Quote by Vince Baylor, prima sconfitta per Arizona

Baylor infligge la prima sconfitta stagionale ad Arizona, tradita dal tiro da 3 e penalizzata dalle condizioni non ottimali di due giocatori chiave come Nico Mannion e Josh Green. La partita è stata tirata (come è già accaduto spesso nei match tra squadre del ranking come l’ultima tra Louisville e Michigan) ed è finita 63-58 per i Bears.

La squadra allenata da Scott Drew ha resistito all’ultima fiammata dei Wildcats, che hanno avuto il tiro del pareggio a 1 secondo dalla fine con Green. Va detto che Baylor, dal canto suo, ha dovuto fare a meno del suo principale lungo, Tristan Clark, uscito a metà del primo tempo per un problema al ginocchio e ha giocato in un palazzetto semi-vuoto (c’erano più tifosi di Arizona), perché tutti intenti a guardare la finale della Big 12 della squadra di football. Ecco cosa ha detto la gara.

Gli attacchi vendono i biglietti le difese vincono le partite

Se Baylor ha vinto lo deve alla sua difesa, che è stata aggressiva per tutta la gara. Menzione d’onore per Freddie Gillespie, MVP del match senza se e senza ma, che ha chiuso con 17 punti con 6/8 dal campo (career high), 13 rimbalzi, 5 stoppate e molte giocate difensive importanti per il risultato finale. Se i Bears sono questi, saranno una bruttissima gatta da pelare per tutte le squadre della Big 12, compresa Kansas.

Freddie Gillespie sbarra la strada a Zeke Nnaji (Photo by @BaylorMBB)

Il tiro dà, il tiro toglie

Arizona si presentava con il 42.9% dall’arco di squadra, quarta per percentuale in tutto il college basket e prima tra le formazioni di una Power Conference. La partita contro Baylor però è stata un incubo e si è chiusa con 2/18 dall’arco (11,1%). In parte merito della difesa dei Bears che ha lavorato bene con gli show sul p&r (che tanto piacciono a Nico Mannion, ad esempio), ma in parte è stata una pessima prestazione di squadra.

Mannion, l’unico a capici qualcosa

Se la difesa di Baylor è stata un fattore, l’unico a sembrare capirci qualcosa (non sempre, purtroppo per i Wildcats) è stato Nico Mannion. L’italiano non era in forma (in settimana si è allenato pochissimo), ma ha scelto comunque di essere in campo. Pur non essendo al meglio, gli unici sussulti di Arizona si devono a lui.

Ha chiuso con pessime percentuali (2/9 da due e 1/5 da tre), ma è stato diabolico nei minuti finali. Si è procurato liberi (8/8 alla fine), ha servito un assist al bacio per una tripla di Jemarl Baker e ha messo il runner della speranza a 11.8 secondi dalla fine. Peccato che il tiro della vittoria l’abbia preso Green.

 

Dietro la lavagna

Ecco, proprio Josh Green è tra i giocatori che hanno meno brillato. A sua discolpa anche lui non è stato bene in settimana e anche lui non era al massimo della forma. Però ha chiuso con 8 punti, 0/3 dall’arco e 3 palle perse, senza mai riuscire a incidere sui due lati del campo.

 

Tra le fila di Baylor invece Davion Mitchell ha fatto più danni che canestri. La guardia al secondo anno ha spesso la palla in mano, ma non sempre ne fa un uso saggio. Anzi.

Note sparse

Il junior Mark Vital (Baylor) ha chiuso con 0 punti e 5 falli, riuscendo comunque a incidere positivamente sulla gara. La sua energia è contagiosa. Il freshman di Arizona Zeke Nnaji è tornato sulla terra, dopo un inizio di stagione spaventoso. Adesso sembra un lungo atleticamente sopra la media, con grande potenziale di crescita, ma ancora (giustamente) da costruire. Le guardie dei Bears sono tante e tutte con talento: quando non gioca bene Jared Butler (13 punti ma con 3/12 dal campo) ci pensa Macio Teague a tirare la carretta (19 punti con 9/10 dalla lunetta e 7 rimbalzi).

Le chicche

Dalla panchina di Baylor si alza il sophomore Matthew Mayer, che gioca con una capigliatura da film nerd anni 80 e tira tutto quello che gli passa per le mani. Ma scommettiamo che il ragazzo emergerà. Nelle file di Arizona gioca invece il freshman Christian Koloko, 7 piedi magro con braccia chilometriche. Solo un lungo a protezione del ferro? No. Proprio no. Possibile rising star. Guardare per credere.