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Chi sale e chi scende al Draft dopo la March Madness

Draft Nba
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 11 Apr, 2022

Archiviata la stagione NCAA, per molti giocatori è iniziato il processo di avvicinamento al Draft Nba 2022. Il 24 aprile è la prima data chiave: entro quel giorno i prospetti dovranno dichiarare la propria eleggibilità al Draft, mantenendo oppure no quella collegiale. Spesso le decisioni, in questo periodo, sono dettate anche dalle prestazioni prodotte nella March Madness e quindi andiamo a vedere chi ha alzato o abbassato le proprie prospettive dopo il Torneo.

Chi sale

Paolo Banchero. Decisioni più veloci, tiri presi all’interno di un flow offensivo e un gene clutch rispolverato giusto in tempo per marzo. L’italo-americano è stato uno dei motivi della corsa di Duke fino alle Final Four grazie ad una sintesi precisa tra il gioco visto ad inizio stagione e quello delle ultime settimane. I lampi difensivi e un gioco più sfaccettato hanno riaperto la corsa per la #1.

Ochai Agbaji. Ha scelto il momento migliore per iniziare a fare sul serio, ovvero gli ultimi cinque tempi giocati nella March Madness. Difesa costante e opprimente alla quale unisce una precisione al tiro da tre (40.9%, ne sa qualcosa Villanova) sulla quale ha lavorato molto e una fisicità devastante in ambito NCAA. Non ci sono molti senior capaci di diventare lottery pick: lui è uno di questi.

 

Christian Koloko. Uno di quelli che potrebbe vedere le sue quotazioni crescere ancora. Contro TCU è stato il salvagente al quale Arizona si è aggrappata (12/13 dal campo senza mai uscire). Un rim runner dalla buonissima mobilità, con istinti da passatore dal post intriganti e ampi margini di crescita.

Jaylin Williams. La porta del ritorno al college è aperta, ma il centro di Arkansas potrebbe essere una gemma da secondo giro. Centro passatore a cui piace osservare il gioco dalla punta e pescare i compagni, intelligente come pochi in difesa dove si è imposto come uno dei maestri dello sfondamento, Williams potrebbe essere un progetto di centro moderno su cui lavorare nei prossimi anni.

Caleb Love. Se guardassimo solo I suoi secondi tempi, sarebbe da Top 5. Se guardassimo solo i primi, forse neanche gli Shanghai Sharks lo prenderebbero. In mezzo c’è Caleb Love in tutto il suo splendore, capace di farsi immortalare in tiri iconici per poi scomparire nella finale per il titolo. Tra questi è l’unico che non si è ancora dichiarato, ma se lo dovesse fare siamo certi che qualcuno al primo giro lo chiamerebbe.

 

Stabili

Jabari Smith. Purtroppo per Auburn, la peggiore partita di Smith in stagione è coincisa con l’uscita prematura dei Tigers dalla March Madness. Due partite di poco impatto all torneo che però non mutano l’immagine dell’ala della Georgia in ottica Draft. Il suo nome è solo una buona scusa per rivedere la giocata più bella dell’intero Torneo.

 

Chet Holmgren. Indecisi fino all’ultimo dove metterlo, se qui o tra chi scende. Alla fine, nonostante delle prestazioni scialbe e di scarso impatto sulla partita, il centro di Gonzaga non sembra aver perso quotazioni in ottica Draft.

Jaden Ivey. La pessima partita contro Saint Peter’s non va ad inficiare le quotazioni di Ivey che, se dovesse trovare il GM che se ne innamora, potrebbe anche contendere una scelta in Top 3.

AJ Griffin. Bocca da fuoco impressionante alla quale Leaky Black ha messo la museruola in semifinale con 6 punti complessivi e il 14% dal campo. In questo caso però il potenziale batte la singola performance e Griffin sembra aver cementato ormai il suo nome in Top 10.

Bennedict Mathurin. Si è schiantato contro l’eccezionale difesa di Houston, ma giusto una settimana prima ne aveva messi 30 in faccia a un’altra difesa di livello come quella di TCU. Se serve uno scorer tra le guardie, è ancora lui il nome da cerchiare.

Johnny Davis. É arrivato senza ossigeno alla March Madness e contro la difesa asfissiante di Iowa State non ha potuto fare niente. Anche lui dovrebbe rimanere saldamente in Lottery.

 

Chi scende

Jalen Duren. Dalla prima partita all’ultimo secondo contro Gonzaga, è rimasto sempre lo stesso Duren. Atletico da far spavento ma falloso e che compie scelte non proprio da manuale. I centri che hanno stupito sono altri e il lavoro da fare sul prospetto di Memphis potrebbe essere lungo. Una scelta rischiosa che non molti GM vogliono fare.

TyTy Washington. Contro Saint Peter’s non si è visto, né in attacco, né in difesa. É stato uno dei motivi della disfatta di Kentucky, dopo esserne stato l’artefice della risalita nel cuore della stagione. Fiaccato dagli infortuni, negli ultimi mesi il suo rendimento si è abbassato. Rischia di uscire dalla lottery in un Draft con moltissime guardie.

Kendall Brown. Nelle due apparizioni di Baylor al Torneo, Brown è come se non ci fosse stato. Dopo un anno in cui ha scalato praticamente il primo giro fino ad arrivare alle porte della Top 10, il finale di stagione suo e di Baylor sembra far scende l’ala freshmen intorno alla Top 20, come fatto da The Athletic.

Trevor Keels. Il passaggio di consegne in cabina di regia tra lui e Jeremy Roach ha cambiato in meglio la stagione di Duke e lo stock di Keels ne ha pagato delle conseguenze, arrivando fino ad un possibile secondo giro. I 18 punti in semifinale sono la dimostrazione di un talento abbastanza discontinuo, basato essenzialmente sulla forza fisica, caratteristica che potrebbe non pagare gli stessi dividendi in Nba.

JD Davison. Forse gli servirebbe davvero un altro anno di college. Tanti lampi, un tiro da tre migliore di quello che si potesse immaginare (30.1%, il che è tutto dire) ma con la sensazione di non avere un reale gioco da proporre in Nba.

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