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Ayo Dosunmu, un jet pronto per la Nba

Ayo Dosunmu - Illinois
Autore: Manuel Follis
Data: 10 Feb, 2021

Mark Smith il primo febbraio del 1979 e poi Sergio McClain il 13 gennaio 2001. Fine. La lista di chi aveva registrato una tripla-doppia nella storia di Illinois era formata da due soli giocatori. Questo prima che Ayo Dosunmu decidesse di far comparire il suo nome nella storia del college e soprattutto di portare a casa la sfida contro Wisconsin. Particolare non da poco, Dosunmu ha fatto tutto questo contro un team del ranking, cioè uno dei più forti della nazione.

Il tabellino finale nella vittoria 75-60 contro i Badgers recitava 21 punti, 12 rimbalzi e 12 assist (il primo nella clip qui sotto). Restiamo per un secondo al capitolo “record statistici” che danno un’idea. Negli ultimi 10 anni solo tre giocatori hanno registrato una tripla doppia con almeno 20 punti contro un Top 25 team: Dennis Smith Jr. e Denzel Valentine cui si è aggiunto lo scorso 6 febbraio proprio Dosunmu.

 

Al momento la guardia-ala di Illinois è dato alla 30esima scelta nel nostro Super Mock Draft, ma ci sentiamo di scommettere che quando le franchigie Nba dovranno scegliere, il talento nato a Chicago verrà chiamato più in alto. Perché? Perché sa fare tutto, peraltro discretamente bene. Analizzandolo in ottica professionismo ci sono alcune caratteristiche che balzano agli occhi.

Una guardia nel corpo di un’ala piccola

In primo luogo, il fisico. Dosunmu è 196 cm per 90 kg con 206 cm di wingspan e porta in dote anche un discreto atletismo, motivo per cui è il secondo rimbalzista della squadra dietro al gigante Kofi Cockburn. In tutta la Big Ten tra guardie e ali piccole solo Franz Wagner di Michigan (che però è 206 cm) prende più rimbalzi a partita. Altre due caratteristiche perfettamente in linea con il ruolo che potrebbe avere in Nba sono la velocità in campo aperto e l’abilità di concludere al ferro oltre alla capacità di crearsi un tiro dal palleggio in autonomia, senza bisogno di essere innescato (anche se quando lo fa, quasi sempre si tratta di un jumper o di una penetrazione, raramente di una tripla).

In stagione viaggia a 21.2 punti di media, secondo dietro Luka Garza facendo meglio di altri prospetti come Trayce Jackson-Davis o Marcus Carr con il 48.6% dal campo e il 41.1% da 3 punti. Ecco, il tiro dall’arco era uno degli aspetti per cui Dosunmu, che già l’anno scorso interessava alla Nba, faceva sorgere qualche dubbio agli scout. D’altronde aveva chiuso la stagione 2019-20 con un poco scintillante 29.6%, percentuale che quest’anno invece si è trasformata, tanto che oggi il talento di Illinois è 11esimo in Big Ten tra i tiratori dalla lunga distanza.

Oltre a tutto questo, c’è una grande capacità di creare gioco per i compagni, non a caso è quinto in conference nell’assist rate, davanti a point guard pure, molto più propense a generare passaggi smarcanti. Il punto è che la sua abilità in penetrazione spesso gli concede vantaggi che anno dopo anno è diventato più bravo a sfruttare, anche se le palle perse sono un problema.

Un giocatore ormai maturo

Lasciando perdere la dichiarazione “sono rimasto perché voglio vincere il titolo Ncaa“, che di sicuro indica faccia tosta e ambizione ma non per forza maturità, la storia di Dosunmu fa pensare a un giocatore in grado di gestire le luci dei riflettori. Intanto, sa bene cosa sia il dolore. A 11 anni ha perso il suo migliore amico Darius, ucciso da un proiettile vagante nel mezzo di una sparatoria tra gang mentre era al campetto. Da quel giorno Ayo celebra i suoi canestri importanti con pollice e mignolo aperti, il simbolo del jet, per ricordare che Darius vola ancora.

Ayo Dosunmu - Illinois

Ayo Dosunmu che fa il segno del “jet” con la mano sinistra

La storia è più triste di così (la potete leggere qui per intero) e ancora oggi fa venire le lacrime a tutta la famiglia Dosunmu, soprattutto al capofamiglia Quam, conosciuto anche come coach Q. Sì, il padre della star degli Illini è un allenatore, e ha permesso al suo piccolo figliolo, il più giovane di quattro fratelli, di respirare parquet e palla a spicchi fin dalla più tenera età.

Il risultato? Flash forward al 26 dicembre 2020, ossia meno di due mesi fa. Partita in casa contro Indiana. A 10 minuti dalla fine gli Hoosiers sono in vantaggio di 5 punti, ma da quel momento va in scena l’Ayo-Dosunmu-show. Il ragazzo segna 18 punti sui 30 complessivi con 2/3 da due e 4/4 dall’arco. Illinois vince 69-60. Una grandissima performance, come però ce ne sono state altre, in questa stagione e in passato. La cosa particolare è che Dosunmu ha scelto il momento per sferrare il suo attacco. Ha giocato al gatto col topo. Lo ha spiegato lui stesso pochi giorni fa.

 

Dosunmu ha raccontato di averlo fatto apposta. Ha passato gran parte della partita “abituando” i difensori di Indiana ai suoi movimenti sui blocchi, facendo in modo che si abituassero e dessero per scontata la sua non-aggressività. Poi a 10 minuti dalla fine, quando ormai si erano “addormentati”, ha cambiato marcia: 18 punti e partita in ghiaccio (se riguardate la clip qui sopra vedete lo scatto improvviso e il fatto che Indiana fosse impreparata). Il tutto a 21 anni appena compiuti. La sua età, in effetti, potrebbe essere un problema per la Nba, anche se negli ultimi anni non sempre il teorema della giovinezza si è trasformato in qualità sul campo. In compenso, Dosunmu porterebbe una buona dose di consapevolezza e maturità.

D come difesa, D come difetti

Se c’è un aspetto del gioco in cui si sottovaluta Dosunmu è la sua difesa, che in parte si deve al fatto che il ragazzo è dotato di ottima mobilità laterale e di un’apertura di braccia notevolissima. Dei suoi rimbalzi abbiamo già parlato. Non che sia un rim protector, ma per il ruolo è un signor difensore. Qui sotto nella clip si vede un estratto del repertorio: difesa contro una guardia come Armaan Franklin, rimbalzo, conduzione del contropiede e passaggio smarcante (che il compagno non riceve a causa di un fallo).

 

I difetti più evidenti riguardano la selezione di tiro (ogni tanto eccede con il jumper dalla media, anche se ha buone percentuali), le palle perse già citate e il fatto che usi poco e male la mano sinistra (anche quando palleggio a sinistra, poi la penetrazione arriva quasi sempre da destra). In generale, i vantaggi che crea dal palleggio derivano più da grande rapidità iniziale e da leve lunghe che da un ball handling ubriacante. Certo, va anche detto che è quasi 2 metri e che compensa ampiamente questi suoi limiti.

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