Quote by Diritti e dentifrici, la bolla della Big Dance

La prima settimana di una March Madness diversa da tutte le altre ha tenuto fede alle aspettative e ha regalato tantissimi spunti: contestazioni, rivendicazioni di genere e contrattuali, covid test non proprio regolari, discorsi di incitamento e preghiere alquanto innovativi e tantissimi upset che hanno fatto saltare migliaia di bracket.

Nella bolla dell’Indiana dove si sta giocando tutto il Torneo, come al solito non ci sono state solo le emozioni sul campo: dalla battaglia per i diritti dei giocatori (ricordate Nigel Hayes nel 2016?) e soprattutto delle giocatrici, alla gestione della pandemia fino alle più leggere beffe tra i college, vediamo tutto quello che è successo oltre alle partite.

#NotNCAAProperty

Nella giornata di mercoledì 17 inizia a spopolare su Twitter l’hashtag #NotNCAAProperty.

A dare il via al trending topic è un tweet di Geo Baker di Rutgers che recita: “La NCAA è proprietaria del mio nome, della mia immagine e della mia popolarità. Chi ha una borsa di studio per meriti musicali può guadagnare vendendo il suo album. Chi ha una borsa di studio in ambito accademico può lavorare come tutor. Per chi dice “una borsa di studio sportiva è abbastanza”, niente se non un trattamento equo è mai abbastanza. Non sono proprietà della NCAA”.

Ma il senior degli Scarlet Knights non è l’unico a chiedere a gran voce questo cambiamento nello status degli studenti atleti. Poco dopo arrivano anche i messaggi di Isaiah Livers di Michigan e Jordan Bohannon di Iowa. Complice anche la bolla in cui si trovano confinati i giocatori in questa March Madness, in poco tempo viene compilata una vera e propria richiesta formale indirizzata al presidente della Ncaa Mark Emmert.

La notizia non passa inosservata e il tema, che non è di certo nuovo nell’ambiente dello sport universitario, torna attuale. Jay Bilas, ex Duke e ora commentatore ESPN, non ci gira intorno: “Quest’anno è evidente che la decisione di far giocare il Torneo in queste condizioni ha a che fare solo con questioni di diritti televisivi e di accontentare i media. Ecco di cosa si tratta”.

Il Torneo è un evento che genera attorno ai 900 milioni di dollari, una montagna di soldi da cui sono esclusi da sempre i giocatori che però, dopo aver minacciato scioperi o ritardi, hanno giusto creato una maglietta (già diventata virale) indossata e messa in mostra da Livers. Anche perché Emmert, onde evitare altri problemi, si è detto disponibile ad incontrare i giocatori per trattare la questione.

Ma risolto momentaneamente un problema, si è aperto subito un altro fronte di contestazioni. Perché le ragazze vengono trattare ancora peggio e si sono fatte sentire per rivendicare un trattamento più equo.

Le atlete valgono meno degli atleti per la Ncaa?

A guardare le immagini che sono trapelate da San Antonio, dove si svolge il Torneo femminile, sembrerebbe davvero così. A scatenare il tutto, la foto scattata da Ali Kershner dello staff di Stanford: da una parte la sala pesi, se così si può definire, allestita per le donne e dall’altra quella in dotazione ad Indianapolis per gli uomini.

Il post è diventato virale e la Ncaa ha cercato di arginare la cosa motivando la decisione con una presunta mancanza di spazio. La smentita è arrivata via social da Sedona Prince, giocatrice di Oregon. Nel suo video mostra come, in realtà, di spazio ce ne sarebbe davvero tanto per allestire una sala pesi degna di questo nome.

Anche i gadget erano evidentemente diversi.

Per non parlare del cibo. Il commento più popolare alle immagini è stato: “Neppure in galera”.

Tante le star che si sono associate alle atlete, tra cui Steph Curry e Sabrina Ionescu.

Poco dopo è arrivata una lettera di scuse dal vicepresidente Dan Gavitt, il quale ha ammesso la cattiva gestione della situazione nella bolla di San Antonio. Dopo neppure 24 ore dal comunicato, finalmente anche le atlete hanno avuto una sala pesi degna di un Torneo.

Una domanda tuttavia sorge spontanea: quello che hanno allestito in una nottata di lavoro, non poteva essere fatto nei mesi precedenti all’evento?

Gestione virus… da rivedere

Sempre per quanto riguarda la mala gestione del torneo femminile, la Ncaa sembra essere andata a risparmio anche per i test anti covid. Su stessa ammissione di Emmert, infatti, “i reagenti in dotazione alle donne erano meno efficienti di quelli per i ragazzi, più rapidi sì, ma con una percentuale più alta di falsi negativi”, come riportato dal New York Times.

Il prezzo più grande l’ha pagato VCU in campo maschile, che non ha potuto giocare il suo match contro Oregon per tre casi positivi in squadra. Dove lo hanno preso? Il dubbio è che nell’hotel di Dayton, Ohio, dove hanno giocato la finale della Atlantic 10, non si siano rispettate le norme e che quindi i giocatori si siano infettati.

Fortuna che ad alleggerire gli animi ci hanno pensato i ragazzi di Brigham Young.

Questa prima settimana di March Madness non ha regalato solo polemiche, ovviamente. Ecco alcune delle chicche migliori.

La preghiera di Sister Jean

Jean Dolores Schmidt, cappellana di Loyola, è diventata famosa nel 2018, quando la squadra ha centrato le Final Four. Prima di ogni partita, di solito a mezz’ora dalla palla a due, viene messa in vivavoce nello spogliatoio per incitare i ragazzi. Sister Jean parte con un “Ramblers siamo pronti?” e prosegue con una serie d’indicazioni tecniche e tattiche. Le sue preghiere sembrano infatti dei veri e propri scouting e quella preparata per il match contro Illinois non è stata da meno, anticipando diversi temi puntualmente verificatisi nella partita vinta da Loyola.

Bracket in fumo

Per la disperazione di tutti coloro che hanno compilato i bracket, per la prima volta nella storia ben quattro squadre con seed pari (Ohio e North Texas) o inferiore a 13 (Abilene Christian e Oral Roberts rispettivamente 14 e 15) sono arrivate al secondo turno. Dopo il primo turno, secondo le stime di ESPN, rimanevano appena 121 bracket perfetti in giro nella rete.

Paul Hiepler: il sesto uomo

Parlando di Abilene Christian, non possiamo che parlare di Paul Hiepler. Nella partita di primo turno contro Texas non ha messo piede in campo, ma è stato il vero sesto uomo della squadra. Ha incitato i compagni dalla panchina per tutto il tempo saltando e urlando come un forsennato. È facile essere carichi quando scendi in campo, ma non è da tutti farlo da bordo campo.

La prima vittoria al Torneo ha portato anche una pioggia di soldi sul piccolo college cristiano del Texas: ben 120 milioni di dollari sono arrivati tramite donazioni e altro, a testimonianza dell’importanza anche economica della March Madness.

Squeeze Colgate

Il coach di Arkansas, Eric Musselman, prima del match contro Colgate ha preso un tubetto di dentifricio (indovinate di che marca) e lo ha spremuto sul pavimento al grido “let’s squeeze Colgate”. Ottimo modo per rispondere alle punzecchiature social dei rivali e per preconizzare quello che poi, effettivamente, è stato l’esito finale della gara.

Ice Ice Bueckers

Paige Bueckers non si è lasciata prendere dall’emozione al debutto nella March Madness contro High Point e ha fatto quello che tutti si aspettavano da lei, cioè prendere le redini della squadra: 24 punti, 6 assist, 9 rimbalzi, 4 palle rubate e… anche due stoppate consecutive.

Paige, dopo aver vinto tutti i riconoscimenti disponibili in high school, punta dritto al premio Naismith come giocatrice dell’anno. Se lo vincesse, sarebbe la terza freshman a farlo nella storia del college basketball femminile.

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