Quote by Cassius Winston torna Re degli Spartani

Arriva gennaio ed è, finalmente per tutti, tempo di conference season. E per qualcuno, è anche tempo di riscatto. Michigan State – che non potevamo non bollare come delusione – sta ritrovando se stessa e ha iniziato l’anno con due vittorie, una ottima (Illinois, 76-56) e l’altra eccellente (Michigan, 87-69) mentre Tom Izzo si gode un Cassius Winston da lustrarsi gli occhi. Nelle ultime quattro partite: 23.8 punti e 7.0 assist di media col 52.4% dal campo.

Intanto, nella Big Ten, c’è una Wisconsin che ama tirare brutti scherzi: dopo il +20 in casa di Tennessee nella settimana precedente, i Badgers sono andati a espugnare anche Ohio State (61-57). Mina vagante se ce n’è una.

L’upset di Wisconsin contro Ohio State è l’ennesimo in una catena senza precedenti in D-I. La vittoria dei Badgers è la decima di quest’anno da parte di un unranked team contro una squadra in Top 5. L’anno scorso, in questo momento della stagione, non c’era stato nemmeno un upset di questo genere. (Photo by Justin Casterline/Getty Images)

Se la ACC è da sbadigli (ma con la notevole eccezione di Florida State che passa sul campo di Louisville) e per i match di cartello c’è da aspettare, la Big East invece è già da popcorn. Providence – cioè, in teoria, l’unica squadra un po’ sgangherata della conference – è partita con un 2-0 dopo aver battuto Georgetown (ma non c’era McClung) e DePaul. Ecco, proprio i Blue Demons dovevano far paura e invece sono 0-2 dopo due gare casalinghe. Ouch.

La settimana passata da Marquette dà un po’ la cifra dell’equilibrio ai limiti dell’irreale che vige nella lega: dopo una sconfitta senza appello sul parquet di Creighton (92-75), i Golden Eagles hanno rispedito Villanova a casa con un 71-60 sul groppone grazie ai canestri di Markus Howard (29 punti) e di Koby McEwen (22).

Markus Howard sta guidando la classifica marcatori con 25.8 punti a partita (Photo by Marquette Basketball)

Nella Big 12, Kansas non ha perso tempo nell’affermare la propria egemonia (60-53 su una temibilissima West Virginia), pur dopo essersi presa un bello spavento nei primi venti minuti.

Nella conference, i pronostici sono stati sostanzialmente rispettati, anche se lo scarto inflitto da Texas Tech a Oklahoma State (+35) non era dei più prevedibili (per KenPom, doveva vincere di 4). Davide Moretti si è segnalato con una prova solida (13 punti, 5 assist, 2 recuperi, 0 perse) in un contesto che ha mandato segnali confortanti in termini di coralità.

 

Paradiso

Florida A&M – Classica formazione della MEAC che prende sberle a destra e a sinistra, i Rattlers hanno chiuso il 2019 con la prima vittoria della loro storia contro una squadra fra le prime 200 del ranking di KenPom. Per la precisione, contro Iowa State che si trovava alla numero 43. Alla faccia dell’upset.

Michigan State – Unici imbattuti nelle partite di conference nella Big Ten (4-0), gli Spartans stanno finalmente trovando la giusta chimica e i risultati si vedono. Sia Illinois che i rivali di Michigan sono stati asfaltati con prove d’efficienza altissima in entrambe le metà campo. Certo, poi avere anche un Cassius Winston in serata di grazia, proprio male non fa.

Purgatorio

Colorado – In tre giorni è passata dall’euforia per aver battuto Oregon, super favorita nella Pac-12, alla delusione per essersi fatta fregare in casa dai cugini poveri dei Ducks, cioè Oregon State. Quando la difesa cede, è difficile che la squadra di Tad Boyle la possa spuntare.

Georgetown – Tanto pimpante a dicembre, gli Hoyas hanno debuttato nella Big East con due sconfitte nette. Un paio di attenuanti: il fattore campo avverso e le condizioni di McClung, out nella gara coi Friars e, nonostante il bottino da 20 punti, un poco arrugginito in quella con Seton Hall. Oltre che nervosetto.

 

Inferno

Louisville – Dopo lo smacco nella battaglia con Kentucky, il ritorno fra le mura amiche non ha sortito effetti. Stavolta Jordan Nwora non ha steccato con una big, anzi (32 punti e 10 rimbalzi). Magrissima consolazione, perché la difesa delle ultime due uscite non è nemmeno lontana parente di quella vista un mese fa contro Michigan. Occorre raddrizzare la rotta in vista del viaggetto a Durham del 18 gennaio.

Tennessee – Quattro sconfitte nelle ultime cinque gare, di cui tre sul proprio campo (e l’unica vittoria è arrivata contro una modesta Jacksonville State). Insomma, i Vols non vincono più e la sola nota lieta è giunta dall’esordio roboante di Santiago Vescovi. Per il freshman uruguaiano: 18 punti, 6 rimbalzi, 4 assist (anche 9 perse però), compresa questa magata qua.

 

Tre prestazioni individuali

Udoka Azubuike vs West Virginia – Se Udoka va, Kansas va. Specie quando il diretto avversario è un cliente tosto come Oscar Tshiebwe (17 punti e altrettanti rimbalzi): «Non ho mai giocato contro uno così. È difficile da spostare», ha detto Azubuike. Fatto sta che la sua doppia doppia è stata una manna dal cielo per raddrizzare la gara coi Mountaineers (11 punti dopo l’intervallo) e che, alla fine, la sua maggiore esperienza si è fatta sentire. Oltre al fisico di roccia, certo, visto che in area ha spianato tutto quel che gli si parava dinanzi, distribuendo stoppate dall’altra parte.

Myles Powell at DePaul«He is the toughest son of a gun there is out there». Kevin Willard ha un dono di sintesi tutto suo e, in questo caso, abbastanza azzeccato. Per fortuna sua e di Seton Hall, la stella della squadra si è ripresa dalla commozione cerebrale subita con Rutgers appena in tempo per le danze di conference. E uno come Powell non poteva che ritornare in grande stile, fra canestri pesanti e mani ovunque in difesa a spezzare lo spirito degli avversari. E a portare la vittoria, chiaramente.

Cassius Winston vs Michigan – Qui non si tratta solo di un giocatore che aggiorna il proprio career-high di punti in un match così sentito (e già solo questo sarebbe più che abbastanza). Non crediamo di esagerare dicendo che la giornata magica di Cassius Winston vada al di là. È un qualcosa di memorabile, un testamento della sua ascesa come giocatore. E anche della sua forza e bellezza come persona.

Contro UM, tutto è avvenuto in maniera così incredibilmente naturale. E il talento puro c’entra il giusto, come sottolineato dal suo compagno Aaron Henry: «Non è il più grosso o il più atletico. Semplicemente fa le scelte giuste. È molto intelligente e bisogna riconoscerglielo. Non c’è nulla di dato. Se l’è tutto guadagnato».

Intelligenza ma anche una tempra incredibile, perché stare in campo – e starci in quel modo – non è da tutti quando sei alle prese con la perdita di un fratello: «È stata una delle più grandi prestazioni mai viste in questo edificio», ha detto coach Izzo. «Credo che nessuno sarà mai in grado di comprendere ciò che questo ragazzo ha attraversato e il modo in cui l’ha affrontato».

 

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Tre partite da non perdere

Martedì 7: Baylor at Texas Tech (ore 3:00, ESPN 2)
Giovedì 9: Arizona at Oregon (ore 3:00, Pac-12 Network)
Sabato 11: Baylor at Kansas (ore 19:00, CBS)

 

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