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Paolo Banchero, dove sono i margini di miglioramento?

Paolo-Banchero
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 27 Dic, 2021

Giunti al giro di boa della stagione possiamo dire che Paolo Banchero è il candidato principale alla #1 del prossimo Draft NBA e che la sua Duke può regalare a Coach K l’ultimo titolo della sua carriera. Nelle nostre analisi della sua annata ci eravamo lasciati appena prima dei fuochi d’artificio con Gonzaga, la caduta con Ohio State e l’esordio nella ACC. Vediamo com’è andato.

Dominante e altruista

L’eruzione di Banchero nei primi 20 minuti del big match coi Bulldogs ha regalato a Coach K la testa del ranking per la 21esima stagione su 42 in carriera. Quello mostrato nel primo tempo e, soprattutto, il modo in cui Gonzaga è rientrata in partita quando Banchero era out per crampi, dimostrano l’impatto del freshman sulla squadra. Un impatto che trascende il campo come notato da Banchero stesso nel post partita, dove ha detto di aver tifato i compagni e urlato davanti alla televisione mentre era nello spogliatoio. Coach K l’ha ben riassunto nella conferenza post Gonzaga: “Averlo anche solo in campo, ci aiuta. Aiuta i compagni a non preoccuparsi. Questi ragazzi si fanno forza a vicenda”.

La sua leadership si nota anche in campo dove gioca per la squadra e la squadra gioca per lui. Più di un possesso ogni quattro finisce con un suo tiro, ma Banchero non cannibalizza il pallone in attacco. Sa essere decisivo sin dal primo possesso, ma sta anche imparando ad aspettare che la partita arrivi da lui. Ne è un esempio la gara con Virginia Tech, dove ha dato il meglio di sé nel secondo tempo. Oppure contro squadre di bassa caratura come Elon o Appalachian State timbra solamente il cartellino, senza spremersi. La sconfitta contro i Buckeyes, però, ha cambiato il suo approccio in difesa. Ora è molto più permissivo per preservarsi dai falli e lascia che i suoi compagni difendano anche per lui.

La presenza di Paolo Banchero è vitale per avere un attacco equilibrato. Entra in ritmo dominando di potenza sotto canestro o disorientando con le finte gli avversari dal palleggio, ma partita dopo partita si ritrova con sempre più avversari addosso. Duke ha moltissime risorse e Banchero è spesso la chiave per innescarle. Non è un passatore che trova traiettorie visionarie, ma è uno molto più di lettura, come visto nei primissimi possessi contro Virginia Tech.

 

Se al college la soluzione per Coach K potrebbe essere di schierarlo da 5 come arma tattica, nella NBA sarà invece sempre più chiamato ad essere un esterno. Per essere una stella in quel ruolo dovrà migliorare su dei aspetti: la capacità di creare per gli altri e il tiro da tre. I numeri non sono dalla sua in entrambi i casi: sul lato creativo, vediamo un Ast% di 13.3, segno di un giocatore ancora lontano dal brillare in quel aspetto. Contro Appalachian State però abbiamo visto un lampo interessante, per quanto poco preciso, di quello che gli potrebbe essere chiesto al piano di sopra.

 

Per quanto riguarda il tiro da tre, la sua efficacia è molto ondivaga: 33.3% con tre tentativi a partita. Quella fiducia e fluidità che vediamo sempre quando si costruisce il tiro da due punti, non la vediamo dalla lunga distanza dov’è ancora abbastanza macchinoso nel movimento. Potrebbe arrivare ad espandere il suo range con il tempo, visto che sempre contro Appalachian State è stato in grado di mettere questa tripla.

 

Le statistiche a volte mentono

Nonostante l’arsenale completo e la sensazione di dominio che trasmette quando gioca, non è un giocatore che strizza l’occhio alle statistiche, le quali però vanno sempre contestualizzate. 52.7 di eFG% solitamente non è sintomo di una grande efficienza al tiro ma se pensiamo che il 31% delle conclusioni che Banchero si prende sono dal mid-range (li segna con il 42%) e spesso sono contestate il numero assume un altro valore. In più, tra i grandi scorer di questa stagione, solo E.J. Liddell tira in maniera più efficiente da quella zona di campo, dove faticano anche realizzatori come Agbaji, Murray e Max Abmas. Non a caso, per ShotQuality, è sopra la media per quanto riguarda l’efficienza al tiro, anche se potrebbe fare meglio.

La forza di Duke unita ai numeri di Banchero e i riflettori attirati dalle sue prestazioni giustificano una possibile presenza a fine anno nei quintetti All-American o anche un titolo di National Player of the Year. Il ranking stilato da KenPom, però, la pensa diversamente. L’algoritmo del sito infatti esclude dalla corsa al NPOY sia l’italoamericano che un altro giocatore che sta disputando una stagione fenomenale come Agbaji in favore di giocatori come Trayce Jackson-Davis o Oscar Tshiebwe, i quali non offrono candidature necessariamente più forti.

Il duello a distanza con Chet Holmgren durerà per tutta la stagione e il centro di Gonzaga, nonostante un impatto meno vistoso sulla partita, ha statistiche molto più accattivanti: attaccante più efficiente (69.3 di eFG%) con meno possessi, numeri simili sui 40 minuti (24 punti per l’italo-americano, 21 per Holmgren), dominio totale sotto canestro (14 rimbalzi e quasi 6 stoppate sui 40 minuti) e anche un lato creativo più avanzato. Però ci sono dei motivi se Paolo Banchero viene dato pressoché unanimemente alla #1 del prossimo Draft e, fra questi, c’è un eye test dove per atteggiamento, maturità, solidità e intelligenza risulta di gran lunga il miglior giocatore sul parquet ogni volta che gioca.

Jabari Smith sta dimostrando che la corsa alla prima scelta assoluta quest’anno non è per forza un duello esclusivo, così come le varie Purdue, Baylor e Kansas ricordano che c’è alta competitività oltre Duke e Gonzaga, ma a noi non dispiacerebbe vedere un altro scontro tra Banchero e Holmgren. Magari a marzo. Magari alle Final Four. Magari per la partita che vale il titolo.

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