Quote by Cole Anthony domina, Virginia sempre solida

Le sorprese, belle e brutte, non sono mancate. North Carolina ha battuto Notre Dame con una prova magistrale di Cole Anthony, mentre Virginia ha vinto con autorità contro Syracuse, in una partita molto tecnica e dal ritmo controllato. Ecco cosa hanno detto i due big match dell’Acc.

North Carolina-Notre Dame

Mi presento, mi chiamo Cole Anthony

Quella di Cole Anthony non è stata una partita perfetta. Anzi. E visti i numeri con cui si è chiusa, cioè 34 punti con 12/24 dal campo, 6/11 da tre, 11 rimbalzi e 5 assist, il fatto che non sia stata perfetta fa davvero impressione. Però, se non avete visto solo gli highlights, sapete che è così. Soprattutto nel primo tempo, la PG di North Carolina non ha brillato: le sue due prime triple sono stati due mattoni inguardabili e le palle perse sono state 4. Eppure a fine primo tempo il suo tabellino riportava 11 punti e 7 rimbalzi. Pazzesco. I 34 punti (23 nel secondo tempo) sono il record ogni epoca per il debutto di un freshman in maglia North Carolina. In generale, con lui e senza di lui, North Carolina è tutta un’altra squadra.

 

North Carolina, la coop del basket

Sette giocatori con almeno 20 minuti in campo, e mancavano il lungo Sterling Manley e la guardia-ala Brandon Robinson. I Tar Heels versione 2019-2020 si presentano come una banda che corre e tira senza pensare troppo (10/20 da 3 alla fine) guidata dalla sua unica star, ossia da Anthony. Il freshman Armando Bacot (7 punti con 8 rimbalzi) è utile, mobile ed energico sotto i tabelloni ed è stato un’ottima spalla dell’atteso Garrison Brooks (10 punti e 9 rimbalzi). Il transfer Justin Pierce ha invece preso il posto che occupava Luke Maye l’anno scorso, ossia rimbalzi e tiro da fuori (5 punti con una tripla e 7 rimbalzi). Ah, a naso anche quest’anno sotto i tabelloni sarà difficile scendere a patti con UNC.

Occhio a Notre Dame

La squadra allenata da Mike Brey si è arresa a metà del secondo tempo davanti allo show da tre punti di Anthony. Ma è solida, esegue bene e si candida a mina vagante nella ACC. In particolare le due guardie, il sophomore Prentiss Hubb e il fisicato TJ Gibbs, hanno giocato una partita eccellente: 41 punti in 2 (sui 65 totali degli Irish) con 9/15 da 3 punti.

Virgnia-Syracuse

Esordio non abituale (da 52 anni i campioni in carica non giocavano la prima partita in trasferta) e su un campo non semplice, ma Virginia apre la stagione battendo per 48-34 Syracuse. Partita non indimenticabile quella del Carrier Dome, che ha visto scontrarsi due squadre decisamente lontane dal migliore stato di forma e di intesa. I Cavaliers hanno guidato sostanzialmente per tutta la gara, arrivando a toccare il +18 e archiviando la pratica a 6 minuti dal termine, grazie ai suoi giocatori più esperti: partita totale di Kihei Clark (10 punti, 11 rimbalzi e 7 assist) ben aiutato da Jay Huff (11 punti e 12 rimbalzi con 5/6 al tiro) e da un Mamadi Diakite (12 punti) molto in palla. Si tratta dell’undicesima vittoria consecutiva nei season-openers per Tony Bennett sulla panchina di Virginia, che considerando anche la scorsa stagione, sono imbattuti da 7 partite.

Mani fredde

La costante del match sono stati gli errori al tiro: tantissimi sia da una parte che dall’altra, come testimonia il punteggio bassissimo. Errori arrivati in numero davvero preoccupante per Syracuse: la difesa di Virginia è sempre una delle più toste da affrontare, ma è ovviamente lontana da quella dell’anno scorso, quindi gli Orange si sono procurati diversi tiri aperti, realizzandone davvero pochi.

L’unico in doppia cifra è stato il junior Elijah Hughes, che ha chiuso con 14 punti con 4/14 dal campo (3/10 dall’arco) e un paio di giocate importanti per provare a tenere la gara in piedi. Le statistiche di squadra, però, faranno impallidire coach Jim Boeheim: i suoi hanno iniziato con 1/14 il primo tempo e 3/19 il secondo, chiudendo la gara con un 13/55 complessivo al tiro (5/29 da tre), senza raggiungere il 50% persino ai liberi (3/7).

Attaccare la zona

Dall’altra parte, neanche Virginia (40.8% al tiro) ha brillato in fase realizzativa, ma ha mostrato la solita grande applicazione nell’attaccare la zona 2-3 predisposta da Boeheim. Tanta circolazione di palla sul perimetro, con Clark ad agire da unica guida per tutti i 40 minuti. D’altronde Bennett non ha alternative in quel ruolo, ma dovrà inventarsi qualcosa in stagione, visto che non potrà tenere il suo sophomore perennemente in campo.

Virginia ha cercato continuamente dei pocket pass tra le linee avversarie per arrivare a servire uno dei due lunghi all’altezza della lunetta o lungo la linea di fondo. La rapidità della difesa Orange ha permesso di sporcare diversi passaggi, ma alla lunga Diakite e Huff sono riusciti a fare male in area, soprattutto quando hanno dialogato tra loro. A volte, invece, la posizione centrale dei due lunghi fungeva da esca per far collassare la difesa e liberare un tiratore sull’arco, ma nessuno degli esterni è riuscito a sfruttare questa situazione con continuità. E alla fine Virginia ha chiuso con 4/25 da 3.

 

Esordio in sordina per Wolde

Partenza in quintetto e 13 minuti in campo per l’italiano Tomas Woldetensae, di cui vi abbiamo parlato a lungo, che avrà probabilmente minuti in campo quest’anno. Minuti che nella prima partita non sono stati sfruttati al massimo: 2 palle perse con 0 punti e 0/4 al tiro per la guardia/ala, la cui precisione da fuori invece sarà fondamentale per Virginia, che ha perso molti tiratori affidabili. Per ora i Cavaliers sono sopravvissuti a una prestazione balistica non entusiasmante, ma non è detto che questo accada sempre. E allora potrebbe servire il contributo di Woldetensae.

Controllare il ritmo

L’’attacco strutturato da coach Bennett non sarà mai particolarmente spettacolare, ma funziona sempre. Negli ultimi tre anni Virginia è sempre stata nelle peggiori tre squadre dell’intera Division I per ritmo di gioco (AdjT), e la partita contro Syracuse non ha fatto differenza: tanti i possessi lunghi e manovrati, conclusi alla fine dei 30 secondi. Se, da una parte, questo ha portato a qualche passaggio cervellotico di troppo (15 le palle perse di squadra), dall’altro ha fatto faticare la difesa a zona di Syracuse, impegnata a seguire continuamente la palla per raddoppiare sull’arco o dentro l’area.