Quote by Preseason Top 25 – N. 16 – Michigan State

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La squadra

La scorsa stagione di Michigan State non è stata del tutto lineare: qualche infortunio e un paio di passi falsi l’hanno infatti resa più animata del dovuto. Reduci da una quota del titolo della Big Ten (con Maryland e Wisconsin), gli Spartans dovranno fare a meno dei due migliori giocatori degli ultimi anni, Cassius Winston e Xavier Tillman.

Se da un lato se ne va il 42.5% dei punti segnati l’anno scorso, dall’altro il roster resta di livello, duttile e con diverse personalità pronte a emergere. L’unico senior è Joshua Langford, al rientro dopo 22 mesi senza gare ufficiali. Un veterano che potrebbe fare la differenza, forma fisica permettendo, portando esperienza in un reparto dove manca un leader.

Joshua Langford, spettatore in attesa del suo rientro per Michigan State

Anche grazie a un ottimo movimento senza palla, gli Spartans hanno segnato 115.2 punti ogni 100 possessi l’anno scorso. Certo, quest’anno la potenza di fuoco non sarà la stessa di una Iowa, ma a Michigan State cambiano gli interpreti senza che venga meno la qualità del sistema di gioco instaurato in tanti anni da Tom Izzo (Top 15 per Adj. Offense per sei volte negli ultimi sette anni). Rocket Watts subentrerà in cabina di regia, essendo il giocatore più adatto ad assistere un pacchetto di ali con punti nelle mani: i due mancini Aaron Henry e Gabe Brown e il transfer da Marquette Joey Hauser, fratello minore di Sam (ora a Virginia), ambedue indicati fra i newcomer di maggiore impatto di questa stagione.

Sotto canestro ci sarà sicuramente Marcus Bingham: tra i lunghi è quello con più upside e vedrà alternarsi al suo fianco due giocatori pronti a fare il lavoro sporco, Thomas Kithier e il freshman Mady Sissoko.

Starting Five

G – Rocket Watts – So, 2000, 188 cm
G – Joshua Langford – R-Sr, 1997, 198 cm
F – Aaron Henry – Jr, 1999, 198 cm
F – Joey Hauser – R-Jr, 1999, 206 cm
C – Marcus Bingham – Jr, 2000, 211 cm

Giocatori in evidenza

Rocket Watts (9.0 punti, 1.7 assist) è l’erede di Winston, benché non sia un play puro e non abbia mai giocato più di qualche minuto da PG. Ha però le carte in regola per dare una nuova dimensione al proprio gioco e a quello di Michigan State. Non tira bene da tre (28.1%) ma è abile nell’attaccare il ferro: continuerà a farlo, ma dovrà anche imparare a sfruttare i vantaggi in favore dei compagni. Ottimo difensore, permetterà ai suoi di cambiare molto più spesso nella propria metà campo di quanto capitasse con Winston sul parquet.

Marcus Bingham (3.5 punti, 3.6 rimbalzi in 11.1 minuti) è invece quello che non deve far rimpiangere Tillman. È un lungo mobile e capace di cambiare sui pick and roll. La sua dote principale è la protezione del ferro, dove stoppa tiri con frequenza impressionante (13.0 di Blk%). Migliorato molto nei rimbalzi offensivi, resta un po’ gracile e ha ancora delle grosse lacune quando l’intensità e il livello fisico della partita si alzano.

Aaron Henry (10.0 punti, 4.6 rimbalzi, 2.9 assist) non ha l’inclinazione naturale dell’alfa ma ha il potenziale per essere uno dei migliori all-around della D-I – e infatti compare alla #4 della nostra Top 10 di ali. La sua fiducia, già in crescita, dovrà aumentare ulteriormente: “He’s a very good decision-maker, but he just hasn’t been a very confident kid. But I think that’s going to change”, dice Izzo. Solidissimo nel raggio di 4 metri dal canestro (63.5% al ferro, 40.6% nei jumper da due), ha però una meccanica di tiro poco fluida che ne limita l’efficacia (34.4% da tre) e il range di soluzioni dall’arco. Sta di fatto che coi piedi per terra è una sentenza e che sa sfruttare benissimo questo aspetto attaccando l’uomo sui close-out. Se porterà il suo repertorio offensivo su livelli simili di quello difensivo (al college può marcare chiunque), allora avremo un nome interessante al Draft 2021.

Curiosità

Rechon “Leaky” Black, Donovan “Puff” Johnson o Daron “Fatts” Russell. Se non avete mai sentito il nome che precede le virgolette, non c’è niente di strano: non sono né i primi né gli ultimi giocatori Ncaa il cui soprannome è usato molto più spesso del nome di battesimo. Alla lista si è aggiunto da un po’ Mark “Rocket” Watts, uno che dal padre non ha preso solo gli stessi nome e cognome, ma anche il nickname. Mark Sr. veniva infatti chiamato Rocket (“Razzo”) per via della sua velocità sul campo da football. E a Mark Jr. è toccato lo stesso appellativo sin da quando aveva 5 anni, cioè da quando toccò l’ovale per la prima volta.

 

Copertina: Photo by Mike Mulholland / MLive.com

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