Quote by Baylor guida le pagelle delle Final Four

La forza di Baylor, la fragilità inaspettata di Houston, ma anche polemiche, balletti e prestazioni balistiche discutibili. C’è un po’ tutto nel pagellone finale della Final Four. Ecco i nostri voti dopo l’atto conclusivo del college basketball.

 

Baylor. Il parziale di 22-11 dopo 10’ contro Houston ci poteva stare. Il parziale di 29-10 dopo 10’ contro Gonzaga davvero ha sorpreso tutti. I giocatori di Scott Drew hanno disputato le F4 con una difesa feroce e un attacco equilibrato grazie a 8 giocatori con le idee molto chiare su cosa fare in entrambe le metà campo. Si sono presi il primo titolo della loro storia con due partite perfette, senza lasciare dubbi su quale sia stata la squadra migliore del torneo.

Jared Butler. 8/24 da 3 nelle prime quattro partite del torneo, 8/14 nelle ultime due. In stagione era partito come un fenomeno, poi considerato in calo e superato da Mitchell nella leadership della squadra e non solo, ha giocato delle Final Four impressionanti per come ha indirizzato entrambe le gare sin dal primo minuto, alternando soluzioni individuali e assist (11 in 2 partite) per i compagni.

Davion Mitchell. Butler si è preso giustamente il titolo di Most Outstanding Player, ma l’asticella in attacco e in difesa l’ha messa lui all’altezza che voleva. Contro Houston, i primi 5 canestri di Baylor provengono da 4 suoi assist (e il quinto è una sua tripla), contro Gonzaga ha segnato 7 dei primi 11 punti oltre a prendere uno sfondamento contro Suggs. Lui ha indicato la via, tutti gli altri lo hanno seguito.

Johnny Juzang. La grande sorpresa del torneo, semplicemente immarcabile per gli Zags così come lo era stato per Michigan. E’ stato uno dei migliori attaccanti visti a Indianapolis grazie alla rapidità, all’eleganza e alla precisione del suo tiro che ha portato UCLA a un passo dalla finale. Un solo errore (lo sfondamento su Timme alla fine dei tempi regolamentari) in mezzo a una marea di canestri di gran classe.

Jalen Suggs. L’eroe della semifinale con il buzzer di tabella da oltre 10 metri, l’unico a provarci davvero in finale anche se il rullo Baylor all’inizio ha asfaltato anche lui. In una Final Four per vecchi, si conferma freshman di gran talento e carattere e one-and-done che pensa prima al college e poi all’Nba.

Adam Flagler. Scegliamo lui tra tutti gli altri protagonisti dei Bears per la costanza, la freddezza e l’impatto che ha avuto ogni volta che si è alzato dalla panchina. Dalla Big South con Presbyterian alla Final Four con Baylor, il suo 3/4 da 3 contro Gonzaga ha chiuso un torneo in cui ha tirato con il 52% da oltre l’arco, senza sbagliare un’ iniziativa e con una calma e una solidità davvero da grande giocatore.

Cody Riley. Lo avevamo dato per spacciato e fatto a polpette dal diretto avversario Drew Timme e invece ha sfoderato una prestazione da 14 punti, 10 rimbalzi, 5 assist e 1 stoppata e soprattutto due canestri dalla media nell’overtime che potevano fare la fortuna di UCLA. I Bruins hanno già il lungo attorno a cui costruire la squadra per la prossima stagione.

Marcus Sasser. Commovente il suo primo tempo contro Baylor, unico Cougar a essersi presentato in campo e a cercare di opporre una qualche resistenza ai Bears. Suoi 17 dei 20 miseri punti messi a referto da Houston all’intervallo, poi ha visto che non lo seguiva nessuno e si è lasciato travolgere pure lui. Ma coach Sampson ha un punto fermo da cui ripartire l’anno prossimo.

Mark Few. Dopo due minuti e mezzo, Baylor è 9-0, Mark Vital ha già preso 3 rimbalzi in attacco e la differenza di intensità tra le due squadre è evidente. E chiamalo subito sto time out coach, perché aspettare quello televisivo dopo 5′? La zona è stata una mossa della disperazione che in realtà qualche risultato lo ha dato, se non altro per rallentare un po’ il ritmo. Il voto è basso solo perché le aspettative erano altissime.

La bolla dell’Ncaa. Dopo i problemi iniziali con le disparità di trattamento tra donne e uomini, alla fine ha funzionato praticamente tutto anche perché trovare ampi spazi in America non è mai complicato. Oltre 28mila test effettuati hanno garantito salute e sicurezza e il vicepresidente dell’Ncaa Dan Gavitt ha spiegato che l’esperimento del torneo in un’unica città potrebbe essere ancora preso in considerazione, magari dalle Sweet16 in poi. Noi speriamo non ce ne sia mai più bisogno.

Corey Kispert. Meraviglioso tiratore con oltre il 44% dall’arco in stagione, il suo 4/15 alle Final Four ha complicato e non di poco il piano partita di coach Few. Eppure l’accoppiamento con Mark Vital gli garantiva ampia libertà di manovra lontano da canestro e invece il duello più anomalo della finale è stato vinto nettamente dal lungo dei Bears.

La panchina di Gonzaga. In due partite Anton Watson ha segnato 6 punti, Aaron Cook 2. Ecco, diciamo che i rincalzi di Gonzaga non hanno proprio dato un gran contributo alla causa e la mancanza di alternative valide per i titolari è stata una delle ragioni della sconfitta degli Zags.

Houston. I Cougars hanno fatto una gran stagione, sia chiaro, il voto è solo per la loro prestazione contro Baylor. Li abbiamo dipinti come aggressivi, rognosi, duri, cazzuti e invece proprio la loro difesa è stato l’aspetto più deludente e si sono sciolti davvero in un amen, lasciando troppi tiri aperti per la gioia di Butler e compagni.

Andrew Nembhard. Il pezzo pregiato del controverso mondo dei transfer, la star del college-basket-mercato è stato l’anello mancante dell’attacco di Gonzaga, con la mano che è diventata fredda nelle ultime 3 partite del torneo, chiuse con 1/6 da 3. I suoi due passaggi finiti nel nulla sono l’unica cosa per cui si è fatto notare in finale. E non è un ricordo piacevole.

Le polemiche sull’arbitraggio di UCLA-Gonzaga. Davvero dopo una delle partite più belle di sempre del college basket si può parlare solo di arbitri? Eppure è successo e non solo sui social, ma anche su giornali importanti come il Los Angeles Times. Si mettano tutti il cuore in pace però perché, rule book dell’Ncaa alla mano, non ci sono infrazioni sui tre aspetti controversi (tocco sulla mano, tocco sulla retina e piedi fuori dal campo) della stoppata di Jalen Suggs su Cody Riley con successivo recupero. Rimane solo una gran sequenza di pallacanestro, meglio parlare di quello.

Le way too early top25. Manco il tempo di sentire le ultime note di One shining moment e sui principali siti americani dedicati al college basket partono i ranking per l’anno prossimo. Da Andy Katz su ncaa.com a Kyle Boone sulla Cbs, c’è la corsa a mettere in fila squadre di cui peraltro nessuno può sapere ora quale sarà il roster e quindi la forza. Ma godersi ancora un po’ questa stagione no?

L’euforia di Baylor. No dai ragazzi, il balletto di Tik Tok no.

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