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Due baltici e otto appunti: gli europei nella NCAA a novembre

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 2 Dic, 2021

Copertina: Kriisa e Tubelis, due degli europei nella NCAA più rappresentativi, nella vittoria di Arizona su Michigan (Photo by Marc-Grégor Campredon)

 

Stelle di squadre da Top 25, matricole rampanti, gente che fa la differenza nelle mid-major: ecco un primo bilancio in otto brevi appunti sui migliori giocatori europei nella NCAA al termine del mese di novembre.

 

Paolo Banchero, il migliore

Anche se ha chiuso il mese nella peggior maniera possibile (0/7 al tiro nel secondo tempo che è stato fatale a Duke contro Ohio State), lo spettacolo prodotto da Paolo Banchero è stato uno dei più belli di novembre nella NCAA. E ci vuole un po’ di tempo per togliersi dagli occhi quel che ha combinato nel big match contro Gonzaga, prima che i crampi lo limitassero. Quello è stato uno dei primi tempi più dominanti mai visti: attaccando Chet Holmgren a viso aperto, la sua è stata una sinfonia di jumper dal palleggio e attacchi frontali al ferro tanto decisi quanto difficilmente marcabili, con anche un tocco di proprietà di ball handling. Tutta roba che avrà fatto salivare gli scout NBA accorsi lì. Raramente abbiamo visto tanto ben di dio cestistico in un corpo di 2 metri e 10.

 

Ąžuolas Tubelis e Kerr Kriisa, la Baltic Connection

Veloce, divertente, vincente: la nuova Arizona di coach Tommy Lloyd sembra volare sulle ali dell’entusiasmo in questo primo scorcio di stagione (record 6-0, una vittoria complicata e per il resto tante goleade) e la sua ossatura europea ne è un fattore determinante. Ąžuolas Tubelis è il giocatore eccellente già osservato da freshman e anche qualcosa di più: sempre più a proprio agio con la fisicità americana, interpreta i ritmi serrati dei Wildcats in modo ottimo, facendosi trovare pronto a ricevere in area per concludere con grande efficienza realizzativa (1.56 punti per possesso in transizione). Poi, contro la difesa schierata, c’è anche un mix di tocco morbido da sotto e un pizzico di range (3 su 9 da tre fin qui). Il lungo lituano sta mettendo insieme 16.5 punti, 6.5 rimbalzi e 2.3 assist tranquilli, mentre il suo vicino di casa, l’estone Kerr Kriisa (10.0 punti, 5.3 assist), sta facendo innamorare gli americani. Sempre più sfacciato e finalmente utilizzato come point guard pura, il sophomore è una vera peste in difesa (non abbiamo tenuto il conto degli sfondamenti presi: sono comunque tanti), non teme tiri complicati dalla distanza (anche se la mira va e viene per ora) ed è un floor general tanto prezioso ora quanto in grado di suggerire importanti margini di miglioramento. Intanto a Tucson c’è anche Pelle Larsson che sta riacquistando la forma fisica e, pian piano, venendo fuori. Occhio allo svedese, quando sarà completamente pronto: può essere un jolly tattico molto importante dalla panca.

 

Saša Stefanović, coach in campo di Purdue

Meno celebrato rispetto alle altre componenti che fanno grande PurdueJaden Ivey da una parte, il mega tandem Edey-Williams dall’altra – l’americano di origine serba è comunque un ingrediente essenziale nella ricetta di coach Matt Painter. Chi meglio di lui, con tutta l’esperienza che ha accumulato, può trasmettere in campo lo stile dei Boilermakers? La sua enorme pericolosità da oltre l’arco dei tre punti (46.8% quest’anno, siamo a 40.3% in quattro anni di carriera) contribuisce in modo determinante nel non far collassare le difese avversarie sui lungagnoni di Purdue, i quali vanno riforniti il più spesso possibile per fare danni seri. Così è stato finora, in maniera sistematica, con Stefanovic che fa ampiamente il proprio dovere anche da questo punto di vista (ben 4.9 assist di media).

 

Moussa Diabaté e Jeremy Sochan, matricole da Draft

Per ora non li si vede spesso nei mock draft per il 2022, ma le cose potrebbero cambiare. Jeremy Sochan aveva ricevuto il trattamento che la stampa americana tende a riservare alle matricole che arrivano dritte dall’Europa, cioè un sostanziale chi-se-lo-fila-tanto-non-avrà-impatto-subito. Dal canto nostro, lo avevamo detto che poteva sorprendere. E così è stato. L’anglo-polacco ha in realtà sorpreso in piccola parte anche noi, perché non era scontato che potesse essere così brillante già a inizio novembre. La sua estrema versatilità difensiva ne fa un plus prezioso per Baylor e, se salirà di colpi anche a livello realizzativo, finirà sicuramente per far pronunciare le parole one-and-done a diversi osservatori. Moussa Diabaté, dal canto suo, è la nota più lieta fra le poche che hanno animato l’inizio di stagione di Michigan. Al momento, fra i due, è quello con maggiori possibilità di scalare i mock, benché con lui, per esempio, il tiro da tre sia virtualmente assente. Il francese è un’assoluta forza della natura in termini atletici, sprigiona una gran carica d’energia che va dalla difesa all’attacco, sembra avere una mentalità vincente e proprietà di palleggio di tutto rispetto per qualcuno della sua taglia (211 cm d’altezza).

 

Aljaž Kunc e Tristan Enaruna, una e più rinascite ad Iowa State

Se proseguirà su questi binari, la stagione di Iowa State sarà di grandi riscatti: per il programma (14 vittorie e 42 sconfitte nelle scorse due annate), per il suo nuovo coach (che non ha impressionato a UNLV) e per i giocatori. T.J. Otzelberger ha fatto il pieno di transfer in estate e li ha assemblati in maniera ammirabile fin qui, creando dal nulla una squadra da Top 25 che ha le gambe, il cuore e la testa per difendere alla morte. Tra i ragazzi del roster ce ne sono diversi col proverbiale chip on the shoulder: Tristan Enaruna è uno di questi. L’ala olandese era stata un sostanziale flop a Kansas, mentre da junior, in un contesto nuovo, sta finalmente cominciando a mostrare il suo potenziale. Ben integrato in una difesa che richiede pressione perimetrale, versatilità e reattività, ha anche fornito ottimi lampi di classe e atletismo in fase realizzativa. I numeri non sono esagerati (6.3 punti e 3.3 rimbalzi a novembre), ma la sua presenza si fa sentire sempre più nettamente. Aljaž Kunc, suo compagno di reparto, ha stats quasi identiche ma sta andando possibilmente anche meglio: pur meno prestante fisicamente (se non altro in quanto a stazza), anche lui in difesa fa il suo mentre in attacco sta ribadendo le sue qualità di cecchino (46.7% da tre) ed è capace di fiammate pazzesche (13 punti in poco più di 2 minuti contro Grambling).

 

Yauhen Massalski e Gabriele Stefanini, nuova linfa per USF

Anche se Jamaree Bouyea rimane la stella di San Francisco, è indubbio che il grosso salto di qualità compiuto dalla squadra (si parla di speranze di at-large bid al Torneo) in questo inizio di stagione sia dovuto al contributo dei nuovi arrivi. Fra questi, i grad transfer Massalski e Stefanini, rispettivamente secondo (12.4 punti) e terzo (11.3) scorer dei Dons, sono i due maggiormente in evidenza. Il lungo bielorusso, mai davvero centrale a San Diego, sta dimostrando di poter essere molto produttivo e costante in area, sia in cose per le quali era già conosciuto (rimbalzi e stoppate), sia in aspetti fino a ieri non troppo esplorati (la sua attività come rollante e come face-up big). La combo guard italiana, dal canto suo, è stata brava nel togliersi di dosso la ruggine di due anni passati lontano dal campo, producendosi anche in serate da primattore (28 punti contro Nevada) e operando bene come ball handler. La sua bravura nel gestire il pick and roll può creare un bel tandem con Massalski, come si può vedere in queste due giocate contro UAB, gara nella quale il lungo ha fatto sfracelli (23 punti e 13 rimbalzi).

 

Jesse Edwards, la speranza Orange

Al primo anno, faceva il freshman che sta in panchina e osserva. Al secondo, sempre pochi minuti in campo e coach Jim Boeheim diceva candidamente “Non è pronto”. Al terzo, l’esplosione. Jesse Edwards aveva dato alcuni buoni segnali nelle prime partite di quest’anno, per poi innalzare ulteriormente l’asticella nelle ultime tre: 21 punti contro Arizona State, 17 contro Auburn e altrettanti contro Indiana. Il tutto con una efficienza al tiro pazzesca (secondo in tutta la NCAA per eFG%) grazie a un bel mix di taglia, coordinazione al ferro e tocco, grande rim protection (2.7 stoppate di media, 20° in D1 per Blk%) e un apporto a rimbalzo onesto. Ecco, a quest’ultimo punto si lega in parte un aspetto chiave nel quale il lungo olandese deve migliorare assolutamente: la gestione dei falli. Ne commette troppi, a volte proprio nel tentativo un po’ scomposto di catturare carambole offensive. Al di là di questo, Syracuse non aveva da anni una presenza d’area così impattante: anche se la squadra ha passato il mese di novembre sulle montagne russe (record 4-3), c’è di che ben sperare.

 

Seikou Sisoho Jawara, preciso e letale

Il suo rendimento non è una novità, visto l’ottimo anno da sophomore. La notizia buona per Weber State è che lo spagnolo sembra perfettamente in grado di formare con Koby McEwen un backcourt duo di pericolosità offensiva impareggiabile nella Big Sky. Giocatore dallo stile particolare, un po’ sornione, Sigu dà quel che la partita gli chiede, che sia creare per i compagni (9 assist contro UMass) o buttarla dentro in modi diversi (20 e 23 punti rispettivamente contro Green Bay e Dixie State nelle ultime due uscite), con particolare precisione dalla distanza (44.8% da tre). I Wildcats sono ancora imbattuti dopo aver affrontato quasi solo avversarie abbordabili, ma non sorprendetevi se a dicembre faranno lo scalpo a una fra Washington State, Utah State e BYU. Magari proprio con Sisoho Jawara sugli scudi.

 

La classifica dei marcatori europei nella NCAA alla fine di novembre

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