Quote by Texas Tech e Kansas State regine della Big12

You should see me in a crown” canta Billie Eilish, riprendendo la celebre frase del Professor Moriarty nella serie tv di Sherlock. Se lo devono essere ripetuti nella testa come un mantra i giocatori di Kansas State e Texas Tech, dato che sono entrati nella storia per esser state le squadre che hanno interrotto la striscia di quattordici regular season vinte consecutivamente, record Ncaa, di Kansas. I Jayhawks si sono dovuti accontentare del terzo posto e la sorpresa Baylor è arrivata al quarto, mentre sorprendentemente West Virginia si è piazzata all’ultimo. Al via il torneo di conference, ecco il tabellone.

Oklahoma State-TCU la prima partita. La finale sabato alle 23.00

SQUADRE

La migliore

Il duo vincente Texas Tech-Kansas State merita l’ex aequo anche qui. I Wildcats sono stati feroci e ai limiti della perfezione in difesa per tutta la durata delle partite, sono sopravvissuti a infortuni e hanno avuto un Barry Brown Jr. formato deluxe, fresco miglior difensore dell’anno della Big 12.

I Red Raiders sono stati dominanti, nell’ultimo mese anche in attacco, e non hanno pagato quel piccolo momento di appannamento che ha portato a tre sconfitte consecutive. Era dal ’96 che non vincevano la loro conference, allora era la Southwest. Ora hanno fatto incetta di premi con Culver MVP e Beard allenatore dell’anno della conference e, probabilmente, dell’intera nazione. Piccola chiosa campanilistica: il premio di Most Improved Player, forse, lo meritava più Moretti di Kristian Doolittle di Oklahoma.

La delusione

Mettere Kansas ci sembrava diabolico. Hanno avuto moltissime defezioni e, nonostante tutto, sono arrivati alla penultima giornata ancora in corsa per il titolo. Quindi viriamo su West Virginia. Pronosticati come la terza forza della conference, già dall’esordio contro Buffalo hanno fatto capire che sarebbe stato un anno di transizione. Sagaba Konate è andato presto fuori per infortunio, Esa Ahmad e Wesley Harris sono stati mandati via dal programma e James Bolden ha deciso di trasferirsi. Da un’annata nera finita all’ultimo posto e con un record ai limiti dell’osceno, Bob Huggins ha trovato due perle del calibro del centro freshman Derek Culver e del playmaker gigante Jermaine Haley. Da loro ripartirà il ciclo futuro dei Mountaineers.

La sorpresa

La flessibilità dovrebbe essere un cardine per un allenatore arrivato ad alti livelli. Scott Drew ha dimostrato di esserlo. Ha rivoltato come un calzino le sue convinzioni fatte di difesa a zona e contropiede per trasformare Baylor in una squadra da run&gun divertente e letale. Primi per efficienza offensiva e tiro da tre in Big 12, secondi nell’intera nazione per percentuale di rimbalzi offensivi presi, 38.1%. Mark Vital, Devonte Bandoo e Jared Butler sono il trio su cui ripartiranno i Bears l’anno prossimo, senza contare il ritorno di Tristan Clark che, fino al momento del suo infortunio, era il miglior scorer di Baylor. Makai Mason e King McClure proveranno a rendere dolci le loro ultime apparizioni con la maglia di Baylor.

GIOCATORI

Il migliore

Jarrett Culver è stato autore di una crescita impressionante durante la stagione culminata con alcune prestazioni meravigliose nelle partite più difficili della striscia di nove vittorie consecutive. Ne elenchiamo giusto un paio: 26 punti e 47% dal campo contro Kansas, 17+7+6+5 rubate contro Tcu e career high ritoccato, 31 punti e 63%  nell’ultima partita, che ha portato il titolo a Lubbock, contro Iowa State. Numeri di autentica stella, giocatore sempre in controllo, mai egoista pur essendo chiaramente la prima opzione della squadra. Tanti dei meriti di questa stagione sensazionale vanno ascritti ai suo miglioramenti rispetto alla scorsa stagione, il titolo di MVP della Big 12 è strameritato. Ora sarà March Madness per lui, poi spiccherà il volo per l’Nba.

La delusione 

Sempre difficile trovare una singola delusione in una conference così di alto livello e così complicata. Quentin Grimes è, però, il giocatore che ci si avvicina di più. Arrivato con la fama di scorer di razza ma anche altruista, Mvp dei mondiali U-18 vinti da trascinatore della selezione USA con Bill Self sulla panchina, ci aveva stregato con quel suo inizio da urlo, 6/10 da tre, contro Michigan State. Da lì in poi, il nulla. I suoi numeri parlano chiaro: 7.8 punti a partita, 35% da tre, tanti assist quante palle perse, peggior Net Rtg della squadra, -12.1. Non è mai riuscito a sbocciare in un contesto da sempre difficile per gli esterni che non hanno la palla in mano. Le sue quotazioni draft sono scese, tanto da scomparire dai mock.

 

La sorpresa 

Ci sono tanti nomi degni di menzione per questo award. Ochai Agbaji è saltato fuori dal nulla, non si pensava che freshmen come Jaxson Hayes e Derek Culver potessero prendersi da subito il proscenio, Thomas Dziagwa è stato il giocatore più continuo in una derelitta Oklahoma State. Scegliamo di premiare Marial Shayok, rivitalizzato dall’alto ritmo e il free-flow offense di Steve Prohm. L’ex Virginia è stato inserito nel primo quintetto della Big 12 e in quello dei newcomers (i transfer, sostanzialmente) della Big 12 grazie alla sua miglior stagione in carriera: 19 punti a partita, ha flirtato con il 50+40+90 per tutta la stagione tutto questo non avendo la palla in mano ed essendo il miglior difensore sulla palla dei Cyclones. Occhio che potrebbe trascinare Iowa State ad un gran torneo.