Quote by Oklahoma, la grande sorpresa della Big 12

Non doveva andare così, nessuno lo aveva previsto a inizio stagione. Perché di fatto tutte le altre squadre della Big 12 si erano rinforzate con freshman di talento, da Cade Cunningham a Greg Brown, o transfer di peso e nome come Mac McClung. Oppure forti erano e forti sono rimaste, come Baylor. Oklahoma no, anzi. Aveva giusto perso il suo miglior realizzatore e, per il resto, coach Lon Kruger ripartiva con lo stesso gruppo di discreti giocatori che avevano chiuso la scorsa stagione con un record di 9-9 nella conference, con l’aggiunta di un paio di transfer dalle mid major. E invece tutti hanno fatto un passo avanti, tutti sono migliorati ed ecco che in un ranking dominato dalla Big 12, con 5 squadre nelle prime 15, ci sono anche i Sooners con pieno merito. Anche senza un tiratore alla Buddy Hield che ti porta alle Final Four o un talento alla Trae Young che ti risolve le partite da solo.

’73’ e tanto altro

C’è ancora ’73’, eccome se c’è. Austin Reaves si porterà per sempre dietro quel soprannome e d’altronde segnare 73 punti è sempre una discreta impresa, anche se in una partita di high school finita dopo tre overtime. Se poi ci si aggiungono altre quattro partite con 56 o più punti e una stagione da senior alla Cedar Ridge High School a 32 di media, si capisce rapidamente cosa il ragazzo sappia fare meglio su un campo da basket.

A Wichita State si stanno ancora chiedendo perché abbia deciso di trasferirsi e anche quest’anno possono solo mangiarsi le mani: Reaves segna, come al solito (15.8 a partita, settimo nella Big 12), ma ha preso anche 80 rimbalzi e dato via 80 assist, leader dei Sooners anche in queste due categorie con 5.3 a partita, unico giocatore delle high majors con questi numeri nelle tre principali voci statistiche.

Non è quindi solo una macchina da punti, anche se il suo repertorio offensivo rimane tra i più completi ed efficaci dell’Ncaa. Guardia di 1.95 dotata di atletismo non certo di primo livello (siamo dalle parti di Ty Jerome, per intenderci), sa segnare in molti modi grazie a mani delicate e creatività.

 

Il tiro da tre continua a essere alterno ed è ancora lontano dalla sua stagione da sophomore chiusa con il 42.5% compreso il record di 7 triple di fila in un tempo realizzato in maglia Shockers contro Tulsa, ma il suo range continua a essere illimitato e non sbaglia quando conta davvero.

 

Il vero salto l’ha compiuto nella visione di gioco, ed è riuscito nella non facile impresa di continuare a segnare facendo segnare di più anche gli altri.

 

Lon Kruger, ovvero il sottovalutato

Da puro realizzatore off the ball nei suoi due anni a Wichita State, Austin Reaves è diventato uno dei giocatori più completi della Division I dopo che Lon Kruger gli ha dato sempre il pallone in mano. Lo ha spostato da shooting guard a point guard, ed ecco che i Sooners hanno trovato l’assetto giusto. Che poi è quello che ha sempre fatto ovunque sia andato, da UNLV a Oklahoma appunto: trovare soluzioni e migliorare la situazione precedente al suo arrivo. E dopo 34 anni passati sulle panchine del college basket, è davvero ora che tutta l’Ncaa si accorga della sua bravura.

Ormai vicino ai 70 anni, dopo aver portato 5 squadre diverse al Torneo (unico assieme a Tubby Smith), nella sua decima stagione a Norman coach Kruger continua a trovare soluzioni: ha mezzo frontcourt fuori a causa del covid? Gioca piccolo con Elijah Harkless spostato in quintetto e gli avversari passano dal 39.8% al 26.7% dall’arco.

 

E la difesa di Oklahoma diventa una delle migliori della nazione, come hanno verificato tutte le big incontrate a gennaio: la squadra di Lon Kruger è stata infatti la terza nella storia della Ncaa a battere tre squadre nella Top 10 una dopo l’altra, prima di perdere nel finale sul campo di un’altra grande come Texas Tech, giocando peraltro senza Reaves e Alondes Williams, un altro titolare.

In attacco, Oklahoma gioca in modo molto ordinato (prima nella Big 12 per palle perse con 10.8 a partita) utilizzando high ball screens con i piccoli in continuo movimento a caccia di match up da sfruttare. All’efficienza della difesa pensa soprattutto coach Mo, alias Jim Molinari, uno dei tre assistenti di Kruger nonché suo ex compagno con la maglia di Kansas State nel 1973/74: “La nostra difesa parte tutta da lui”, spiega De’Vion Harmor, un altro dei protagonisti di questa grande stagione.

Jim Molinari - Oklahoma

Jim Molinari e Lon Kruger – Oklahoma

L’amico di Jalen e il sosia di Hutch

Quella contro Kansas non è mai una partita qualsiasi, figuriamoci se poi giochi contro il tuo migliore amico subito dopo esser stato al funerale di una bisnonna che adoravi. Ma già dal suo primo canestro, si è capito che De’Vion Harmon avrebbe trasformato tutte le sue emozioni in energia sul campo.

 

Alla fine chiuderà con il suo season high di 22 punti e un’altra vittoria di prestigio, ottenuta contro Jalen Wilson, suo compagno di high school e non solo, visto che sono cresciuti insieme a Denton, Texas, e poi sono diventati due star della Guyer High. Lon Kruger li aveva reclutati entrambi, ma Wilson cambiò idea scegliendo prima Michigan e poi Kansas. A Norman è arrivato solo Harmon ma la sua prima stagione è stata deludente: “It was a very up and down year for me. It was more downs than ups”, ha spiegato. Ma quest’anno le cose sono cambiate.

Piccolo, esplosivo e con una grande fiducia nel suo tiro che prende con la naturalezza dello scorer vero, è diventato l’uomo a cui dare la palla quando l’attacco si inceppa perché comunque qualcosa di buono si inventa.

 

Con lui e Reaves, il backcourt di Oklahoma se la gioca con quello di Baylor composto da Jared Butler e Davion Mitchell per il primato del migliore della conference e non solo. Ma i Sooners hanno anche un frontcourt in grado di produrre punti, perché il covid non ha fermato la maturazione di uno dei punti fermi della squadra di Lon Kruger.

Brady Manek - Oklahoma

Brady Manek – Oklahoma

Con un nuovo look da protagonista di un telefilm anni ’70 alla Starsky e Hutch (o di un film alla Boogie Nights se preferite), Brady Manek è il senior che garantisce punti e rimbalzi, anche se il virus gli ha tolto minuti e forze a gennaio. Ma ora è tornato al suo posto, la condizione sta tornando, le mani sono sempre rimaste le stesse.

 

Con lui, la solida rotazione a 8 dei Sooners è a posto, anche grazie a due transfer come Elijah Harkless e Umoja Gibson, pescati rispettivamente da Cal State Northridge e da North Texas e rivelatisi entrambi utilissimi alla causa. Già perché tra le qualità di Lon Kruger c’è anche quella del reclutamento, non solo delle star già citate ma anche dei giocatori di complemento che poi sono quelli che ti portano davvero lontano. Cioè dove vogliono arrivare quest’anno i Sooners, e chi se ne frega se nessuno l’aveva previsto.

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