Quote by Coach al primo anno: i compiti difficili

Si sa, per un allenatore di college non c’è anno più strano e complicato di quello d’esordio. È per questo che abbiamo parlato dei tanti – e intriganti – cambi di panchina nella SEC. La conference del sud-est non è però l’unica high-major interessata da novità importanti. In questa seconda puntata, spostiamo l’attenzione verso altri posti di primo piano, fra arrivi dal mondo professionistico e coach che si giocano la prima chance in una Power Six.

 

Juwan Howard, Michigan

  • Obiettivo: Non dilapidare l’eredità di Beilein
  • Chance al primo anno: Rimanere ai primi posti della Big Ten

Howard è chiamato a sostituire l’allenatore più vincente della storia di Michigan. Il pedigree dell’ex Fab Five è di primo pelo: adepto di Erik Spoelstra a Miami, da giocatore è stato allenato da Don Nelson e Jeff Van Gundy. In più, ha vicino in panchina un santone come Phil Martelli. Il suo obiettivo: metter su un attacco ispirato al mondo pro, una pallacanestro senza posizioni. Offensivamente, l’impianto lasciato da Beilein sembra perfetto per innestare queste idee. Per quanto riguarda la difesa, sono rimasti i leader Zavier Simpson (che intanto ha lavorato sul tiro da tre) e Jon Teske, uno dei centri più sottovalutati in circolazione. La stagione dei Wolverines passerà dalla crescita di Isaiah Livers, su cui Howard ripone grandi aspettative, e l’esplosione definitiva di Brandon Johns, ala tiratrice e versatile. Occhio anche a Franz Wagner, fratellino Moe, che avrà i suoi bei minuti nel reparto esterni.

 

Mick Cronin, UCLA

  • Obiettivo: Tornare, come minimo, al primo periodo di Howland
  • Chance al primo anno: Portare il Cincinnati-Style a LA

È possibile trapiantare nella città di Hollywood lo stile marziale di Cronin? La risposta potrebbe essere “sì”. L’ex coach di Cincinnati eredita una squadra che lo scorso anno ha avuto il miglior attacco e la peggior difesa della Pac-12, che ha forzato pochissime palle perse e ne ha perse troppe. Quella UCLA è stata insomma la manifestazione di tutto ciò che Cronin odia. Il coach ha infatti imposto tre regole: contestare sempre i layup, giocare duro e tenere il petto davanti all’attaccante. Può ripartire da due giocatori esperti come Prince Ali e Alex Olesinski e da una base di giovani, come il sophomore Jules Bernard, il redshirt freshman Tyger Campbell e il tiratore David Singleton. Riassume tutto la frase di Olesinski: “Abbiamo bisogno di qualcuno che ci spinga costantemente”. Eccovi accontentati. Mick Cronin al vostro servizio per sei anni.

 

Mike Young, Virginia Tech

  • Obiettivo: Mantenere gli standard di Buzz Williams
  • Chance al primo anno: Non finire ultimi nella ACC

Un’istituzione delle mid-major che arriva nella conference più competitiva della nazione. Mike Young, 299 vittorie in 17 anni e 5 titoli della SoCon con Wofford, arriva a Virginia Tech per ricostruire daccapo o quasi, viste le tante partenze avvenute, per non parlare del fatto che Buzz Williams, ora a Texas A&M, si è portato dietro l’intera classe 2019 precedentemente reclutata per gli Hokies. Risultato: la squadra ha ben nove underclassmen e il sogno di Young (head coach di una high-major a pochi chilometri da dov’è cresciuto) rischia di diventare un mezzo incubo, almeno per quest’anno. Wabissa Bede (junior) e Isaiah Wilkins (sophomore) portano in dote appena 8.5 punti di media in coppia e ora saranno chiamati a guidare il backcourt, supportati da un freshman, Jalen Cone, che potrebbe portare un po’ di punti da subito. Davvero poco, anche perché il reparto lunghi sembra molto scarno.

 

Fred Hoiberg, Nebraska

  • Obiettivo: Vincere la prima partita al Torneo NCAA della storia dell’ateneo
  • Chance al primo anno: Non finire ultimi nella Big Ten

The Mayor torna nella NCAA dopo l’esperienza coi Chicago Bulls, e lo fa con l’obiettivo di dare continuità a un programma che ha sempre alternato picchi a momenti bui. Ritmo e versatilità sono le parole chiave in attacco, comunicazione e intensità, quelle in difesa. Hoiberg ha sempre pescato alla grande fra i transfer e anche quest’anno non è stato da meno. A Cam Mack, JUCO transfer quotatissimo, affiderà le responsabilità creative. Matej Kavaš (da Seattle) è una guardia col fisico da ala e con un tiro mortifero. Dachon Burke (da Robert Morris) e Haanif Cheatam (da FGCU) dovranno confermare le loro doti realizzative nel mondo high-major (già conosciuto dal secondo con Marquette). Questi sono solo alcuni dei tantissimi neoarrivati che compongono la squadra. Al primo allenamento, Hoiberg ha elencato le cinque caratteristiche su cui si fonderà il programma: integrità, fiducia, lealtà, rispetto e lavoro di squadra. Bastano, perché tanto l’ambizione già ce l’ha messa lui.