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I lampi di Moussa Diabaté e i primi minuti degli europei

Moussa Diabaté Michigan Buffalo
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 12 Nov, 2021

Copertina: Moussa Diabaté in azione contro Buffalo (Photo by Marc-Grégor Campredon)

Fra volti nuovi, graditi ritorni e cambi di scenario, ci sono stati parecchi giocatori europei che si sono messi in mostra in questo primissimo scorcio di stagione. Ecco alcuni appunti su quelli che hanno impressionato di più durante i primi tre giorni di partite del 2021-22.

 

Moussa Diabaté farà parlare di sé

Al netto di un calo di tensione nella ripresa, la prima di Michigan (88-76 contro una pericolosa Buffalo) è stata tutta sorrisi e grandi promesse per l’immediato futuro. Fra i volti noti, Hunter Dickinson (27 punti) non ha mancato nel fare la voce grossa e, fra quelli nuovi, Caleb Houstan (11 punti, 6 rimbalzi, 2 assist) ha dato mostra della classe estrema che ne fa un prospetto da alta lottery. Il canadese però non è stato l’unico freshman a mettersi in luce: Moussa Diabaté (7 punti, 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate in 16 minuti) è stato infatti autore di un grandissimo primo tempo e già dà l’impressione netta di essere un lusso come arma in più del frontcourt in uscita dalla panchina.

Il lungo francese è un mostro d’atletismo con mezzi fisici che ne fanno un potenziale rim protector d’élite, è tanto attivo quanto versatile e disciplinato in difesa, ha velocità più che sufficiente per essere un pericolo costante nelle ripartenze in contropiede e, contro la difesa schierata, sembra già disporre di ottimo decision making, oltre che di armi interessanti nell’attaccare il canestro frontalmente, sia da rollante che palla in mano. Il jumper manca un po’ – un solo tentativo dalla distanza, alquanto sbilenco – ma ha tutto il tempo per lavorarci su. Per ora è scarsamente considerato dai mock draft, ma fisico, caratteristiche tecniche e mentalità suggeriscono un discreto potenziale da one-and-done.

 

Kerr Kriisa, una dinamo per Arizona

Nella prima ufficiale della nuova Arizona di Tommy Lloyd (81-52 su Northern Arizona), abbiamo avuto il piacere di riammirare Ąžuolas Tubelis (13 punti, 5 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi in appena 21 minuti). A rubare l’occhio, però, è stato soprattutto Kerr Kriisa, che ha sprizzato energia ed entusiasmo da tutti i pori, aggredendo la partita dal primo all’ultimo possesso.

L’estone è uno spasso: attacca senza remore, non rifiuta mai un tiro aperto, può condire la gara con qualche giocata a effetto (in questo caso, un passaggio dietro la schiena non premiato dal compagno), è sempre pronto a lanciarsi per salvare un pallone vagante ed è un satanasso in difesa, sia on che off the ball, con un fiuto molto acuto nello strappare lo sfondamento. Alla fine è stato lui il miglior marcatore del match contro NAU: 17 punti con 2/4 da due, 4/10 da tre, 1/2 ai liberi, più 5 assist e 2 recuperi in 29 minuti.

I commentatori americani si erano dimostrati cauti, se non proprio dubbiosi, nei suoi confronti nelle varie analisi prestagionali, viste le poche partite che aveva disputato da freshman: di questo passo, però, prestazioni simili non faranno altro che dare ragione a coach Lloyd e alla fiducia assoluta che ripone nella sua point guard titolare.

 

Bentornato, Gabe

Abbiamo già parlato abbondantemente dell’esordio col botto di Paolo Banchero (qui un’analisi dettagliata della sua bella partita contro Kentucky) e quindi, al capitolo italiani, è ora di passare al buon inizio di Gabriele Stefanini. La sua San Francisco è a 2-0 in stagione dopo i successi netti su LIU (98-64) e Prairie View A&M (92-76) e c’è lo zampino del bolognese nell’eccellente produzione offensiva (109.4 di Adj. Efficiency) che ha caratterizzato queste prime due uscite dei Dons (9 punti, 2 rimbalzi, 2 assist, 2 recuperi in 24 minuti nella prima; 16 punti, 5 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi in 30 minuti nella seconda).

Coach Todd Golden sta optando per un backcourt a tre, con l’italiano ad affiancare i veterani Jamaree Bouyea e Khalil Shabazz. Per ora l’esperimento va a gonfie vele: su 190 punti segnati da USF, 98 portano la firma del trio (ossia il 51.6% del totale). È in particolare nella seconda gara che Stefanini, autore finora d’un gran bel 10/16 dal campo in totale, ha dato sfoggio della varietà del suo repertorio realizzativo e mostrato di poter imbeccare compagni diversi in situazioni diverse.

Sarà interessante vedere come lui e la sua squadra si comporteranno contro avversari di caratura maggiore (ci sono Davidson e Nevada da affrontare nei prossimi giorni), ma l’inizio è incoraggiante. Anche perché – per rimanere in tema di europei – il frontcourt di quest’anno si sta già dimostrando più solido di quello che l’aveva preceduto, grazie a Patrick Tapé e al bielorusso Yahuen Massalski (12 punti, 6 rimbalzi, 2 stoppate in soli 17 minuti all’esordio; poi 9+6+5 in 28′ nel secondo match).

 

Occhio a Toni Rocak

Aveva chiuso la scorsa stagione con un career-high e ha inaugurato questa con un nuovo record in fatto di punti segnati: Toni Rocak non ha perso tempo nel riprendere il filo del discorso, regalando a UC San Diego una vittoria inaspettata in casa di Cal (80-67). Lo svizzero ha martellato gli avversari senza pietà, attaccando frontalmente ogni spazio lasciato sguarnito nei pressi del ferro, oltre a fare abbondantemente il proprio dovere in difesa. Per lui, alla fine, un bottino da 27 punti con 8/13 dal campo e 11/15 ai liberi, oltre a 8 rimbalzi catturati.

Già super efficiente e tecnicamente dotato, dovrebbe fare danni seri nella Big West, specie se si dovesse rivelare capace d’innalzare la propria pericolosità perimetrale. Una cosa è certa: fra l’ala dei Tritons ed Anthony Polite (17 punti in 24 minuti nella vittoria larga di Florida State su Penn), quest’anno i fan elvetici avranno di che divertirsi nel seguire il college basketball.

 

Le buone, vecchie abitudini di Saša Stefanović

Per puntare in alto, la Purdue di quest’anno non può prescindere da Saša Stefanović e dal suo tiro, visti gli ampi spazi che possono aprirsi sul perimetro mentre gli avversari sono impegnati ad arginare i lunghi Trevion Williams e Zach Edey in area. Durante la pratica sbrigata contro Bellarmine (96-67), l’americano d’origine serba ha messo in mostra una volta di più le proprie doti: 5/6 dall’arco (settima gara in carriera con almeno 5 triple a segno) e 23 punti in totale (career-high) che ne hanno fatto il top scorer della partita. Nei suoi primi tre anni di college, Stefanović ha accumulato uno straordinario 39.4% da tre su 4.3 tentativi a partita. Tutto lascia pensare che possa arrivare a toccare il 40 alla fine di quest’annata.

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