Quote by Questa Michigan fa paura a tutti

Michigan è tornata, anzi a voler essere sinceri i Wolverines non se ne sono mai andati, anche se ci sono volute tre vittorie consecutive contro squadre di livello per rendersene conto.

La realtà è che sembra non sia successo niente. Invece in una sola estate hanno perso Charles Matthews, Ignas Brazdeikis e Jordan Poole, ma soprattutto l’università ha salutato il coach simbolo, che l’ha riportata nella élite del college basketball, ossia John Beilein. Era lecito aspettarsi un contraccolpo, che però non c’è stato.

Oggi Michigan ha una rotazione corta, ma i sette (in sostanza quasi sei) ragazzi che si spartiscono i minuti in campo, giocano quasi a memoria abbinando alla fluidità offensiva una grande intensità difensiva. E poi c’è il nuovo coach, che merita un capitolo a parte.

Lo stile di Juwan Howard

Nel corso della gara contro North Carolina, a metà del secondo tempo il freshman Franz Wagner concede un comodo layup agli avversari. Time-out televisivo. Il nuovo allenatore, Juwan Howard, non si occupa di schemi con la lavagnetta, ma anzi abbandona la panchina e attraversa il campo per andare da Wagner e mostrargli la corretta posizione difensiva: piedi, mani e corpo.

Howard, ex stella di Michigan e membro di una delle squadre più eccitanti della storia dell’università, i Fab Five (celebrati anche da un documentario di Espn) ha una “M” gigante tatuata sul cuore. Lo sa benissimo Howard e ora lo sanno anche i suoi ragazzi. “Ogni volta che hai bisogno di lui, lui c’è”, spiega Eli Brooks, il junior che insieme ad Isaiah Livers ha le maggiori responsabilità offensive. “Lui ci fa sentire che è così, e rispetto ad altri che lo dicono solo a parole è davvero sempre presente”.

Juwan Howard Fab Five

Juwan Howard ai tempi dei Fab Five

La ricetta di Howard è stata abbastanza semplice: non cambiare quanto di buono è stato fatto da Beilein e aggiungere solo piccoli dettagli un po’ alla volta. Ad esempio, ha aumentato le situazioni di blocco per agevolare il portatore di palla, il che ha incrementato la pericolosità di Zavier Simpson, la PG titolare della squadra che non è considerato un grande tiratore (anche se è passato dal 30 al 40% dall’arco in una stagione).

 

La squadra nel complesso rimane però molto moderna (e questo lavoro è stato iniziato da Beilein) con la maggior parte delle conclusioni prese al ferro o da 3 punti. Il risultato ottenuto al Battle 4 Atlantis sono state tre prestazioni consecutive, contro Iowa State, North Carolina e Gonzaga, da 1.051, 1.014 e 1.242 punti per possesso, tirando con il 53.8% dal campo. Numeri che se confermati con costanza fanno di Michigan una candidata alla Final Four anche nel 2020.

Il fattore Teske

Il centro della squadra, Jon Teske, è stato nominato MVP del torneo delle Bahamas e non poteva essere diversamente, visto che ha chiuso con circa 13 punti di media, 10 rimbalzi e 3 stoppate, tirando complessivamente 13/20 da 2 e 4/9 da 3.

L’assistente allenatore di Michigan che si occupa dello sviluppo dei lunghi, Saddi Washington, dopo le prime settimane di lavoro con Teske, tre anni fa, aveva soprannominato il lungo dell’Ohio “big sleep”, poi diventato “Sleep” per tutti i compagni (che lo chiamano così ancora oggi). Il soprannome doveva servire a spronare il ragazzo che sembrava non sfruttare il potenziale in suo possesso.

 

Col senno di poi il lavoro ha pagato (anche se Teske ha provato a cambiare il soprannome senza riuscirci) e oggi il lungo sta affinando sotto la guida di coach Howard i movimenti in post basso, ma è già dotato di una mano che lo rende pericolosissimo se usato in situazioni di pick&pop (anche se resta intorno al 30% da 3). Di fatto, come abbiamo già fatto notare è uno dei giocatori più sottovalutati del college e uno dei segreti dell’exploit di Michigan di inizio stagione.

Una sconfitta che non fa male

Dopo 7 vittorie consecutive, di cui almeno 2 non preventivabili a inizio anno, è arrivata la sconfitta con Louisville, che al momento è la squadra n 1 della nazione. Una sconfitta abbastanza netta nel punteggio e nella quale i Wolverines non sono mai sembrati davvero in partita. Complice, certo, un’ottima difesa dei Cardinals, ma anche un passaggio a vuoto dei ragazzi di coach Howard. Livers e Brooks sono stati limitati, soprattutto il primo dalla marcatura asfissiante di Dwayne Sutton.

Coach Juwan Howard (Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog)

La gara ha anche mostrato alcuni limiti di Michigan, che oltre a Teske offre poco sotto canestro, che è molto dipendente dal tiro da 3 e che in generale ha una rotazione limitata, considerando che i lunghi Brandon Johns e Colin Castleton (due sophomore) giocano pochi minuti e solo se strettamente necessario.

La sensazione però, al di là della gara persa, è che questa Michigan sarà un osso davvero duro per tutte le squadre della Ncaa e una spina nel fianco nella Big Ten. A inizio stagione i Wolverines erano considerati una squadra da metà classifica. Ma le prestazioni sul campo hanno mostrato altro.

 

(Cover Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog)