Quote by Diakite, il diamante africano di Virginia

Mamadi Diakite da bambino tifava Real Madrid. Non la squadra di basket, quella di calcio. In realtà, a voler essere pignoli, tifa ancora la squadra allenata da Zidane, ma nel frattempo per la gioia dei tifosi di Virginia, ha anche scoperto il basket. Oggi non solo è la star indiscussa dei Cavaliers, ma anche un prospetto Nba intrigante. E tutto è iniziato in Africa.

Quello sport strano

Mamadi giocava a calcio, come tutti gli altri ragazzi di Conakry, la capitale della Guinea, una metropoli da quasi 4 milioni di abitanti sulla costa ovest dell’Africa. Correva per il campo inseguendo un pallone e sognando di fare gol. “I didn’t know anything about basketball. I thought it was a weird sport that Americans played”.

Mamadi Diakite Blue Ridge School

Mamadi Diakite Blue Ridge School

Poi però il bambino è diventato un ragazzo. A 14 anni Diakite era ben sopra i 190 cm e i genitori, soprattutto il padre, Aboubacar Sidiki Diakite, sperava che le sue doti fisiche potessero portarlo lontano da quello che lo stesso Mamadi non esita a definire “un paese del Terzo Mondo”. Come prima cosa, ha iniziato a mettere un giocattolo in alto e a far saltare il figlio per raggiungerlo. Il bambino arrivava davvero in alto. Il problema era come fare a farsi notare fuori dal paese. 

Per fortuna esiste Facebook

Diakite non è finito in uno di quei programmi di recruiting che ogni tanto raccolgono talenti in Africa. No, non lo conosceva nessuno. E così la sua sorellina lo ha aiutato a creare una pagina Facebook, dove il giovane Mamadi postava i suoi progressi nel basket. “I had to watch tapes… I had to watch Michael Jordan and all those guys for six or seven months, and once I got the hang of it, I started watching Hakeem Olajuwon“.

Per un americano imbattersi nella pagina social di un ragazzo della Guinea, non sponsorizzata, è quasi impossibile. Ma è anche vero che tutti gli abitanti del mondo sono divisi al massimo da sei gradi di separazione. È toccato ad Hassan Fofana, ex giocatore di basket per l’università di Loyola (Maryland), anche lui proveniente dalla Guinea, il compito di creare la connessione tra Africa e Usa. Si è imbattuto nei video di Mamadi e poco dopo il ragazzo faceva le valigie per la Blue Ridge School, HS di St. George in Virginia.

(Qui Diakite nel suo ultimo anno di HS)

 

Mamadi a quel tempo parlava solo francese. Aveva lasciato tutto e tutti in Guinea, paese dove peraltro ancora oggi vive tutta la sua famiglia. Era distante 4.444 miglia dalla sua casa natia e sapeva dire solo “I’m hungry”, ho fame. Il primo mese è andato avanti così. Mangiando. Imparando la lingua. E ovviamente giocando a basket.

Un talento ancora in crescita

Bella storia eh? Ora la accorciamo per arrivare al campo. Arrivati alla fase di recruiting lo volevano in tanti, compresa Loyola Maryland ovviamente che godeva dello “ius primae noctis” dell’averlo scovato in mezzo all’Africa.

Diakite però era già troppo forte per un college di medio livello Ncaa. E appena conosciuto coach Tony Bennett e visitato il campo di Charlottesville è stato colpo di fulmine. E ciao ciao a Baylor, NC State e Oklahoma State. Il clima e lo stile di Virginia, che vi abbiamo descritto più volte, lo avevano conquistato. Per aiutarlo nell’inserimento, l’allenatore chiese aiuto a un altro Mamadi (di cognome Diane), anche lui della Guinea ed ex player per Virginia. Non poteva esserci mentore migliore.

Mamadi Diakite e Mamadi Diane - Virginia

Mamadi Diakite e Mamadi Diane – Virginia

 

All’inizio Mamadi era utilizzato come specialista difensivo. E in un programma che fa della difesa il suo mantra è un ottimo inizio. Se non riesci a mantenere standard elevati in questo fondamentale, Bennett non ti fa stare in campo. Ecco, gli esordi di Diakite, che oggi è 206 cm per 103 kg, sono stati quelli del rim protector.

Nella sua stagione da freshman, giocando 14 minuti per gara, aveva 1.2 stoppate di media. Nelle statistiche “per 40 minuti” era già al top del college. Ha disputato 32 gare la prima stagione e 34 la seconda, con una media intorno ai 15 minuti per gara. Tiri da 3 tentati nei suoi primi due anni? In totale 11. In compenso 55 stoppate.

 

Il secondo anno di Diakite è quello, ormai passato alla storia, in cui Virginia è stata eliminata al primo turno del Torneo Ncaa da testa di serie n. 1. Un brutto record. Un’annata perfetta rovinata da una sola partita. Mamadi era un giocatore di rotazione, ma non un protagonista di quella squadra. E quando è venuto il suo turno non l’ha sprecato.

Di tutta la stagione 2018-2019 uno dei canestri più pesanti ed importanti è quello che ha portato Virginia al supplementare contro Purdue. I Cavaliers erano a un passo dall’eliminazione, sotto di 2 punti in una gara in cui Carsen Edwards aveva fatto il fenomeno per i Boilermakers. Serviva un canestro per andare in overtime. Lo ha segnato Diakite, in maniera rocambolesca ma non casuale. Un tiro fuori equilibrio ma con buon polso. Ha segnato lui, che 7 anni prima giocava ancora a calcio.

 

La Nba lo aspetta

Cosa abbiamo ora? Un lungo con una mobilità impressionante, dotato di grande verticalità e ottimi istinti per il rimbalzo, soprattutto difensivo (spesso frutto di ottima posizione di partenza e di buon tagliafuori). L’anno scorso, dopo che Virginia ha conquistato il titolo Ncaa, i riflettori della Nba erano puntati sui membri della squadra. De’Andre Hunter, Ty Jerome e Kyle Guy hanno deciso di approfittarne al volo, anche se nessuno dei tre era al suo anno da senior.

Anche Mamadi ha voluto sondare gli scout, ingolositi dal suo talento. Se si considerassero solo le doti fisiche e il potenziale, Diakite sarebbe il miglior prospetto che abbia indossato la maglia di Virginia. In sintesi, i professionisti gli hanno detto: sei molto forte ma abbiamo dubbi sul tuo tiro da fuori. L’ala di Virginia ha chiuso la stagione da junior con il 29.4% da 3 su 0.4 tentativi a partita. I dubbi degli scout erano legittimi, ma quest’anno le cose sono cambiate.

 

Quest’anno Virginia è meno forte rispetto alle due passate stagioni. Le precedenti grandi annate dei Cavaliers hanno portato al citato esodo di giocatori. La squadra ha la solita difesa a tratti impenetrabile, ma fa fatica a fare canestro. O meglio, fanno tutti fatica tranne uno. Lui. Diakite, che da specialista difensivo è evoluto in un giocatore completo, miglior marcatore del team con 13.2 punti a partita. Ma soprattutto gli 0.4 tentativi da 3 sono diventati 2.4 triple ogni partita e la percentuale realizzativa è passata al 45.5%. La Nba lo aspetta.