Quote by Tyrese Maxey, la nuova stella di Kentucky

“Big Time Players makes Big Time plays in Big Time games”. La frase di Santana Moss, ormai adagio popolare, può calzare per certi giocatori: Tyrese Maxey è uno di questi. Il freshman di Kentucky si è fatto ampiamente notare in alcuni big match. All’esordio contro Michigan State, 26 punti e tripla decisiva. Contro Louisville, 27 punti (record per una matricola di UK nel derby). Nella sfida contro Edwards di Georgia, 17 punti, 8 rimbalzi, 7 assist, 4 stoppate. In tutto, 22.7 punti di media negli scontri contro Top 5 team.

Da un papà a un altro

Cresciuto con un papà-coach come Tyrone, che lo allena da quando aveva 8 anni e che Tyrese definisce così: «Mio padre è un pazzo, ma gli voglio bene da morire perché è grazie a lui che vedo il gioco in maniera diversa». Un padre sempre presente alle partite del figlio, ma che non potrà ripetere il rito anche al college a causa di una malattia non rivelata al pubblico. 

Tyrone gli ha insegnato che, per avere un impatto sulla partita, non serve per forza segnare, ma serve fare la cosa giusta. Raramente Maxey forza una giocata, un tiro o accentra le attenzioni su di lui. A meno che non gli sia richiesto: «Abbiamo un sacco di ragazzi nella nostra squadra che sono in grado di fare canestro. Quindi non ho bisogno di segnare ogni singola notte. Devo solo aiutare i miei compagni di squadra vincere», ha commentato dopo la partita contro Georgia Tech, dove aveva fatto 0 su 9 dal campo.

Tyrese Maxey coi genitori Tyrone e Denyse

Prima della partita contro Michigan State, il padre gli ha mandato un messaggio d’incoraggiamento con tre lettere: LNB, Leave No Doubt. La risposta è stata eloquente. Maxey sembra essersi ambientato alla grande a Lexington, anche perché ha trovato in John Calipari un secondo padre e in Kentucky il sogno di una vita«Kentucky was my goal since I was young and Calipari is like my dad, push me to the best». Nel derby di dicembre contro Louisville, il padre è riuscito a muoversi dal Texas per andarlo a vedere. È andata così.

 

Leader, Nba e complimenti

Se Anthony Edwards è dato alla numero 1 del prossimo Draft, Maxey non dovrebbe finire troppo distante. Per lo scout di Espn Mike Schimtz, potrebbe essere un talento quasi da Top 5. Non ha il fisico statuario del giocatore dei Bulldogs (192 cm per 90 kg), ma per noi è decisamente più solido. È raro trovare in un freshman uno repertorio offensivo variegato come il suo. Cassius Winston dopo l’esordio ha detto “pensavo fosse bravo, ma non credevo fosse così dinamico”. Per questo Calipari ha costruito l’attacco intorno a lui. 

 

I due set principali lo vedono creare con la palla in mano o uscire dai blocchi. Per il momento, la prima soluzione è quella che funziona di più (0.95 punto per possesso da portatore di palla nei pick and roll), soprattutto quando si avvicina al canestro, dove con i suoi floater, la sua fantasia e l’agilità nel concludere arriva al 67% al ferro.

 

Non ha una velocità d’élite come il compagno di backcourt Ashton Hagans, ma la capacità di coordinazione al ferro è tra le migliori mai viste nell’ultimo periodo. Il tiro da tre non entra (28.1% su 4 tentativi a partita) come quello del compagno Immanuel Quickley (42% sugli stessi tentativi), ma ha una meccanica migliore e ci si può lavorare. Nell’ultimo periodo, sta migliorando anche la creazione di gioco per i compagni, come sottolineano gli 8 assist contro Georgia e i 6 contro Georgia Tech.

 

Un super difensore

La difesa è la parte più sottovalutata del suo gioco ed è migliore anche di quella di Ashton Hagans, Defensive Player of the Year della scorsa SEC. Con Maxey in campo, Kentucky concede 0.636 punti per possesso, mentre con Hagans il dato arriva fino a 0.89. Rapido di piedi, fisico abbastanza per dare fastidio alle guardie avversarie, Maxey è davvero ostico grazie all’attività delle sue braccia, sempre in cerca del pallone. In situazione d’isolamento, arriviamo a numeri di eccellenza assoluta: 0.273 per possesso.

 

D’altronde la mamma Denyse che lo conosce bene e che lo supporta da vicino, da quando il padre è impossibilitato, ha descritto il figlio così: «Tyrese è il tipo di giocatore che quando i riflettori s’accendono, si trasforma». E i riflettori stanno puntando sempre di più su di lui.