Quote by Champagnie e Robbins, protagonisti inattesi

Le pagelle di questa settimana hanno protagonisti vecchi e nuovi, ma comunque iniziano con due belle sorprese: Minnesota che rulla di cartoni Michigan e Justin Champagnie che torna dopo un mese di assenza per prendere a sberle Syracuse.

 

Minnesota. Dieci giorni fa aveva preso un -25 da Michigan senza discussione. Sul suo campo ha però giocato la partita perfetta, vendicandosi con un +28 contro i Wolverines arrivati a Minneapolis imbattuti e in grande forma. I ragazzi di Richard Pitino hanno dominato dalla palla a due fino alla sirena. Menzione per Liam Robbins: dopo esser stato preso a schiaffi da Hunter Dickinson, autore di 28 punti nella vittoria ad Ann Arbor, il lungo dei Gophers ha replicato con 22 punti in 22 minuti, con un 3/3 dall’arco e la faccia di chi dice a un freshman “non provarci mai più”.

Justin Champagnie (Pitt). Torna dall’infortunio prima del previsto, con l’ultima gara giocata esattamente un mese prima, mette insieme 24 punti, 16 rimbalzi e 2 stoppate – lui sarebbe un esterno, ricordiamolo – e guida la squadra a una vittoria roboante (96-76 con 64 punti segnati nel secondo tempo) condendo il tutto con alcuni schiaccioni prepotenti. Proprio contro quella Syracuse che era la sua università dei sogni, ma che non l’aveva degnato di un’offerta.

Charles Bassey (Western Kentucky). Nel doppio confronto a distanza con un altro prospetto da Draft, Taevion Kinsey di Marshall, è lui a prendersi i riflettori oltre a due vittorie pesanti per la corsa al titolo nella C-USA. 21 punti, 19 rimbalzi, 5 stoppate nella prima gara, poi 24 punti, 9 rimbalzi, 2 stoppate nella seconda. E con un 3/8 da tre in totale che non è malaccio quando sei già un lungo fisicamente e atleticamente senza rivali in quella conference.

 

Virginia. Fino a sabato, la difesa di Clemson era la #1 su KenPom. Era, appunto. Perché poi è arrivata UVA a guastare la festa: 85 punti a segno, 15/27 da tre e 146.7 di Adj. Offense per un impressionante +35 in trasferta. Dopo la batosta con Gonzaga, gli Hoos hanno messo insieme solo vittorie (5-0 nella ACC) e stanno finalmente trovando la propria identità. E i margini di miglioramento con questo roster possono essere importanti. Bene, tra l’altro, che alla festa si sia unito anche Tomas Woldetensae (14 punti, 5/7 dal campo) proprio nel momento in cui rischiava di sparire dalle rotazioni. Speriamo che sia la partita della svolta per lui.

Isaiah Wong (Miami). Naufrago insieme alla sua squadra nel -22 contro Boston College, ma occorre dargli comunque un voto alto per via delle prova scintillante offerta contro Louisville. E perché, se non fosse per lui, questi Canes falcidiati dagli infortuni forse non ne vincerebbero nemmeno una. 30 punti, 7 rimbalzi, 6 assist nell’upset ai danni dei Cards senza risposte per lui: tremendamente sgusciante, con crossover imprendibili e jumper dal palleggio letali.

Storm Murphy (Wofford). Gira e rigira, nella SoCon bisogna sempre fare i conti coi Terriers. E il nostro beniamino continua a fornire prestazioni che gli varrebbero una statua fuori dal palazzetto (dopo Fletcher Magee, sia chiaro). In settimana, Murphy ha segnato 23 punti e il game winner in casa di VMI, poi ne ha tirati fuori altri 23 da protagonista in una rimonta prorompente sul campo di Chattanooga (-13 all’intervallo, +18 alla fine). Nella conference è secondo per assist, terzo per punti e per percentuali ai liberi. Cosa chiedergli di più?

 

Utah State. I primi esami difficili sono arrivati e gli Aggies li hanno passati con due prove convincenti contro San Diego State. Non è più la squadra di Sam Merrill che si poggiava su un attacco spesso scintillante, ma è quella di Neemias Queta che fa la differenza nelle due metà campo anche da osservato speciale (unico in tutta la Ncaa a guidare la propria squadra in cinque voci statistiche), che difende in maniera asfissiante (#6 in D-I per Adj. Defense) e che trova buone risposte anche dagli elementi meno esperti (Steven Ashworth fondamentale coi suoi 17 punti nella seconda partita). Per la corsa al titolo della MWC, loro ci sono sempre.

Jared Butler (Baylor). Ovvero come essere decisivi con soli 7 punti segnati e nonostante 7 palle perse. Baylor resta imbattuta nella Big12 e passa anche sul campo di Texas Tech grazie anche ai 5 minuti finali del suo giocatore migliore. Dopo esser stato menato senza pietà per tutta la gara e dopo 9 tiri sbagliati, riesce a segnare le due triple che, assieme a quella del sempre ottimo Adam Flagler, danno il parziale decisivo ai Bears. Due liberi sbagliati non da lui, ma questo è proprio un giocatore che ci piace tanto.

RaiQuan Gray (Florida State). Altro giocatore decisivo con tutte le giocate giuste nel finale di un (ex) big match dell’ACC vinto senza Scottie Barnes in campo. Il lungo dei Seminoles non è esattamente longilineo con i suoi 120 kg sparsi su poco più di 2 metri, ma è stato onnipresente contro North Carolina, segnando il suo career high di 19 punti di cui 7 negli ultimi due minuti in cui ha fatto di tutto: rimbalzi, stoppate, recuperi e fine della striscia di tre vittorie dei Tar Heels.

 

Justin Turner (Bowling Green). Il motivo principale per cui Bowling Green è al primo posto nella Mid American Conference (a pari merito con la Toledo di Mattia Acunzo) è la sua guardia all’ultimo anno. Nell’ultima gara, in casa di Buffalo, l’inerzia sembrava ormai passata nelle mani Bulls, che però non avevano fatto i conti con Turner, che fra triple e jumper (25 punti per lui alla fine) è risultato immarcabile.

Seth Towns (Ohio State). Lo prendiamo come simbolo del ritorno tra le grandi dei Buckeyes (peraltro privi di M.J. Walker). Servirebbe un video con un paio delle sue azioni contro Illinois per spiegare di che tipo di talento sia dotato. Ci limitiamo alle statistiche: 11 punti in 15 minuti, 2/3 da due e 2/3 da tre (più 3 rimbalzi e 1 recuperata). L’azione più bella? Palleggio, cambio di mano dietro la schiena, step back e jump morbido dai 6 metri. Il tutto a 203 cm.

 

Butler. Una sconfitta netta con St. John’s e una vittoria casalinga all’OT contro una Creighton priva di Marcus Zegarowski. Visto che per loro si tratta di un anno di transizione, è una settimana da sufficienza piena. Specie se si volge lo sguardo al futuro, perché il signor Myles Tate, playmakerino poco sopra l’1.80, è uno che probabilmente ci farà impazzire da qui ai prossimi tre anni. Suo, infatti, il game winner contro i Bluejays, pescato in area fra esitazioni varie in mezzo a una selva di avversari, per una prova da 15 punti e 10 (!) rimbalzi.

UConn. Non ha troppo da sorridere dopo il forfait di James Bouknight (sarà out per quattro settimane) ma non ha nemmeno di che disperarsi, almeno per ora. La squadra ha reagito benissimo alle difficoltà, anche meglio di quanto ci si sarebbe potuti aspettare se pensiamo a quanto opaca era sembrata quasi un mese fa nella partita con Creighton. Striscia aperta di 4 vittorie di cui due agguantate senza la propria stella in campo. Resistere, resistere, resistere.

 

Wright State. Di nuovo qui con un 5? Eh sì, perché anche stavolta i Raiders hanno fatto un bel giro sulle montagne russe. Nel weekend hanno prima perso di 2 contro Cleveland State e poi l’hanno battuta di ben 36 punti il giorno dopo. Un film già visto in precedenza contro Youngstown State (-2 e poi +38) dopo quello ancora più folle con Oakland (+39 e poi -10). Piacerà all’algoritmo del NET, ma per puntare al titolo della Horizon ci vuole ben altro.

Georgia. Fino a quest’ultimo fine settimana si era dimostrata forte coi deboli (7-0 in una non-con schedule comoda) e debole coi forti (0-4 nella SEC). Dopo il -30 con Arkansas e il -18 con Auburn è però arrivata una vittoria forse insperata su Ole Miss con Tye Fagan protagonista a sorpresa (19 punti con un bel 9/9 al tiro). Basta per sorridere? Non ancora. Per distinguersi almeno un po’ dalla mediocrità della conference servono un Sahvir Wheeler più costante e un Toumani Camara più incisivo (sotto quota 100 per ORtg in ognuna delle 5 gare nella SEC).

 

Clemson. Se Virginia è da 9, i Tigers possono meritarsi giusto un 4, ma solo perché siamo di manica larga. Freschi #12 nel ranking, sul loro campo, contro gli Hoos non ci hanno neanche provato con 3 punti segnati nei primi 12 minuti con una sequenza di 13 tiri consecutivi finiti da ogni parte tranne che nella retina. Alla fine nessuno in doppia cifra e nessuno da salvare. Non che non ci abbiano capito niente: è che non ci hanno neanche provato.

Illinois. Una può essere un passo falso, due sono troppe. In una conference pazzesca come la Big Ten, perdere due gare consecutive in casa è un peccato capitale. E se nella prima contro Maryland Ayo Dosunmu non poteva essere troppo incolpato perché ha provato a dare la scossa ai suoi nel secondo tempo, nella seconda contro Ohio State è un po’ sparito alla distanza, pur collezionando una statline da 22 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperate.

 

Lo spettacolo di Kentucky-Auburn. In un sabato ricco di partite brutte, la scena se la prende decisamente la sfida fra Wildcats e Tigers, coi secondi che si staranno ancora chiedendo come hanno fatto a vincerla tirando con il 38.3% dal campo, il 20.8% da tre e un Sharife Cooper che ha spadellato in allegria per gran parte della gara (3/13 dal campo e 5/10 ai liberi, ma anche 8 assist per lui). A riassumere tutto ci ha pensato Jimmy Dykes che, al ritorno da una pausa di alcuni minuti per difficoltà tecniche, ha riaccolto tutti così: “Tranquilli, probabilmente non vi siete persi nessun canestro”.

Eric Musselman (Arkansas). Questa la sequenza della settimana dei Razorbacks: giovedì sul campo di LSU parziale di 40-6 e partita finita dopo 3 minuti. Venerdì il coach decide di punire i suoi ragazzi “con l’allenamento più duro mai fatto da quando siedo su questa panchina”. Sabato, sul campo della squadra più in forma della SEC, cioè Alabama, ci sono degli zombie che se la tirano in faccia con la sola eccezione del freshman Moses Moody e la partita non inizia neanche. Risultato: dopo una prima orrida figura, ne ha giusto rimediata una seconda.

 

Jim Boeheim (Syracuse). Va bene, forse ci stiamo accanendo un po’ sugli Orange quest’anno, ma è proprio difficile girarsi dall’altra parte rispetto a prestazioni la cui desolazione non trova più aggettivi, allo spreco di talento che si manifesta a più riprese e, soprattutto, un coach che appare sempre più rassegnato, piangina e bollito col passare delle partite. Il ceffone preso da Pitt e Justin Champagnie è, parola dell’allenatore, “forse la peggior prestazione difensiva mai vista” in 45 anni da head coach di Cuse. Cosa fare per rimediare? “Non abbiamo una risposta”. Quasi mezzo secolo di zona 2-3 e adesso non ha una risposta. Ok, Jim.

Maine, regina dello sdeng. In settimana sono emerse due prestazioni offensive orripilanti nella C-USA: Charlotte ha segnato 37 punti contro UAB (31.6% al tiro) e UTEP si è fermata a quota 33 contro North Texas (21.2% dal campo). Ma ecco che dall’America East arriva di gran carriera Maine a sbaragliare tutte: 30 punti segnati contro Vermont (e più che doppiata nel punteggio, 65-30), col 23.5% al tiro, 21 palle perse e un Adj. Offense da madonnina che piange lacrime di sangue (44.0 contro il 50.1 di UTEP e il 60.9 di Charlotte).

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