Quote by Circus Shot: come Baylor non ce n’è

In mezzo a tanti dubbi ed equilibri precari, Baylor sta emergendo come realtà più solida del momento, almeno alla pari di Gonzaga. I Bears hanno passato una settimana idilliaca, con vittorie pesantissime in casa di Texas Tech e Kansas (coi secondi non avevano mai vinto in trasferta). Meritano la numero 1 della AP Poll? Probabilmente sì.

Lo spettacolo offerto attualmente dalla ACC pertiene più che altro al Museo degli Orrori, con Virginia (di cui ci occupiamo più giù) e North Carolina che fanno a gara a chi combina la frittata più grossa. Il record di UNC senza Cole Anthony è 2-4 e il povero Roy Williams è sull’orlo di una crisi esistenziale: “I had some great moments as a coach. Right now, this is my lowest one. Losing this game is my fault. If I die tomorrow or twenty years from now, that’ll be my biggest regret as a coach”, ha detto dopo una sconfitta storica con Clemson.

Nella Big Ten, Michigan State rimane al comando (5-1) nonostante un gran bel capitombolo (71-42!) in casa di Purdue, che è un po’ la Jekyll e Hyde di quest’anno (solo una settimana fa perdeva di 26 in casa di Illinois segnando la bellezza di 37 punti). A proposito di squadre toste sul proprio campo, Maryland e Indiana hanno allungato la striscia perdente di Ohio State (ne parliamo meglio dopo) mentre Minnesota ha superato Michigan per 75-67 grazie a un super Daniel Oturu (30 punti) e un Marcus Carr da 21 punti e 12 assist.

Nella Pac-12, Stanford è l’unica squadra ancora imbattuta (3-0) e ringrazia la strana coppia formata dal mingherlino Tyrell Terry e il secchione Oscar da Silva. La squadra del momento però è Oregon (3-1), che in settimana ha difeso il parquet di casa sia contro Arizona che ASU. Dopo la battaglia persa all’overtime coi Ducks, i Wildcats – che già avevano di che mangiarsi le mani – sono andati a perdere anche contro Oregon State (82-65 con Tres Tinkle sugli scudi a quota 20 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 3 recuperi). Ad Arizona urge un deciso cambio di registro e Nico Mannion dev’essere il primo a dare l’esempio.

 

Paradiso

Baylor – E chi sta meglio dei Bears? Prima hanno messo fine a una striscia di 15 vittorie casalinghe di Texas Tech e poi a una di ben 28 successi di Kansas all’Allen Fieldhouse. In una stagione d’incertezze, la truppa di Scott Drew è l’unica fin qui capace di battere puntualmente le avversarie di alto rango (5-0 contro squadre in Top 25). Quella difesa darà sempre dei gran mal di testa e si può stare tranquilli fin tanto che Jared Butler sarà quello visto coi Jayhawks.

Wichita State – Auburn (15-0) e San Diego State (17-0) hanno record invidiabili ma, zitti zitti, anche gli Shockers stanno disputando una stagione coi fiocchi. Il bilancio vinte-perse è di 15-1 e nell’American sono partiti benissimo con vittorie su Memphis e UConn (coi secondi però ci sono voluti due OT). Merito di una difesa che è la #20 in D-I per punti per possesso concessi. Niente male per una squadra composta quasi unicamente da underclassmen.

“That’s not the best we can play”, dice Gregg Marshall. E probabilmente non esagera. (Photo by @GoShockersMBB)

Purgatorio

Saint Mary’s – Dovrebbe essere la seconda forza della West Coast ma, ora come ora, più che rincorrere Gonzaga deve stare attenta a guardarsi le spalle da possibili dark horse. Già reduce da una sconfitta bruciante con Pacific (dopo 4 OT!), in settimana i Gaels hanno messo a segno una vittoria importante con BYU, salvo poi essere beffati in casa da Santa Clara negli ultimi secondi. Forse la conference è più aperta di quanto non sembrasse.

Texas Tech – Le due sconfitte patite in settimana – Baylor e West Virginia – sono di quelle che si possono liquidare con un “ci sta”. E per carità, è così, però è difficile non farsi venire i pruriti quando si sprecano occasioni su occasioni per riaprire la gara contro dei Mountaineers solidi ma non imbattibili. Allo stato attuale, manca ancora quella concretezza tipica delle due versioni precedenti dei Red Raiders.

Davide Moretti contro MaCio Teague nella partita persa con Baylor. A Morgantown il Moro si è riscattato dalla prestazione opaca della gara precedente ma non è bastato. (Photo by Sam Grenadier/A-J Media)

Inferno

Ohio State – Uno, due, tre e quattro. I Buckeyes non vincono più. E va bene che per loro tutto parte dalla difesa, ma buttarla dentro ogni tanto non farebbe male. L’attacco non ha saputo toccare quota 60 punti in nessuna delle sconfitte in questione. La regia di DJ Carton (7 perse contro Indiana) sembra la prima fra diverse cose da aggiustare: “He can get playing a little bit too fast. He’s got a great attitude. We’ll figure it out”, ha detto Chris Holtmann.

Virginia – Butta male, malissimo. Prima un tonfo in casa di una malridotta Boston College e poi lo smacco al supplementare con Syracuse. Gli esterni stanno facendo una fatica immane, fra un Kihei Clark che spara a salve (6/25 dal campo nelle ultime due partite) e il trio Morsell-Stattmann-Woldetensae che non è il massimo della continuità e dell’efficienza (7/31 al tiro in settimana). In questa ACC si può ancora risalire la china ma il trend è davvero preoccupante.

“This is a whole different role for him. I think he’s got a lot on his plate trying to make plays, take shots, score”, dice Tony Bennett a proposito di Kihei Clark, il cui secondo anno è stracolmo di alti e bassi. (Photo by Virginia Sports)

Tre prestazioni individuali

Quello fra Villanova e la linea da tre non è un matrimonio nuovo, ma fin qui aveva interessato poco Saddiq Bey. Il sophomore ha sorpreso davvero tutti – in primis gli avversari – con una prestazione assurdamente precisa dall’arco nella vittoria su Georgetown. E sì che Bey aveva registrato dei progressi al tiro, ma quest’anno solo due volte aveva segnato più di due triple in una singola partita.

Con UTSA è sempre così: parte piano, perde tante partite di non-con, ma poi arriva gennaio e nessuno è al sicuro nella C-USA. Nemmeno una squadra in forma come LA Tech, rispedita a casa per 89-73 con Jhivvan Jackson che si è prodotto in una di quelle giornate dominanti delle sue. Settima partita con almeno 30 punti per il portoricano, giocatore pazzariello e con doti di scorer fuori dal comune, attualmente secondo per media punti in D-I (25.8).

Gli applausi si sprecano per Daniel Oturu e la prova offerta nel successo di Minnesota su Michigan. La sua combinazione di taglia, forza, mobilità e coordinazione è risultata indigesta per i lunghi dei Wolverines. E poi c’è la tecnica: il ragazzone ha soluzioni offensive che spaziano fra gioco spalle e fronte a canestro, sa colpire ricevendo palla in mattonelle diverse del campo e ha un range di tiro che sta evolvendo in maniera interessante.

Benvenuti al circo

Di cose pazze accadute in settimana se ne trovano tante, anche solo restringendo il campo alla voce supplementari. Procediamo in crescendo con una Top 3 a tema.

3. Winthrop e Gardner-Webb hanno tirato fuori conigli dal cilindro in serie.

2. Nel supplementare vinto da Syracuse, Buddy Boeheim ha messo il chiodo nella bara di Virginia così.

(Nel frattempo babbo Jim sfoggiava sto popò di capo di moda)

1. La magata assoluta è di quel gran mattacchione di Ryan Daly. Poi Saint Joseph’s l’ha persa: chiamatela giustizia divina, se volete.

La ragazza è viva ma non andrà mai più a vedere una partita per il resto dei suoi giorni

Baylor ne sa una più del diavolo (anche se non sono i primi a tirare fuori questa perla)

Ohio State ne ha perse quattro di fila ma i tifosi restano sereni

Tre partite da non perdere

Mercoledì 15: Seton Hall @ Butler (ore 0:30, FS1)
Sabato 18: Oregon @ Washington (ore 21:45, CBS)
Sabato 18: Louisville @ Duke (ore 0:00, ESPN)