Quote by Keldon Johnson, talento e trash talking

«No one can guard me». Nessuno mi può marcare. Una frase rivolta agli avversari durante una partita combattuta in cui Keldon Johnson si sente in stato di grazia? No. Una frase rivolta ai compagni di squadra. In allenamento. Durante una sessione di tiro. Il trash talking del ragazzo, potenziale nuova stella dei Kentucky Wildcats di Calipari, si spinge fino a questo punto.

A raccontarlo (in un’intervista a Kentucky Sports) è il sophomore PJ Washington. Keldon Johnson ha una sicurezza nei propri mezzi addirittura smodata, ma che permette di comprendere quanto da parte sua ci sia tutta l’intenzione di abbattersi come un tornado sul college basketball.

Keldon Johnson - Kentucky

Keldon Johnson – Kentucky

L’origine di questa attitudine da trash talker risale all’infanzia e all’adolescenza: Johnson è cresciuto giocando a pallacanestro nel cortile con i suoi fratelli maggiori e le sfide verbali erano dunque all’ordine del giorno. Un’abitudine che non ha mai perso, nemmeno quando ha iniziato a calpestare i parquet delle palestre. Con un solo, curioso, limite: Johnson non nomina mai le madri degli avversari. Lo ha dichiarato lui stesso: «Quello non è trash talking, è un insulto personale. E non bisogna mai andare sul personale».

Il ragazzo, concetto chiaro fin dalla frase iniziale, è assolutamente sicuro di poter essere uno dei migliori giocatori del college basketball. Eppure non è né uno dei migliori atleti, né uno dei migliori tiratori: compensa però con un’energia fuori dal comune e una determinazione che, effettivamente, lo hanno portato a migliorarsi anno dopo anno e che fanno sì che sia sempre uno dei migliori giocatori in campo. Con due riferimenti e modelli, proprio tra i giocatori che non eccellono per le doti atletiche eppure hanno caratteristiche di questo tipo: Chris Paul e Paul Pierce.

 

Originario di Chesterfield (Virginia), Johnson ha frequentato la Oak Hill Academy e ha scelto di proseguire il suo percorso a Kentucky: due contesti di elite, per quanto riguarda la pallacanestro liceale e universitaria. La tappa successiva e definitiva, è lecito aspettarselo, sarà quella della NBA. La curiosità, soprattutto in relazione alla scelta del college, è che suo padre non avrebbe voluto vederlo a Kentucky. Gli aveva consigliato di puntare su Maryland o su North Carolina State, due soluzioni che avrebbero consentito al ragazzo di rimanere sensibilmente più vicino a casa e, soprattutto, di essere la stella della squadra fin dall’inizio.

Keldon, però, non ha mai avuto dubbi e ha mantenuto ferma la sua intenzione di giocare per coach John Calipari e per uno degli atenei più prestigiosi della storia del college basketball. Un contesto, per altro, famoso per la produzione di molti one-and-done (23 freshmen da Kentucky scelti al primo giro tra il 2010 e il 2018), anche se ad oggi resta difficile prevedere se Johnson tenterà il grande salto già al termine della sua prima stagione universitaria o meno. Se dovesse farlo, comunque, è più che probabile che una Lottery Pick venga riservata a lui.

Non ha seguito il consiglio del padre, per questa volta, ma suo padre resta comunque la persona che più lo ha influenzato lungo tutto il suo percorso fino ad ora: Johnson racconta divertito di come a Chesterfield tutti gli facciano notare di quanto sia simile a suo padre e, per altro, concorda con questa affermazione. La sua è sempre stata una famiglia molto unita e cita proprio i genitori come le figure fondamentali e di ispirazione per lo sviluppo di questa passione per il basket e, soprattutto, di questo spirito competitivo che possiede. Le partitelle con i fratelli in cortile, poi, hanno fatto il resto.

 

Chris Johnson, il padre di Keldon, racconta a tal proposito una storia che risale all’infanzia dei suoi figli: quando Keldon tornava a casa dopo una partitella in lacrime, Chris lo rimandava fuori dicendogli che non doveva farsi mettere sotto dai ragazzi più grandi. Un giorno, invece, ad arrivare a casa in lacrime fu uno dei fratelli maggiori di Keldon. Chris non seppe mai cosa fosse successo, ma in quell’occasione percepì che Keldon aveva finalmente sviluppato la durezza necessaria per poter competere.

Due dei tre fratelli Johnson (Kaleb e appunto Keldon) avrebbero per altro potuto riunirsi a Georgetown, che si era dichiarata interessata anche al ragazzo che poi ha scelto Kentucky. Nella passata stagione Kaleb Johnson ha giocato 30 partite a 27.1 minuti di media con la maglia degli Hoyas e resta tutt’ora uno dei punti di riferimento del fratello più giovane. Keldon, però, ha scelto UK nonostante tutto e tutti e questo è un altro segnale della sua forte volontà di emergere e di diventare unico. E se mai dovesse capitare un incontro tra i Wildcats e gli Hoyas, probabilmente Keldon tirerebbe fuori col fratello il vecchio trash talking sviluppato nel cortiletto di casa.

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