Quote by Garza e Dosunmu, giganti della Big Ten

22/02/2021

Uno straccia record all-time, l’altro piazza la seconda tripla doppia stagionale: Luka Garza e Ayo Dosunmu danno spettacolo nel loro duello a distanza per il POY nazionale. È da loro che iniziano le pagelle di questa settimana.

 

La corsa al POY. Bella sfida tutta tra fenomeni della Big Ten. Da una parte c’è un super Ayo Dosunmu, che nella vittoria contro Minnesota (a proposito, 3 L di fila per i Gophers) ha messo a segno una nuova tripla doppia da 19 punti, 10 rimbalzi e 10 assist. Dall’altra c’è mister Luka Garza che è diventato il miglior realizzatore di sempre per Iowa nonché il più veloce negli ultimi 25 anni di Big Ten a raggiungere quota 2.000 punti segnati. Che sfida.

Boise State. Due vittorie convincenti e importanti contro Utah State per rilanciarsi sulla vetta della Mountain West. I Broncos sono stati semplicemente perfetti, imponendo i propri piani tattici in entrambi i match. Nella prima gara, non si sono contati i tagli a canestro puntualissimi contro una difesa solitamente rocciosa come quella degli Aggies. Nella seconda, la produzione offensiva di BSU è andata persino in crescendo (115.1 di Adj. Efficiency). Derrick Alston è stato fantastico (26 e 23 punti) ma qui non è una questione di stelle: la squadra c’è tutta e infatti, nel bis concesso, è stato il lungo Mladen Armuš a farsi avanti con una serie di giocate clutch nelle due metà campo.

Wichita State. Hanno iniziato la stagione dopo aver perso 7 giocatori e, pronti via, anche Gregg Marshall, cioè il coach più vincente della loro storia. E invece eccoli in testa all’American, dopo aver battuto niente meno che Houston alla loro maniera: intensità, velocità e giocate clutch, come dimostra il record di 6-1 nelle partite con scarto minore di 5 punti. Tyson Etienne è un toro super agile, Alterique Gibson crea e segna e tutti danno una mano a rimbalzo. Davvero chapeau.

 

James Bouknight (UConn). Dopo oltre un mese d’assenza, ecco il tanto agognato ritorno. E lui ci ha messo un attimo a scaldare i motori: 18 punti in 24 minuti contro Providence e poi una doppia doppia contro Villanova (21 punti e 1o rimbalzi), impressionando per la capacità di mettere tiri complicatissimi come se nulla fosse. Non è bastato per fare il colpaccio in casa dei Cats (68-60 in una partita molto equilibrata) ma gli Huskies sono ancora in posizione per dire la propria nella bubble. E hanno la loro miglior arma a disposizione.

Neemias Queta (Utah State). Con Boise State impegnata a mettere la museruola agli esterni, tutto il peso dell’attacco Aggies è ricaduto sulle sue spalle, che si sono dimostrate belle larghe. Il portoghese ha tirato fuori due losing effort da applausi: 32 punti e 10 rimbalzi nella prima gara, 30+11 nella seconda. Micidiale nel prendere posizione profonda in area, bei piedi, buone mani, fisicità prorompente e anche qualche tiro dalla media. Due di quelle prestazioni che fanno scalare posizioni nei mock draft.

Florida State. Dev’essere bello giocare in una squadra dove dei tuoi punti possono fare comodamente a meno. Prendete MJ Walker, che contro Virginia è stato un iradiddio (17 punti con 5/6 dall’arco). La gara dopo in trasferta contro Pitt? Zero punti con 0/5 dal campo. Che problema c’è, tanto ci sono i compagni, da RaiQuan Gray a Malik Osborne. E i Seminoles zitti zitti ora sono in testa alla ACC.

 

Kentucky. Una vittoria d’autorità sbancando il campo di Tennessee, grazie ad una prestazione difensiva di altissimo livello e una prova balistica impressionante di Davion Mintz (5/7 da tre). Primo tempo dominante in cui tutti hanno dato un contributo offensivo: Isaiah Jackson con schiacciate e jumper, Devin Askew con una grande gestione dei tempi dell’attacco. Sembra essere troppo tardi per una riscossa, ma forse Calipari ha trovato la quadra.

Duke. E vuoi vedere che alla fine perdere Jalen Johnson ha fatto solo bene ai Blue Devils? La vittoria contro Virginia è di quelle fondamentali per tenere vive le speranze di torneo e Coach K può essere soddisfatto per il contributo di tutti, dai piccoli ai lunghi con menzione d’onore per Jaemyn Brakefield. Senza dimenticare però i 22 punti (su 66 totali) di Matthew Hurt che da tre non sbaglia più: 14/19 nelle ultime tre partite per uno strabiliante 73.6%

Joe Wieskamp (Iowa). a proposito di tiratori da 3, nella squadra di Luka Garza si è portati a dimenticare che c’è pure lui, cioè il primo della nazione con il 50.9% dall’arco. Nelle ultime quattro partite ha tirato 16/25, cioè il 64% e stranamente Iowa ha vinto sempre. Anche nella difficile trasferta sul campo di Wisconsin, appena i Badgers si sono avvicinati ci ha pensato lui a ricacciarli indietro. Ovviamente con due triple

 

UCLA. Ci sono segnali di risveglio per i Bruins che hanno fatto tagliare a Mick Cronin il traguardo delle 400 vittorie con tre discrete partite. Grazie alla sconfitta di USC contro Arizona, UCLA è tornata in vetta alla Pac-12, trovando un inatteso aiuto anche dal freshman Jaylen Clark che ha segnato il libero decisivo contro Arizona State.

Washington State. Ha iniziato male la settimana perdendo coi rivali di UW sul filo di lana, ma poi si è rifatta con la debole Cal (+31) e soprattutto ha battuto Stanford al termine di una gara da infarto (85-76 dopo tre overtime). Il tutto senza il suo miglior giocatore, Isaac Bonton, cioè colui dal quale passa tutto in attacco. Niente sogni di gloria quest’anno, ma i Cougars sono giovani e Kyle Smith è un coach, sì, ancora emergente ad alto livello, ma dal pedigree certificato. Occhio a loro per il futuro e occhio anche al “nostro” Andrej Jakimovski (18 assist nelle ultime due gare di cui uno bello e clutch contro i Cardinal).

 

Iona. Le sconfitte contro Manhattan e Quinnipiac sono già un lontano ricordo perché sono arrivate due vittorie convincenti contro Monmouth (nella seconda Isaiah Ross da 31 punti). E adesso la squadra di Rick Pitino si prepara alla doppia sfida del 27-28 febbraio contro Siena per conquistare la vetta della MAAC.

Jordan Brown (Arizona). Pessima figura contro Cody Riley di UCLA (non il futuro Bill Walton) e due giorni dopo ottima prestazione contro i lunghi di USC (che schierano un certo Evan Mobley). Le prestazioni dell’ex Nevada riassumono bene l’anno a singhiozzo dei Wildcats, però Brown è un sophomore a sua volta circondato da tanti underclassmen di alto livello: Arizona promette bene per il futuro prossimo.

 

Texas. Il record di squadra è buono, anzi da top team della Big 12 e da sicura candidata al Torneo, ma lo spettacolino messo in scena nell’ultima gara persa in casa contro West Virginia non è stato edificante. E adesso i tifosi devono sperare che il litigio tra compagni di squadra (Courtney Ramey e Andrew Jones)  non lasci strascichi.

Louisville. È tornato in campo il lungo Malik Williams. Evviva. Per festeggiarlo i compagni hanno deciso di stare in campo a guardarlo, senza giocare. La squadra ha perso di 45 punti contro North Carolina (roba da preseason contro una Division III) con solo Carlik Jones in doppia cifra. Il voto non è più basso solo perché i Cardinals hanno l’attenuante che tornavano al basket giocato dopo settimane di stop causa Covid.

 

Arizona State. Possiamo vederla in due modi, o assegnare un voto basso a causa della sfortuna dovuta agli infortuni, visto che la squadra ne accumula da inizio anno (prima Taeshon Terry, poi Marcus Bagley e da ultimo Josh Christopher) oppure perché  la squadra ha gestito malino gli ultimi possessi della sfida con UCLA, persa a causa di un fallo a meno di 1 secondo dalla fine.

Tennessee. L’espressione “dare un calcio al secchio del latte” sembra esser stato coniata per lei. È la terza volta che in questa stagione stecca la partita che potrebbe dare un minimo di continuità. Questa volta è successo contro Kentucky in una partita in cui i Volunteers non hanno opposto neanche una minima resistenza. Il faro delle ultime settimane rappresentato dai freshmen Jaden Springer e Keon Johnson ha portato un magro bottino (6/27 combinato, 1/9 da tre) e senza di loro l’attacco non mette neanche la seconda.

 

Virginia. Ha mostrato quanto sia fragile. Quella con Florida State era la partita da vincere per fugare dubbi sul suo status di “top team”. E’ finita con un -21, una diga rotta in difesa e anche poca voglia di combattere. Come se non bastasse, non è arrivata nemmeno la riscossa con Duke. Gli Hoos hanno belle pedine ma troppo spesso appaiono sfilacciati e superficiali. Non la classica squadra quadrata di Tony Bennett.

Notre Dame. Sopra di 20 a 17 minuti dalla fine e ancora di 17 a 13 dalla fine, i ragazzi di Mike Brey hanno messo in piedi la miglior interpretazione del cazzeggio da campetto, con una serie di palle perse, lay up sbagliati e tiri senza ritmo da applausi. Alla fine sono riusciti a prendere un parziale di 40-12 e a perdere la partita. Contro Syracuse eh, mica contro Gonzaga.

 

Jalen Johnson (Duke). Mi si nota di più se sto in squadra e sto in disparte o se me ne vado? Che dici me ne vado? Ma no dai sto qui e gioco male. Anzi no me ne vado. La telenovela sul lungo talentuoso di Duke è finita in settimana, quando Johnson ha definitivamente deciso di lasciare i Blue Devils per concentrarsi sul draft. Adesso dovrà convincere gli scout di essere una persona affidabile. Nel frattempo Duke senza di lui ha battuto Virginia. Come a dire: stacci bene Jalen, salutaci la Nba.

Jim Christian (Boston College). Tanto tuonò che piovve. Negli ultimi 3-4 anni ogni anno sembrava poter essere quello buono, alla fine il coach di BC è stato licenziato in settimana, dopo anni di mancati risultati. Certo, la ACC è una super conference, molto tosta, ma il record di 1-9, con l’unica vittoria in casa contro una derelitta Miami, non può bastare. La sconfitta casalinga contro Wake Forest è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

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