Quote by La zampata di Pritchard, la vita da cani di Auburn

È sempre una stagione caotica e strapiena di upset, come si è visto bene sabato scorso. Tre squadre in Top 5 sono uscite sconfitte – Duke, Auburn, Butler – mentre un’altra (Baylor) ha faticato un po’ per avere la meglio su un’avversaria ancora a secco di vittorie in conference. In mezzo a tanto scompiglio, qualche gerarchia sembra però pian piano delinearsi e – cosa più importante – le partite di qualità cominciano finalmente a essere meno rare.

Nella Big Ten, Michigan State (6-1) mantiene il primato in classifica mentre alle sue spalle, quatta quatta, si affaccia una Illinois (5-2) attesa a un bel doppio esame di maturità (trasferte a Purdue e Michigan in settimana). Ohio State (2-5) ha ripreso fiato vincendo con Nebraska (2-5) ma solo per un attimo, perché la brutta sconfitta sul campo di Penn State (3-4) ha poi mostrato una squadra in confusione, lontana dall’abbandonare il tunnel nel quale si è ficcata. Wisconsin (4-3) invece conferma il suo status di mina vagante dopo il bel successo strappato contro Maryland (4-3) grazie a due giocate magistrali di Brad Davison.

 

Baylor (5-0) è sempre in vetta nella Big 12 ma il testacoda con Oklahoma State (0-5) non è stato semplice: 75-68 per i Bears che ringraziano le triple di Devonte Bandoo e il poco sangue freddo dei Cowboys (più bravi di quanto il record suggerisca, ma anche così acerbi). Kansas (4-1) si mette in tasca due vittorie esterne (Oklahoma, Texas) che, in una conference del genere, proprio schifo non fanno. Poi è il caos. Mentre West Virginia (3-2) rimedia sberle da una moribonda – o almeno così pareva – Kansas State (1-4), c’è Texas Tech (3-2) che mette in archivio due successi netti (K-State in trasferta, Iowa State in casa), con un Davide Moretti che si segnala per dei livelli di efficienza offensiva in graduale risalita.

 

Nella Pac-12, Stanford ha sprecato una bella occasione contro USC (82-78 dopo un OT) e le due squadre ora guidano la classifica con record 4-1. Non per molto, presumibilmente, perché a tallonarle c’è Oregon (4-2). I Ducks sono passati da una prova deludente con Washington State a una vittoria esaltante nella tana di UW: 64-61 grazie a un Payton Pritchard invasato che ha deciso la gara con un canestro da fenomeno nel supplementare. Intanto Arizona (3-2) batte e aggancia Colorado (3-2). Un risultato che sa di ossigeno. E la notizia migliore, forse, è che Nico Mannion non deve fare gli straordinari, visto che tutta la squadra ha cominciato a ingranare – o almeno sembra sul punto di farlo.

 

Nella SEC è il doppio tonfo di Auburn (3-2) a fare rumore (ne parliamo dopo). Intanto LSU (5-0) guida la classifica, seguita da Florida e Kentucky (4-1). Per UK, la settimana è stata a dir poco movimentata. Prima ha perso sulla sirena con South Carolina e poi è uscita dalla bolgia di Arkansas con una vittoria che in pochi avrebbero pronosticato a metà ripresa, quando John Calipari si è fatto cacciare dagli arbitri. Mossa psicologica per spronare i suoi? Chissà. Sta di fatto che i Wildcats di lì a poco hanno piazzato un bel 17-2 e infine vinto per 73-66.

 

Paradiso

Dayton – Guida l’Atlantic 10 a braccetto con Duquesne ma la cosa non era affatto scontata, visto il calendario settimanale. Prima ha respinto VCU con un autorevole +14 e poi è andata a vincere in casa di Saint Louis grazie a un canestro di Jalen Crutcher a 0.1 secondi dalla fine. Quant’è buono l’attacco dei Flyers? Beh, quella coi Billikens è stata la loro peggior gara per ORtg, ma parliamo comunque di un onesto 101.6. E questa è una squadra che finora ha perso solo all’OT, con Kansas e Colorado. Tostissima.

Seton Hall – Una settimana da girone infernale tramutata in un trionfo. Le vittorie esterne con Butler (campo mai facile) e St. John’s (al Garden) certificano la bontà di questo gruppo, sempre più coeso e capace di fare aggiustamenti sia sul piano tattico che mentale. E poi c’è Myles Powell: coi Johnnies l’ha decisa lui in volata e, mettendo a segno 29 punti in entrambe le gare, ha superato quota 2000 in carriera. I Pirates guidano la Big East con record 6-0 e già fanno paura adesso, figurarsi quando potranno riabbracciare Sandro Mamukelashvili.

“You can take whatever player you want in college basketball. I’m taking Myles Powell over anyone else seven days a week and twice on Sunday. The best player in the country plays for Seton Hall. And it may not be close”. Jon Rothstein ama essere iperbolico ma forse tanto torto non ce l’ha. (Photo by Finish First Photos)

Purgatorio

Michigan – Cinque trasferte e cinque sconfitte quest’anno. E quella sul parquet di Iowa la fa scivolare nella metà bassa della Big Ten (2-4). Situazione poco confortevole, non proprio quella che si poteva immaginare a fine novembre. Qualche attenuante c’è (le trasferte in questione erano tutte toste) e si può guardare ancora il bicchiere mezzo pieno. L’attacco dei Wolverines non tradisce e l’indisciplina vista in difesa può sempre essere limata in corso d’opera. Perché dal punto di vista della volontà, UM c’è.

La costanza offensiva di Franz Wagner è forse la miglior novità per Juwan Howard in questo primo scorcio di 2020: 15 punti di media nelle ultime quattro partite per il freshman tedesco. (Photo by Marc-Grégor Campredon / MGoBlog)

Inferno

Auburn – Ma come? Eri tanto bella, tanto pimpante, tanto… imbattuta. La squadra di Bruce Pearl lascia a San Diego State l’onore di ultima compagine senza sconfitte in stagione dopo una settimana on the road da mani nei capelli: -19 con Alabama e -22 con Florida. Davvero brutti, i Tigers visti nell’ultima uscita. Potevano e dovevano riscattarsi e invece sono rimasti a guardare i Gators che, nella ripresa, hanno trotterellato nella loro metà campo. A peggiorare il tutto, un attacco di qualità infima: 75.0 di ORtg dopo il 76.3 registrato coi Crimson.

Duke – Due sconfitte di fila e la testa della ACC va a Louisville e Florida State (6-1). Prima ha regalato una gioia a Clemson (tanto per emulare i cugini di North Carolina) e poi ha ceduto sul proprio parquet nel big match coi Cards. La fisicità di Louisville è risultata indigesta, il che non è proprio una gran notizia, visto che a questo livello bisogna saper vincere partite così, specie quando sei tu a giocare in casa. Difesa e controllo del pallone hanno lasciato un po’ a desiderare. Magari si vede di peggio in giro, ma questa non è roba da squadra di élite.

Cassius Stanley contende un pallone a Fresh Kimble. I 24 punti del Blue Devil non sono bastati contro Louisville. (Photo by Ben McKeown / The Herald Sun)

 

Tre prestazioni individuali

Iowa si passa la palla che è un piacere, crea spazi da attaccare e segna da fuori con efficienza discreta. Già è difficile contenerla così, figurarsi quando schiera il giocatore di post basso più immarcabile in circolazione, Luka Garza, il quale ha sculacciato Michigan con 33 bei punti dopo i 44 messi a segno all’andata in un losing effort. Una roccia nel tenere i contatti, veloce di piedi abbastanza da beffare avversari di tipo diverso in post basso. Il che gli garantisce una caterva di viaggi in lunetta. E poi può anche metterti un paio di jumper in faccia. Totale.

Benvenuti a un’altra puntata di “Markus Howard infrange record”. Dopo aver guidato i suoi alla vittoria su Xavier con 35 punti, la guardia di Marquette ha concesso il bis in settimana in casa di Georgetown: 42 punti, esattamente la metà della squadra nell’84-80 sugli Hoyas. Per lui si tratta della terza partita chiusa con almeno 40 punti quest’anno, la settima in carriera. Roba mai vista neanche lontanamente nella storia della Big East.

Nessuno è decisivo come Myles Powell ma Seton Hall sta facendo il salto di qualità grazie al contorno, con Quincy McKnight in testa. Ormai vice-leader dei Pirates, ci sentiamo di dire che è lui il vero MVP della vittoria su Butler con una prova di grandissima sostanza nelle due metà campo. La point guard sta mettendo a tacere gli scetticismi (anche il nostro, a dirla tutta) con un polso in cabina di regia che offre poco il fianco agli errori. La gara con St. John’s (dove ha messo i suoi bei 20 punti) ha sporcato un po’ un assist/turnover ratio che comunque rimane notevole: 3.7/1 nelle sei gare di conference e 2.7/1 in stagione. L’anno scorso? 1.6/1.

 

Benvenuti al circo

“Dog does none of the work, got all of the applause”

 

Il college basketball è sempre il regno dell’imprevisto. Lo sa bene Utah State, che era sopra di 18 con 3:36 da giocare in casa di Boise State. Poi è successo di tutto.

 

Davide Moretti li mette anche a occhi chiusi. Letteralmente.

 

Johnny McCants e CJ Bobbitt col photobomb della settimana

 

Memphis e Cincinnati, trenta secondi spumeggianti all’insegna del bel gioco

 

Quando un buzzer beater tira l’altro: Niagara ne ha messo uno per tempo contro Rider

 

Tre partite da non perdere

Martedì 21: Butler @ Villanova (ore 1:00, CBS SN)
Giovedì 23: Michigan State @ Indiana (ore 2:30, FS1)
Sabato 25: Kentucky @ Texas Tech (ore 0:00, ESPN)