dame, prima avversaria decente affrontata in un mese, i nodi sono venuti al pettine: le guardie hanno sparacchiato malamente e Sahvir Wheeler in particolare è apparso non all’altezza di alcun compito. Mandiamo un bacio a Oscar Tshiebwe, l’unico che non tradisce (25 punti). Ah, nel frattempo c’è pure la squadra femminile che ha perso il rivalry game contro Louisville, con la stella Rhyne Howard fondamentalmente sparita di scena. Insomma, settimana da dimenticare su tutti i fronti a Lexington.

Villanova. La difesa di Baylor ti stritola come un’anaconda ma ciò non giustifica una prestazione offensiva così brutta da aggiornare i record negativi del programma: 36 punti segnati, peggior fatturato di una squadra in Top 10 da quando esiste il cronometro dell’azione; prima partita chiusa sotto i 40 punti per i Cats dal 1979; peggior percentuale dal campo (22.2%) in vent’anni di gestione Jay Wright. Si è detto e ripetuto che il problema di Nova consiste più che altro nelle rotazioni corte (per la cronaca, Bryan Antoine ha appena ricominciato ad allenarsi), ma la disfatta di Waco ha evidenziato limiti netti nell’adattare la creazione dei tiri alle caratteristiche dell’avversario e, sorprendentemente, anche nella tenuta mentale dei singoli, persino dei più esperti.

Missouri. Nessuna persona sana di mente avrebbe puntato sull’upset in casa di Kansas nel tanto atteso ritorno della Border War, ma forse in dieci minuti di equilibrio, quello sì. Macché, nemmeno quello: Mizzou è colata a picco già dalle prime azioni e la sua pochezza generale si è tradotta infine in un umiliante 102-65 in favore dei rivali. Roster di talento scarso e senza uno straccio di gioco: Cuonzo Martin non è menzionato praticamente mai fra i coach a rischio licenziamento, ma c’è da chiedersi quanto potrà tirare avanti in un campus che si aspetta qualcosa di meglio dell’andare al Torneo una volta ogni tanto solo per essere eliminati al primo turno.

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