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Scottie Barnes, la versatilità al potere

Scottie Barnes Florida State
Autore: Giulio Scopacasa
Data: 2 Gen, 2021

Perché uno scout NBA dovrebbe scegliere Scottie Barnes in lotteria? Probabilmente perché c’è già una quantità discreta di cose che già adesso sa fare su un campo da basket e perché è facile intuire quanto possa migliorare ancora. Nonostante abbia iniziato la stagione con alti e bassi, si prospetta un’evoluzione positiva per il giocatore di Florida State.

Kevin Boyle, allenatore di Montverde, dove Scottie ha giocato con Cade Cunningham e Day’Ron Sharpe, lo ha definito un lavoratore instancabile. D’altronde, anche lui stesso si racconta come un ragazzo molto semplice, sempre concentrato su scuola e allenamenti.

E se Boyle è l’allenatore che finora ha avuto maggior impatto sulla sua carriera cestistica, John Simpson è quello che lo ha supportato di più nella vita privata. Dopo aver ricevuto un paio di scarpe da basket nuove e aver dormito qualche volta a casa del coach, Scottie si è trasferito definitivamente, anche per togliere un po’ di peso dalle spalle della madre. “Dopo un anno mi ha chiesto ‘Posso chiamarti papà?’ Allora gli ho detto ‘Certo. Puoi chiamarmi papà, puoi chiamarmi coach, puoi chiamarmi come vuoi’. Ho detto sia a lui che a sua madre che ci sarei sempre stato per lui”, ha raccontato l’allenatore a The Athletic.

Scottie Barnes high school

Scottie Barnes in high school quando giocava per la squadra di coach Simpson, qui contro la sua futura Montverde

Leonard Hamilton è adesso la terza figura chiave della sua ascesa, oltre a essere una specie di sintesi dei primi due. Coach di successo e amatissimo dai suoi ex giocatori, punta forte sul talento di Barnes per mantenere FSU ai vertici della ACC.

La crescita fisica e il ruolo a Florida State

In campo si è sempre distinto, ma un netto miglioramento è arrivato quando si è anche sviluppato fisicamente. “È diventato una vera e propria minaccia in campo, è passato dall’essere un buon giocatore all’entrare nelle palestre e sentire That’s Scottie Barnes, ha detto Simpson. Quando sono iniziate ad arrivare le offerte, prima UCF, poi tante altre, la scelta è ricaduta su Florida State.

L’intensità degli allenamenti e la familiarità dell’ambiente sono due delle ragioni che hanno convinto il prospetto a scegliere i Seminoles. Oggi Scottie è alto 206 cm con 218 cm di wingspan, un freak atletico in grado di spaventare anche il più forte degli attaccanti avversari. Nonostante non sia ancora troppo consapevole dei propri mezzi, in campo è uno spettacolo da vedere, non soltanto per i calzettoni lunghi molto old school che porta.

Stile a parte, Barnes si sta già prendendo responsabilità non di poco conto in una squadra profondissima per gli standard Ncaa (ben nove giocatori con minutaggio medio in doppia cifra): terzo per minuti in campo (26.4) e primo per Usage Rate (25.9), guida anche la squadra per assist distribuiti (4.3).

Coach Leonard Hamilton infatti è intenzionato a forgiare una vera e propria point guard. Scottie ha già grandi qualità di passaggio e un QI sopra la media che gli permettono di avere spesso e volentieri intuizioni ed esecuzione su livelli alti, oltretutto disponendo di una taglia che gli permette vantaggi proibiti a molte altre PG in termini di visione di gioco.

Scottie Barnes è forse il giocatore più versatile della nazione. O almeno può diventarlo. Grazie alle sue doti atletiche di primo livello può cambiare su tutti i ruoli ed essere efficace nel contrastare il pick and roll avversario. È sempre attivo sia sulle linee di passaggio che sul portatore di palla e, grazie a letture di qualità, ruba 1.7 palloni a partita (dato che può crescere ancora, visti i mezzi a disposizione).

 

Se difesa e creazione per gli altri sono di tutto rispetto, non si può dire lo stesso per la fase realizzativa. Partiamo dalle cose buone: ha un atteggiamento ottimo, quello di chi non si tira mai indietro, si inserisce senza problemi nel sistema di gioco (nonostante non sia ancora un vero e proprio creatore dal palleggio), va al ferro con costanza, è coordinato e sa segnare anche in occasioni importanti. Per esempio contro Indiana ha messo questo canestro, pesante e non proprio facilissimo.

 

Ci sono un po’ di dettagli da migliorare qui e là: il palleggio con la mano sinistra, la selezione di tiro in transizione e l’uso del piede perno in post basso (situazione di gioco in cui comunque è abile nel creare occasioni per i compagni).

Il problema maggiore di Barnes però risiede nel tiro. La meccanica va migliorata e al momento gli garantisce soltanto il 27.8% da tre punti su 2.6 tentativi a partita. Nemmeno a cronometro fermo le cose vanno bene, anzi. Fin qui ha messo insieme un orrido 42.3% ai liberi. È vero che si tratta di un campione statistico molto basso (11 su 26 in totale) ma il dato è davvero impietoso.

 

Una scelta da lotteria?

Le probabilità che si dichiari per il Draft 2021 sono ovviamente alte, dato che si parla di un giocatore di quel potenziale e che gode di credito altissimo da molto tempo ormai. Nel nostro ultimo Super Mock Draft, lo trovate alla #9 a tallonare Jalen Johnson e Ziaire Williams. Secondo Kevin Boyle, il ceiling di Barnes è simile a quello di Kawhi Leonard, un giocatore arrivato nella lega senza essere un game changer offensivo tra i professionisti, ma con il talento per poterlo diventare senza neanche troppi sforzi.

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