Quote by Lamar Stevens, anima di Penn State

Non erano proprio in molti ad aspettarsi gran cose da Penn State, il che è abbastanza normale per una università dalla scarsissima tradizione cestistica. Quattro viaggi al Torneo Ncaa negli ultimi 30 anni e due sole stagioni con record vincente nelle otto con Pat Chambers al timone. Il basket lì non scalda i cuori quanto il football ma Lamar Stevens sta cambiando un bel po’ di cose.

Se adesso i Nittany Lions si giocano il primo posto nella Big Ten, gran parte del merito è suo. Quasi non c’è ambito del gioco in cui il lungo non riesca ad avere impatto in un modo o nell’altro, e infatti sta viaggiando a quota 17.6 punti, 7.0 rimbalzi, 2.2 assist, 1.2 recuperi, 1.2 stoppate nella sua ultima annata al college.

E pensare che le cose potevano andare molto diversamente, visto che in piena fase di reclutamento il ragazzo era indeciso tra Villanova e Indiana. Poi però è stato ospitato per un weekend nel campus di University Park e la fiducia sentita in quei giorni dallo staff tecnico ha spazzato via ogni indecisione.

Il progetto era quello di costruire una squadra dalla forte matrice territoriale, con giocatori nativi di Philadelphia, proprio come l’allenatore. È così infatti che i Nittany Lions hanno finito per firmare tanti giocatori di quelle zone negli ultimi quattro anni: Tony Carr, Nazeer Bostick, Mike Watkins, Izaiah Brockington, John Harrar e Trent Buttrick. Potevano allora farsi scappare uno come Stevens? Decisamente no, visto che già allora, ai tempi di high school e tornei AAU, si faceva notare fin troppo facilmente per fisico, atletismo ed esplosività.

Lamar Stevens contro Daniel Oturu. Nella gara con Minnesota ha messo a segno un nuovo career-high: 33 punti con 9/17 da due, 2/4 da tre, 9/12 ai liberi

Step by step

Stevens sta riscrivendo la storia dell’università un passo alla volta. Inserito nel quintetto All-Freshman della Big Ten, dopo quell’anno d’esordio fa un’ottimo campionato, pur non riuscendo a portare la squadra al Torneo Ncaa. In compenso, arriva la vittoria del NIT ricevendo per di più il riconoscimento di Most Outstanding Player del torneo grazie ai suoi 19.2 punti di media.

Lo scorso anno è stato uno dei soli tre giocatori ad aver chiuso la stagione fra i migliori dieci della Big Ten sia per punti (secondo con 19.9) che per rimbalzi (settimo con 7.7). Dopo esser stato il più giovane Nittany Lion a raggiungere quota 1.500 punti, lo scorso 1° febbraio è diventato il terzo giocatore nella storia dell’ateneo a superare quota 2.000 in carriera. Tanta produzione e anche tanta efficienza, come si può constatare in questa tabella.

Nella partita dello scorso 8 febbraio ha aggiornato il suo career-high, 33 punti segnati in faccia a Minnesota. Quel giorno però si è segnalato anche in un altro modo. Tra un record e l’altro, infatti, ha trovato anche il tempo di scrivere un libro distribuito gratuitamente al Bryce Jordan Center in occasione della gara coi Gophers, una favola per bambini per un’iniziativa di Special Olympics.

Come gioca Stevens

“I miei genitori mi hanno insegnato che quando s’inizia qualcosa bisogna portarlo al termine”, aveva dichiarato dopo un anno fa un workout con gli Indiana Pacers. Insomma, la NBA poteva aspettare e Penn State ringrazia, potendo contare anche quest’anno su un giocatore dal repertorio offensivo invidiabile. In attacco può segnare come e da dove vuole. In particolare sorprende il suo jumper.

 

Se si avvicina al canestro fa valere tutta la sua fisicità per assorbire i contatti.

 

Notevole la sua capacità di movimento abbinata al controllo del pallone quando ha spazio per attaccare in velocità.

 

Se in attacco è una meraviglia da guardare, non si può dire altrettanto in difesa. Infatti è spesso attirato più dal pallone che dal proprio uomo, dimostrando di distrarsi facilmente. Oltre a palesare una certa svogliatezza sia nell’uno-contro-uno che nel contestare i tiri.

 

Riesce a sopperire in parte a certe mancanze difensive con la sua invidiabile esplosività, che gli permette di recuperare stoppando l’avversario da dietro.

 

Il grande interrogativo è che assomiglia al classico tweener (2.03 metri per 102 kg) e negli anni sta addirittura regredendo in quanto a percentuali dall’arco (34.4% nel 2016/17, 31.9% la stagione dopo, 22.0% l’anno scorso e 27.3% quest’anno) pur dimostrando di avere questo tiro nelle sue corde.

 

Pur con diverse lacune, resta un giocatore con abilità offensive di alto livello, cosa che mette in evidenza in ogni singola partita. Il suo apporto è di vitale importanza, anche in una squadra che non manca di risorse davanti (secondo attacco della Big Ten con 103.5 di Offensive Rating). È così infatti che Penn State ha messo su una striscia aperta di sei vittorie consecutive. Intanto Lamar Stevens non chiude una gara sotto la doppia cifra realizzativa dal lontano 16 gennaio 2019. Un uomo in missione, appunto.