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Jared Butler che morde e coach che rosicano

Jared Butler Baylor at Oklahoma State Rob Ferguson-USA TODAY Sports
Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 25 Gen, 2021

Le nostre pagelle di questa settimana non possono che iniziare con Jared Butler in versione iradiddio con Kansas e non possono che chiudersi con tre allenatori – Coach K, Stackhouse, Bobby Hurley – che fanno a gara a chi rosica più malamente.

 

Jared Butler (Baylor). Pensiamo che ci debba essere anche lui nella discussione sul POY di quest’anno. E quanto fatto in settimana sembra darci ragione. Nel big match con Kansas: 30 punti con un fenomenale 10/14 al tiro e 8 assist, ricacciando indietro sistematicamente i Jayhawks nelle uniche due occasioni in cui sembravano poter riaprire una partita altrimenti dominata da Baylor. Poi, contro Oklahoma State (22 punti, 6 assist), è stato lui a dare il via alla fuga dei Bears dopo un primo tempo sofferto. Come? Con la specialità della casa, ovvero con tre triple consecutive. Tenerlo a bada sta diventando sempre più complicato.

Xavier Pinson (Missouri). Buono questo, molto. E dopo aver spadellato a lungo in stagione, ha scelto la partita giusta per ritrovare la mira: 3/3 dall’arco, 27 punti compreso un canestro tanto difficile quanto importante nel finale e un controllo totale della partita dal primo all’ultimo minuto. I Tigers passano sul campo di Tennessee grazie alla regia dello smilzo junior che, se solo mettesse su qualche chilo, sarebbe davvero interessante anche per l’Nba.

 

DeVante’ Jones (Coastal Carolina). Con Troy ha messo insieme una delle più belle statline della settimana: 30 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e 3 recuperi. Chiamatelo pure Devastante Jones, perché difficilmente troverete un altro giocatore in D-I così produttivo ed efficiente in più voci statistiche. La guardia dei Chanticleers viaggia a quota 22.4 punti, 6.7 rimbalzi, 3.8 assist e 3.7 recuperi in stagione, gioca un’infinità di palloni e, contrariamente a tante altre combo guard ignoranti che si trovano in panni simili, non spreca nulla: #32 in Division I per ORtg (130.9) con un 2/1 di assist-turnover ratio e un impressionante 65.3 di True Shooting%.

Tasos Kamateros (South Dakota). Mai sentito? È normale. Il greco, uno che ai tornei FIBA si è più intravisto che visto, era arrivato a Vermillion senza una scholarship ma con tanti buoni propositi. E ha avuto ragione lui. La borsa l’ha strappata alla fine dell’anno da matricola e ora, da sophomore, si è anche conquistato un posto nel quintetto iniziale. Nel weekend, South Dakota ha vinto entrambe le gare sul campo di Western Illinois, col suo lungo protagonista assoluto in campo: produttivo in attacco (prima 15 e poi 21 punti) e anche clutch nel primo dei due incontri. Il sogno proibito di ogni walk-on. Con altre due annate piene davanti a sé, il meglio sembra dover ancora arrivare.

 

Villanova. Due vittorie senza brillare, se non a sprazzi, ma non si poteva chiedere di più a una squadra che era stata ferma per quasi un mese a causa del covid: +2 con una Seton Hall sprecona e +15 con una Providence sostanzialmente rimasta negli spogliatoi dopo l’intervallo. Insomma, bisogna ringraziare gli avversari di turno, ma c’è del buono, viste le circostanze: l’attacco non ha perso troppo smalto rispetto alle uscite di dicembre e quella coi Friars è stata addirittura la miglior prova difensiva dei Wildcats in questa stagione per Adj. Eff. (81.1).

Ethan Esposito (Sacramento State). Gli Hornets hanno infilato due vittore in tre partite nella settimana appena passata e molto del merito va al napoletano, il quale ha messo insieme un totale di 76 punti e 28 rimbalzi. Ormai go-to guy della squadra, il tiro da tre è l’unica cosa che non sta andando, ma tutto il resto c’è: sempre ficcante in area, pericoloso col jumper dalla media e, finalmente, ha la libertà necessaria per agire anche da ball handler aggiunto. Un discreto lusso da parte di un giocatore che si sta dividendo fra gli spot di 4 e 5.

 

Caleb Love (North Carolina). Quando pensiamo a UNC, pensiamo ai suoi lunghi, ma forse la tanto attesa svolta della stagione può arrivare dal reparto guardie. Il freshman aveva fatto una fatica incredibile fino a una settimana fa, fra tiri scriteriati e palate di palloni persi. I suoi 20 punti contro Wake Forest ci hanno però mostrato un giocatore in parte diverso: efficiente, con un jumper dal palleggio delizioso e che attacca l’area nel modo giusto, al momento giusto.

Stanford. Una media fra il 9 che diamo alla squadra maschile e il 5 che invece si becca quella femminile. I primi sono riusciti a rifilare a UCLA la prima sconfitta nella Pac-12 grazie a un canestro di Oscar da Silva (26 punti) sulla sirena. E non poteva contare su ben tre titolari: Ziaire Williams, Bryce Wills e Daejon Davis. Le ragazze di Tara VanDerveer, che sembravano una corazzata, dopo l’upset con Colorado nella settimana precedente hanno perso anche con le Bruins, ossia una rivale diretta per il titolo di conference. Almeno c’è stata la reazione domenica con un +27 su USC, ma ora nel college basket femminile gli occhi sono tutti per Louisville, imbattuta dopo 14 gare grazie anche al talento straripante di Dana Evans.

 

Moussa Cissé (Memphis). Il lungo dei Tigers è un osservato speciale, perché trattasi di prospetto potenzialmente da Nba. Non fa parte al momento dei primi 30 del nostro Super Mock Draft, ma i suoi 208 cm per nemmeno 100 kg ne fanno un corpo già da professionisti. Il problema finora è stato il gioco, nel quale ha mostrato molte ingenuità e mani poco educate. Però nelle ultime due gare è sembrato un altro giocatore: 13.5 punti e 9.5 rimbalzi di media.

Indiana. I tifosi degli Hoosiers si attrezzino e si procurino un defibrillatore portatile da tenere a portata di mano. Per Indiana in settimana vittoria in trasferta contro Iowa (wow) e poi sconfitta in casa contro Rutgers (what?). Trayce Jackson-Davis il suo lo fa sempre, qualche volta di più (23 punti 7 rimbalzi e 9/14 al tiro contro Luka Garza), qualche volta meno (13 punti, 7 rimbalzi 4/10 al tiro): è il resto della squadra che non può andare e venire. In Big Ten si rischia.

 

LSU. Non abbiamo fatto in tempo ad elogiare il freshman Cam Thomas che la squadra è crollata. Alabama e Kentucky festeggiano entrambe in settimana, ed entrambe grazie ai Tigers. Alabama ha vinto di 30 punti – nessun refuso, 30 secchi – e così è andata 8-0 nella conference (non succedeva dall’86-87). Mentre Kentucky ha chiuso con la vittoria contro LSU la sua striscia di 3 sconfitte consecutive. Punto comune: le prestazioni opache dei Tigers, nei quali si salva appunto solo Thomas. Disperso invece Javonte Smart.

Dzmitry Ryuny (San Francisco). Il lungo tiratore bielorusso era stato uno degli eroi della vittoria di inizio stagione contro Virginia e insieme a lui San Francisco sembrava una delle squadre più attrezzate non per vincere ma per fare bene in WCC, conference da anni dominata da Gonzaga. Invece ora i Dons sono 4-4 e hanno perso in casa anche contro Saint Mary’s. Per Ryuny un rotondo zero punti in 31 minuti.

 

Kansas. Tre sconfitte di fila non se le aspettava nessuno. E ok, erano tre partite in trasferta ma, Baylor a parte, Oklahoma e Oklahoma State sono due squadre contro cui i Jayhawks non possono avere problemi. E invece ne hanno avuti, eccome, e ora “something has to change”, come ha detto Bill Self dopo la partita contro OU, con De’Vion Harmor che ha vinto il duello con il suo compagno del liceo Jalen Wilson.

Tennessee. Primi nella Sec per palle perse (10.6), i Vols hanno pensato bene di raggiungere la loro media nei primi 10 minuti contro Missouri in cui hanno segnato solo 10 punti. 18 il totale di palloni regalati alla fine in tutti i modi ai Tigers che hanno ringraziato ed espugnato il loro campo nel big match della conference. Ma se perdere in casa contro una squadra da ranking ci può anche stare, imbarazzante è stato il -26 contro Florida, con 49 punti segnati tirando col 29% dal campo.

 

La buona stella di Loyola-MD. Semplicemente, non si è fatta vedere: quattro partite giocate e quattro sconfitte con uno o due punti di scarto. L’ultima è arrivata dopo ben tre OT contro l’American U del nostro Lorenzo Donadio, punita allo scadere da una gran tripla di Jamir Harris e da un conto salatissimo ai tiri liberi: solo 15/32 col povero Golden Dike che ha fatto 2/11 (è un suo punto debole conclamato). Nel back-to-back con gli Eagles non sono bastate le due doppie doppie di Santi Aldama (25+10 e 20+12). Ve l’avevamo detto tempo fa che il suo impatto nella Patriot sarebbe stato quello di un marziano.

Tyson Etienne (Wichita State). Era – sottolineiamo l’imperfetto – il miglior marcatore della AAC e la sua Wichita State era – di nuovo, imperfetto – una delle squadre più in forma della conference. Poi è arrivata la sfida al vertice in casa di Memphis dove gli Shockers sono stati sconfitti di 20 punti. Etienne, ovviamente anche il miglior marcatore di Wichita State, ha chiuso con 3 punti a referto con 1/12 al tiro (0/5 da tre). Rimandato insieme alla squadra.

 

Un weekend da rosiconi. Arizona State non vince dal 13 dicembre e non ci sono scuse che tengano, però coach Bobby Hurley le cerca ugualmente. In sala stampa e poi su twitter ha sostanzialmente imputato la sconfitta coi rivali di Arizona a un presunto fallo negli ultimi secondi di Tubelis, giustiziere dei Sun Devils sulla sirena. Si può anche comprendere la frustrazione in un periodo così grigio, ma resta un fatto: ASU è al momento fra le più grandi delusioni di quest’annata e, con una top PG (Remy Martin) e due talenti da primo giro al Draft (Marcus Bagley e Josh Christopher) nel roster, sta buttando via un’occasione unica per posizionarsi nell’area di quelli-che-contano sulla mappa Ncaa.

C’è anche chi è indifendibile. Vanderbilt è 0-5 nella SEC e, dopo il -21 rimediato con Arkansas, Jerry Stackhouse ha sparato a zero sui suoi e in particolare su un giocatore, Myles Stute. Perché se prendi un ventello in casa, giustamente la colpa è da dare a un freshman che non è nemmeno fra gli attori principali della squadra. Classe e leadership sotto zero.

Infine c’è Mike Krzyzewski con uno sfogo passivo-aggressivo che ha fatto boom sui social. Dopo la gara persa con Louisville, si è rifiutato di rispondere a una domanda normalissima e legittima, lanciandosi in una tirata paternalistica (questa è la definizione più tenue che le si possa dare) col malcapitato intervistatore, il quale altro non è che uno studente di Duke che scrive sul giornale dell’università. La cosa non è piaciuta a nessuno. Lo spezzone, in origine postato da Kyle Boone di CBS, ha oltre 4 milioni di visualizzazioni su twitter. I commenti? Tutti negativi, anche da gente famosa: fra i tanti, c’è Baron Davis che gli dà dello stronzo. Da parte nostra, fatichiamo a capire il clamore: lo sanno tutti che Coach K non sa perdere.

 

Copertina: Photo by Rob Ferguson/USA TODAY Sports

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