Quote by Il borsino delle big: golpe di Gonzaga

Dal primo borsino ad oggi sono passate due settimane e sono stati giocati tanti big match nei tornei. Sono cambiati tutti i ranking, soprattutto dopo la finale del Maui e quindi è inevitabile che ci sia qualche cambiamento nelle situazioni delle squadre che stiamo seguendo.

Da Gonzaga, che si dimostra essere al momento la più forte, a Indiana che non trova la chiave giusta per rendere come dovrebbe, passando per i talenti di Duke e la difesa di Michigan. Vediamo cosa è successo alle dieci squadre più seguite del college basket in questi quindici giorni.

Chi sale

Gonzaga (7-0) 

Due sole partite sotto i 9o punti segnati e una sola sopra gli 80 punti concessi (contro Duke). Attacco e difesa degli Zags girano a meraviglia e tutto questo senza Killian Tillie. Rui Hachimura si è preso la squadra e ha vinto il confronto diretto con Zion Williamson, dimostrando anche quanto è migliorato in difesa, il suo punto debole fino alla scorsa stagione. Le tre difese su RJ Barrett nel finale sono da far rivedere in tutte le palestre. Silenzioso, ma efficace l’inserimento di Filip Petrusev che si sta dimostrando un fattore dalla panchina. Attenzione anche alle sue percentuali dall’arco: 50% nelle ultime due partite. Il numero uno del ranking è più che meritato.

Kansas (5-0)

La vittoria al NIT contro Tennessee ha reso felici Bill Self e i tifosi Jayhawks. Lagerald Vick continua a mettere bombe su bombe (21 su 32 nelle ultime quattro partite), Dedrick Lawson ha già messo assieme tre doppie-doppie e Devon Dotson sembra aver trovato il giusto modo di inserirsi nello scacchiere bianco-blu. In leggera regressione Quentin Grimes: il freshman più atteso, dopo l’assegnazione del Big 12 Newcomer il 12 novembre, è sembrato in sofferenza contro Louisiana e al NIT. Il cammino liscio però non soddisfa a pieno coach Self che ha individuato nella fluidità dell’attacco il punto debole della squadra. Qualche dubbio sulla difesa sul perimetro, con troppi tiri concessi facilmente agli avversari.

Alcune delle 21 triple di Lagerald Vick

Michigan (7-0)

Difesa, difesa, difesa. La fase senza palla dei Wolverines continua a mietere vittime, l’ultima in ordine di tempo è North Carolina e gran parte del merito va a Zavier Simpson. Il junior è la chiave della difesa messa in piedi da coach John Beilein e quando si siede in panchina si sente la sua assenza. L’attacco può apparire confusionario certe volte, soprattutto quando Charles Matthews si incaponisce nelle penetrazioni, ma Ignas Brazdeikis si sta dimostrando una perla rara. Il canadese è un lungo a tutto campo: difende, attacca, corre e passa come un piccolo. Contro UNC ha messo in mostra tutto il suo repertorio spazzando via gli avversari. I vice campioni in carica della NCAA puntano al bersaglio grosso e hanno i mezzi per farlo.

Chi scende

UCLA (5-2)

Due partite di livello, due sconfitte. UCLA non sembra essersi tolta di dosso la polvere accumulata nella scorsa stagione e le brutte sconfitte contro Michigan State e North Carolina sono lì a testimoniarlo. Soprattutto contro gli Spartans, i Bruins non sono mai stati in partita subendo sin dalla palla a due il gioco degli avversari e soffrendo terribilmente in difesa. La squadra di coach Steve Alford è tornata con i piedi per terra dopo un buon avvio e in attacco dipende molto da Kris Wilkes, vero leader offensivo della squadra, e dai miglioramenti nella gestione della palla di Jaylen Hands che affianca un buon numero di assist (5.7) a due palle perse di media a partita.

North Carolina (6-2)

Due vittorie e due sconfitte sanguinose per i Tar Heels hanno fatto aumentare a dismisura la frustrazione di coach Roy Williams: “Ora come ora, facciamo schifo”, ha detto dopo la sconfitta con Michigan che ha mostrato le difficoltà nel trovare soluzioni fuori dall’area. La mancanza di speranza che traspare dalle parole di Williams è sconcertante, ma l’esperto coach sa di poter ripartire dal talento di Coby White e dalla grande capacità della squadra di convertire in punti facili ogni attacco in transizione. Restando sempre in attesa di Nassir Little.

 

 

Indiana (5-2)

Dopo la vittoria contro Marquette, gli Hoosiers si sono persi contro Arkansas e Duke, i primi veri banchi di prova della stagione. Brutta la prova contro i Blue Devils ma Romeo Langford resta il punto fermo della squadra, seppur con un tiro ancora molto incerto e funzionante solo quando attacca il ferro. Ma sono i compagni che gli ruotano attorno il vero problema: troppo altalenanti per poter considerare la squadra di coach Miller una contender credibile. Se contro i Blue Devils non c’è mai stata partita, contro i Razorbacks si sono visti tutti i limiti della fase difensiva di Indiana. Se pressati tutti i giocatori, Romeo incluso, vanno in estrema difficoltà perdendo facilmente la palla. Archie Miller dovrà lavorare molto sulla transizione, altrimenti questo sarà un grosso limite.

Villanova (5-2)

I Wildcats non perdevano in back-to-back dalla bellezza di sei anni e la sconfitta contro Furman non può non pesare molto sul giudizio generale. L’AdvoCare Invitational ha dato occasione alla Nova Nation di rialzarsi e con lei anche ai suoi top player: Eric Paschall e Phil Booth. Entrambi sono tornati ad avere un impatto offensivo degno di questo nome, anche se oltre l’arco c’è da migliorare. Chi esce rafforzato dalle ultime tre partite è certamente CosbyRoundtree, in doppia-doppia di media nel torneo, che sembra poter dare una grande mano ai due compagni più quotati.

Stabili

Duke (6-1)

Dopo cinque partite, è arrivata la prima sconfitta per i Blue Devils. Contro una squadra che attacca in modo organizzato sono andati in difficoltà, ma non hanno mai mollato perdendo solo nel finale. Già, il finale. Lì si è forse mostrato il problema di questa squadra rilanciando l’annosa questione dei troppi galli nel pollaio. RJ Barrett ha voluto vincerla da solo con penetrazioni illogiche, ignorando lo scarico su Williamson o su Tre Jones, probabilmente l’arma segreta di questa Duke. La vittoria su Indiana ha ridato certezze e soprattutto ha mostrato quanto Jack White sia importante per l’equilibrio della difesa.

Zion doin’ Zion

Kentucky (6-1)

Dopo una prima settimana da incubo, i Wildcats hanno dato segnali di risveglio infilando sei vittorie consecutive seppur contro squadre dal modesto valore. Preoccupano le prestazioni anonime di Nick Richards e Ashton Hagans. Dei due solo il primo è riuscito a mettere insieme dieci punti in una delle ultime quattro partite, segno inequivocabile di una particolare sofferenza. Attualmente le sorti della squadra di Calipari dipendono molto dalla vena di Keldon Johnson e Reid Travis. In crescita anche PJ Washington seppur  un po’ in ombra nelle ultime due contro Mountmouth e Tennessee State.

Michigan State (5-2)

Dopo la sconfitta con Kansas, gli Spartans hanno messo in fila cinque vittorie mostrando buoni miglioramenti in difesa, il punto debole visto nelle prime due partite. Tuttavia, la sconfitta contro Louisville ha riaperto la vecchia ferita e fatto scoprire una nuova debolezza a livello di testa. La squadra, seppur composta per la maggior parte da veterani, risulta essere molto umorale ed il finale contro i Cardinals ne è la dimostrazione. Coach Izzo deve lavorare soprattutto su questo aspetto, perchè in campo la squadra – quando ha voglia – gira bene.